«Come ho incontrato la pittura? È successo perché a scuola ero una somara. Ho finito a fatica il liceo e ho voluto subito cominciare a lavorare»: così, con la sublime autoironia che la contraddistingueva Luisa Laureati raccontava gli inizi di una leggendaria carriera nell’arte. Studentessa a suo dire svogliata («forse perché ero dislessica»), ma preparatissima per navigare e orientarsi tra i quadri. Era cresciuta a pane e arte, grazie al padre, inedita figura di poliziotto amico di molti artisti, tra i quali Burri, Matta, Cagli. Spesso la domenica mattina portava la figlia a visitare proprio Cagli nel suo studio. Dunque una predestinata: ma ci voleva un bel coraggio, un certo spirito d’avventura, grande intelligenza, curiosità, un formidabile occhio, per trasformare quella passione in un mestiere, e far nascere dal nulla una galleria che è stata centrale nella vita della capitale fino alla fine del secolo.
«Come ho incontrato la pittura? È successo perché a scuola ero una somara. Ho finito a fatica il liceo e ho voluto subito cominciare a lavorare»: così, con la sublime autoironia che la contraddistingueva Luisa Laureati raccontava gli inizi di una leggendaria carriera nell’arte. Studentessa a suo dire svogliata («forse perché ero dislessica»), ma preparatissima per navigare e orientarsi tra i quadri. Era cresciuta a pane e arte, grazie al padre, inedita figura di poliziotto amico di molti artisti, tra i quali Burri, Matta, Cagli. Spesso la domenica mattina portava la figlia a visitare proprio Cagli nel suo studio. Dunque una predestinata: ma ci voleva un bel coraggio, un certo spirito d’avventura, grande intelligenza, curiosità, un formidabile occhio, per trasformare quella passione in un mestiere, e far nascere dal nulla una galleria che è stata centrale nella vita della capitale fino alla fine del secolo.
Negli anni ’60 Roma è un crogiuolo fertile, vivo, incredibilmente creativo. In quella città aperta Luisa si trova benissimo: va a lavorare giovanissima all’Attico di Bruno Sargentini, si innamora di Franco Angeli — e sono quattro anni di convivenza appassionata e tempestosa — fino a quando non scova, nel 1964 — proprio su segnalazione di Angeli, cui resterà vicina per il resto della sua breve vita — un locale in via dell’Oca: senza una lira in tasca, si fa prestare dei soldi per aprire una libreria, in quel clima accadono miracoli del genere. Siamo dietro l’angolo di piazza del Popolo, a due passi dal caffè Rosati, salotto di scrittori e artisti romani. Ma presto un salotto della capitale diventa anche il suo locale, frequentato da Moravia, Pasolini, Morante, Parise, Zurlini, Flaiano, Penna, Guttuso, i ragazzi della pop art romana. È sempre affollatissimo, gli affari però non vanno granché: più di un libro sparisce senza essere pagato. È Sebastián Matta a correrle in aiuto. Lei gli chiede di lasciarle vendere delle sue stampe, per arrotondare, lui le risponde: «Perché non dei quadri?». Ed è così che L’Oca diventa una galleria, una delle più importanti a Roma e in Italia, ospitando mostre di Kounellis, Carol Rama, Giulio Paolini, Gastone Novelli, Eliseo Mattiacci e più tardi Nunzio. L’arte le fa incontrare il suo grande amore: Giuliano Briganti, critico e storico dell’arte, firma dell’Espresso e poi di Repubblica, fin dalla fondazione. Si sposano nel 1974 e la coppia diventa un motore sempre acceso di idee, iniziative, studi, mostre, un punto di riferimento della vita artistica e culturale non solo romana.
Pochi anni dopo la morte di Briganti (nel ’92), Luisa Laureati decide di chiudere la galleria. L’amore per l’arte ha continuato a possederla però fino alla fine: si è spenta l’altra sera, a 86 anni, circondata dai suoi cari a dalla sorella Laura, ma fino a che le è stato possibile ha visitato mostre, discusso di quadri, ricevuto gli amici artisti (tra di loro l’amato Giulio Paolini) nella sua grande casa piena di capolavori, seduta sulla poltrona — un trono post barocco tutto d’oro disegnato da Sebastián Matta — con il suo sorriso arguto, con le sue battute a volte feroci, con la sua eleganza, con la sua fulminea intelligenza.