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Laura e Sergio l’amore a vent’anni è per sempre

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Partigiana lei e partigiano lui, Wronowski e Kasman si innamorano nell’estate del 1941, in Liguria. Ma solo uno sopravviverà agli agguati dei fascisti
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«Ci saremo dati dieci baci in tutto, seduti sul trampolino di una piscina, quello su su in alto, da dove nessuno si tuffava mai. Era il posto ideale dove incontrarsi e chiacchierare di libri, di tutte le cose che il fascismo ci vietava». È l’estate del 1941 quando Laura Wronowski e Sergio Kasman si innamorano, con i corpi bagnati dall’acqua e dal sole di Chiavari. Come in Falsetto, la celebre poesia di Montale, sono solo due ragazzi che stanno per gettarsi nel mare della vita, belli e forti nei loro vent’anni, pronti a «diroccare i fortilizi di un domani oscuro» con un solo «crollar di spalle». La spavalda allegria della gioventù è dalla loro parte, anche se tutt’intorno la guerra divampa, col suo carico di lutti. Non sanno che l’ombra di un presagio di morte avanza sul loro destino. Alta, dalle gambe atletiche, il suo cognome richiama le martoriate terre polacche, ma Laura l’antifascismo ce l’ha nel sangue. In Liguria la famiglia è arrivata da quando suo padre, caporedattore del Corr…

«Ci saremo dati dieci baci in tutto, seduti sul trampolino di una piscina, quello su su in alto, da dove nessuno si tuffava mai. Era il posto ideale dove incontrarsi e chiacchierare di libri, di tutte le cose che il fascismo ci vietava». È l’estate del 1941 quando Laura Wronowski e Sergio Kasman si innamorano, con i corpi bagnati dall’acqua e dal sole di Chiavari. Come in Falsetto, la celebre poesia di Montale, sono solo due ragazzi che stanno per gettarsi nel mare della vita, belli e forti nei loro vent’anni, pronti a «diroccare i fortilizi di un domani oscuro» con un solo «crollar di spalle». La spavalda allegria della gioventù è dalla loro parte, anche se tutt’intorno la guerra divampa, col suo carico di lutti. Non sanno che l’ombra di un presagio di morte avanza sul loro destino. Alta, dalle gambe atletiche, il suo cognome richiama le martoriate terre polacche, ma Laura l’antifascismo ce l’ha nel sangue. In Liguria la famiglia è arrivata da quando suo padre, caporedattore del Corriere della Sera, si è licenziato in protesta per l’assassinio di Giacomo Matteotti, gettando di colpo tutti nella miseria. Ma per Laura il primo martire, simbolo dell’oppressione di regime, è semplicemente “zio Giacomo” (la madre di Laura, Nella Titta, è infatti la sorella di Velia, moglie del deputato socialista).

È nel segno della sua lotta, vinta ma non ancora sconfitta, che la generazione dei nati e cresciuti dentro l’Italia fascista è ora chiamata a compiere il salto verso la scelta delle armi, in nome di libertà e giustizia. «Disonorevole Matteotti, volgare mistificatore, notissimo vigliacco e spregevolissimo ruffiano». Così il 3 maggio 1923 Il Popolo d’Italia, giornale fondato da Benito Mussolini, aveva lanciato l’avvertimento.«Sarà bene che egli si guardi, che se dovesse capitargli di trovarsi un giorno o l’altro con la testa rotta, ma proprio rotta, non sarà certo in diritto di dolersi». I “figli migliori della nazione”, giovani squadristi spavaldi o ex arditi e combattenti nelle trincee, infatuati dall’odio, si erano così scatenati nel culto del sangue e della violenza.

Ma il fascismo non era stata una “parentesi studentesca” o una “carnevalata” e negli anni più bui del carcere o al confino, i “sorvegliati speciali” perseguitati come “disfattisti” e “traditori della nazione”, avevano custodito l’eredità di un sogno e lo avevano impugnato, con la speranza di mandare in frantumi per sempre il totalitarismo di regime. Anche Laura, nome di battaglia Kyky, prende la via dei monti nella Brigata Giustizia e Libertà intitolata a “Matteotti” e il suo Sergio (il comandante “Marco”) viene nominato capo di stato maggiore delle Sap (Squadre di azione patriottica) della piazza di Milano, su ordine di Ferruccio Parri.

La cartolina precetto raggiunge il ragazzo a Torino, la città dove anni prima suo padre Ivan Kasman, musicista ebreo di origine ucraina, ha scelto di trasferirsi dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917. Ma, invece di arruolarsi, il ragazzo scappa, dandosi alla macchia. Il suo compito è organizzare i passaggi di frontiera e i transiti per l’espatrio di prigionieri alleati. E con Laura riesce a scriversi ogni tanto, anche se la ragazza che ama è lontana, staffetta sui monti liguri, in una guerra clandestina che si accende di entusiasmi giovanili, ma che talvolta rischia di impantanarsi tra affanni e inquietudini.

MILANO - La targa a Sergio Kasman, il comandante Marco delle Brigate giustizia e libertà, nel luogo dove fu ucciso da sicari fascisti in piazzale Lavater

 

Chi si fa partigiano deve lottare con l’inesperienza, con ingenuità e azioni mal preparate. Con una “guerra dentro”, fatta di lotta politica vissuta nel rischio, che costringe a fare i conti con i sentieri della paura. Quella per sé stessi, di poter essere catturati, di finire nella rete delle spie e dei delatori, e il timore di mettere a rischio la vita degli altri, a partire dai familiari, fino ai civili esposti al ricatto delle ritorsioni, delle stragi al di fuori di ogni legge di guerra. Così Laura gira in bicicletta con “la malattia dei partigiani poveri“, con i pidocchi e le piaghe ai piedi causate dai pesanti scarponi di cuoio, unica forma di sopravvivenza al freddo e ai chilometri che si percorrono con la sola forza delle gambe.

«Con l’anima di traverso», la sua è la guerra privata di una donna che abbandona le vesti di signorina perbene per trasformarsi in un bandito, pronto a mettersi fuori legge. Giorno e notte, instancabile nella sua ansia di libertà, con i contadini dalla sua parte, Laura gira con una pistola in tasca, masticando castagne secche per non sentire i morsi della fame. E poi mina ponti, interrompe le comunicazioni e attacca convogli, cercando di resistere come può alla guerra totale di un nemico che si macchia di infamia, mettendo a ferro e fuoco, villaggi e paesi occupati.

Nella battaglia di Barbagelata impara a sparare, anche contro squadre di brigate nere e reparti della divisione Monterosa, che massacrano civili insieme ai soldati nazisti: fascisti animati dal culto del sangue e della violenza, da un crudele spirito di vendetta che cresce man mano che la guerra si sente perduta.Tra il silenzio delle fughe sulle alture della Val Trebbia, la velocità dei piedi, il procedere senza farsi sentire, il dover fare economia di proiettili, dopo ore sotto una pioggia battente, è proprio Laura ad assaltare con l’intera brigata il campo di concentramento a Pian di Coreglia ligure, dove sono rinchiusi ebrei e prigionieri di guerra alleati.

E poi la notte ci sono momenti di solitudine, ma il suo Sergio non la lascia mai. «Il nostro amore ha conservato la bellezza e la freschezza, lui non ha visto la mia vecchiaia, io non ho visto la sua». Sergio cade, così, in un’imboscata delle brigate nere, che gli sparano addosso una raffica dietro la schiena. È il 9 dicembre 1944 e il giovane comandante partigiano, 24 anni, viene tradito da una spia che se lo vende per poche lire, proprio mentre sta preparando un piano per l’insurrezione di Milano, sotto il comando dei servizi di intelligence diretti da Nino Bacciagaluppi.

«Colpito alle spalle dal piombo fascista», recita la lapide oggi in Piazza Lavater. Laura lo verrà a sapere solo dopo la liberazione, quando chiederà notizie del suo amore al fratello, incontrato per strada. «Per la prima e unica volta in vita mia, sono svenuta. Io avevo la certezza matematica che ci saremmo rincontrati». Ma si sa, «a vent’anni non si dà importanza alla vita, si crede di essere eterni». E forse è proprio questo che Laura, morta nel 2023, non ha mai perdonato ai fascisti. Aver scoperto di avere dentro di sé una persona che voleva vivere, nonostante tutto, anche oltre quell'amore ucciso in modo tanto vigliacco.

LA SERIE/ UNA QUESTIONE PRIVATA 3

Con questa serie, che riprende il titolo del capolavoro di Beppe Fenoglio, la storica Michela Ponzani racconta l’amore al tempo della guerra partigiana. Vicende che non sono entrate nelle pagine di storia, ma che sono parte della biografia di donne e uomini che hanno combattuto per la libertà dell’Italia, durante il ventennio fascista e l’occupazione nazista

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