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Vladimiro Zagrebelsky, è morto a 85 anni il giurista e ex giudice della Corte europea

(ansa)

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Era nella sua casa a Gressoney
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E’ stata una vita dalla parte dei diritti, quella di Vladimiro Zagrebelsky, morto improvvisamente ieri, a 85 anni. Nella sua lunga carriera in magistratura, era stato giudice, procuratore, due volte al Consiglio superiore della magistratura e per dieci anni alla Corte europea dei diritti dell’uomo. È l’esperienza che ha segnato la sua ultima parte di attività, l’appassionata ricerca della traduzione nella vita quotidiana dei “nuovi” diritti che spesso vengono citati con troppa facilità dai politici, senza che poi ci sia un seguito concreto.

Ieri, Zagrebelsky si trovava a Gressoney-La-Trinité, in Valle d’Aosta, dove aveva da molti anni una baita perché la montagna era il suo luogo del cuore: sulla neve con gli sci o sui sentieri del Monte Rosa.

Il giurista era nato a Torino il 25 marzo 1940, ma aveva passato l’infanzia a San Germano Chisone, nelle valli valdesi con i fratelli Pierpaolo, il maggiore, e Gustavo, il più piccolo, nato tre anni dopo di lui. Gli Zagrebelsky sono di origine…

E’ stata una vita dalla parte dei diritti, quella di Vladimiro Zagrebelsky, morto improvvisamente ieri, a 85 anni. Nella sua lunga carriera in magistratura, era stato giudice, procuratore, due volte al Consiglio superiore della magistratura e per dieci anni alla Corte europea dei diritti dell’uomo. È l’esperienza che ha segnato la sua ultima parte di attività, l’appassionata ricerca della traduzione nella vita quotidiana dei “nuovi” diritti che spesso vengono citati con troppa facilità dai politici, senza che poi ci sia un seguito concreto.

Ieri, Zagrebelsky si trovava a Gressoney-La-Trinité, in Valle d’Aosta, dove aveva da molti anni una baita perché la montagna era il suo luogo del cuore: sulla neve con gli sci o sui sentieri del Monte Rosa.

Il giurista era nato a Torino il 25 marzo 1940, ma aveva passato l’infanzia a San Germano Chisone, nelle valli valdesi con i fratelli Pierpaolo, il maggiore, e Gustavo, il più piccolo, nato tre anni dopo di lui. Gli Zagrebelsky sono di origine russa, ma di formazione valdese. Il padre Giovanni con la famiglia si trovava a Nizza quando scoppiò la Rivoluzione d’ottobre e rimase “intrappolato” in Europa. In Liguria, a Sanremo, conobbe Elisa di San Germano Chisone che si trovava in villeggiatura. Dopo il matrimonio, i due si stabilirono a Torino dove i tre fratelli Pierpaolo, Vladimiro e Gustavo sono cresciuti e si sono formati.

In un’intervista a Repubblica, proprio Gustavo ricordava con ironia il suo rapporto con Vladimiro: «Era convinto di dovermi educare e dunque quando eravamo piccoli mi sottoponeva a delle angherie… Dovevo sottostare, poi mi rifugiavo da mia madre che mi diceva: prima o poi tutto passa». Il rapporto tra i due è sempre stato fortissimo. Gustavo diceva spesso che in famiglia «il vero giurista era Vladimiro». Vladimiro e Gustavo hanno avuto una vita quasi parallela, il primo giudice, il secondo professore universitario, ordinario di diritto costituzionale prima a Sassari poi a Torino, fino alla nomina alla Consulta di cui è poi diventato presidente. Vladimiro era entrato in magistratura nel 1965 e vi ha ricoperto vari incarichi, inquirente e giudicante, sempre a Torino. Per due volte è stato eletto nel Consiglio superiore della magistratura, dal 1981 al 1985, nella sezione disciplinare, quando gli toccò anche redigere le sentenze sui giudici iscritti alla P2, e poi tra il 1994 e il 1998. Tra questi due periodi, è stato capo dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia retto da Giovanni Maria Flick e successivamente capo della Procura presso la Pretura di Torino.

Nel 2001 è stato eletto giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo dall’assemblea del Consiglio d’Europa. È rimasto a Strasburgo fino al 2010. È stata l’esperienza che ha indirizzato l’ultima parte della sua attività pubblica, non più come magistrato, ma come docente e responsabile del laboratorio sui Diritti fondamentali del collegio Carlo Alberto di Torino. Un ruolo che ha occupato con un grande investimento di passione, trasferendovi l’esperienza della Corte europea. La sua idea del diritto non era certo astratta, ma concreta e intrecciata alla vita quotidiana. Gustavo definiva Vladimiro «un positivista, per lui le cose esistono nella misura in cui si possono pesare, toccare, misurare».

Nei suoi editoriali per La Stampa – l’ultimo, dedicato ai temi ambientali, è stato pubblicato proprio ieri – questa idea si traduceva ogni volta in un’analisi rigorosa tra diritto e vita politica. Nelle sue critiche ai politici non c’era mai nulla di pregiudiziale o partigiano, semmai la spiegazione delle ragioni per cui nascevano i conflitti. I “nuovi diritti” non sono invenzioni dei giudici, ma l’evoluzione delle sensibilità e delle richieste della società che hanno pure un riscontro nelle leggi fondamentali alle quali i cittadini legittimamente si richiamano. Così l’ha spiegato nel suo ultimo editoriale: «Il giudice non interviene di sua iniziativa, ma risponde a una domanda, cui è obbligato a dar risposta. La vicenda dei diritti legati all’ambiente è emblematica di come essi prima si manifestino nell’evoluzione della sensibilità sociale e politica e poi prendano corpo e vigore sul piano del diritto. In Europa è significativo ciò che è avvenuto nel campo dei diritti individuali, in vicende in cui è importante questo o quell’aspetto dell’ambiente». Parole su cui c’è ancora tanto da ragionare.

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