Si chiama geolocalizzazione ma per noi nati prima della rivoluzione digitale è l’equivalente di un braccialetto elettronico. Cresciuti considerando imprescindibili libertà e indipendenza e molto erotici ambiguità e segreti, guardiamo con terrore alla possibilità che qualcuno sia in grado di sapere sempre dove ci troviamo. Siamo degli analfabeti sentimentali, abbiamo costruito la nostra esistenza sull’erotismo della menzogna.
L’inciucio è la nostra idea di amore e guardiamo con diffidenza al candore della verità. Noi siamo quelli ai quali internet è esploso in faccia e più che del sapere condiviso, ci è importato subito degli scambi di coppie. Ma siamo noi che sbagliamo. Per i nativi digitali la geolocalizzazione è soltanto un altro giochino, uno strumento utile per sapere quando buttare la pasta, dove lei ha parcheggiato la macchina, se lui si è ricordato di portare la merenda alla nonna. Che c’è di strano? Così non perdo tempo a fare domande: guardo lo schermo, seguo la pallina blu s…
Si chiama geolocalizzazione ma per noi nati prima della rivoluzione digitale è l’equivalente di un braccialetto elettronico. Cresciuti considerando imprescindibili libertà e indipendenza e molto erotici ambiguità e segreti, guardiamo con terrore alla possibilità che qualcuno sia in grado di sapere sempre dove ci troviamo. Siamo degli analfabeti sentimentali, abbiamo costruito la nostra esistenza sull’erotismo della menzogna.
L’inciucio è la nostra idea di amore e guardiamo con diffidenza al candore della verità. Noi siamo quelli ai quali internet è esploso in faccia e più che del sapere condiviso, ci è importato subito degli scambi di coppie. Ma siamo noi che sbagliamo. Per i nativi digitali la geolocalizzazione è soltanto un altro giochino, uno strumento utile per sapere quando buttare la pasta, dove lei ha parcheggiato la macchina, se lui si è ricordato di portare la merenda alla nonna. Che c’è di strano? Così non perdo tempo a fare domande: guardo lo schermo, seguo la pallina blu sull’applicazione e so tutto, fine. Quella di Apple si chiama Dov’è ma esiste anche la versione Android. Sarebbe stata inventata per rintracciare il device in caso di furto, ma qualsiasi ladruncolo ha ormai imparato a togliere e buttare la scheda appena girato l’angolo e arrivederci geolocalizzazione.
Per poterla consultare serve conoscere la password del telefono su cui è installata. Nessun problema se il telefono è il tuo, ma neanche se è quello del tuo partner, dicono. Pare che scambiarsi le password, sempre per chi è nato dopo la rivoluzione digitale, sia diventato normale, un gesto di intimità e fiducia. Noi ci scambiavamo i chewingum masticati e credo fosse meno pericoloso. Ma i nativi digitali sono senza alcun dubbio migliori di noi, quantomeno nell’utilizzo della rete e nello schivare le sue trappole. Eppure.
Quanto saggia deve essere una persona per non cadere nella tentazione di utilizzare uno strumento così efficace in un momento di debolezza? Quando, a suo avviso, si tratta di un caso di necessità, per necessità intendendo essenzialmente il sospetto di un tradimento. Se uno dei due è geloso, se uno dei due ha il gene del fedifrago, come impedire che il gesto innocente di scambiarsi le password si trasformi, nel momento della crisi, nell’innesco per il braccialetto elettronico? C’è chi pensa che l’umanità evolva verso il bene, che i maschi stiano diventando femministi e le donne si muovano ormai con agio nei piani alti. Altri che, malgrado gli sforzi, emanciparsi dalla condizione di creature delle caverne sia più complicato del previsto, e che nel buio dei nostri cuori alberghino le stesse ancestrali debolezze di quando impugnavamo la clava.
Più ragionevolmente, la maggior parte di noi si dice che, nel dubbio, è sempre meglio tenersi lontani dalle tentazioni. Un po’ ci siamo evoluti ma non ci vuole niente a ritrasformarsi in oranghi se le cose vanno male. E dunque la prima cosa da fare è non condividere le password. Mai. Averne cura soprattutto quando all’inizio della relazione si è disposti a qualsiasi sciocchezza, quando, nella fase fusionale e confusa in cui, dopo un po’ di sesso ben fatto, si è convinti non solo di aver trovato l’anima gemella ma che quell’anima gemella non ci riserverà nessuna sorpresa. È lì, nella fase dell’oblio e della passione che bisogna mantenere lucidità. Perché se tu in quel momento offri in sacrificio la tua password, non potrai riprendertela indietro mai più. Come potresti infatti spiegare che l’hai cambiata e non intendi condividerla di nuovo? Quel gesto sarebbe, giustamente, interpretato come sospetto. E darebbe seguito alla lotteria delle interpretazioni ma soprattutto degli indovinelli. Date di nascita, nomi del cane, luoghi di villeggiatura, titolo della canzone preferita… non pensiate che sia così difficile azzeccare la password della persona accanto alla quale ti lavi i denti tutte le sere. È lì, basta svuotare la mente e come un’insegna luminosa ti apparirà di colpo davanti agli occhi.
Quando la furia e l’irrazionalità si impossessano di noi, il braccio di ferro delle password diventa feroce. E accade, nessuno si senta escluso. Per mille diverse ragioni che tendiamo ad attribuire al comportamento dell’altro, alla sua irrazionalità, alla sua furia. Non lo avrei mai fatto se lui/lei non mi avesse esasperato, non avesse mentito spudoratamente, non avesse avuto comportamenti incomprensibili e inediti. Chiaro, non agiamo come oranghi in circostanze che ci mettono a nostro agio. Se tutto va bene, nella pace e nell’armonia, nessuno di noi è portato a fare gesti da troglodita.
Ma le relazioni, gli amori, le coppie, i matrimoni sono pieni di ostacoli e di momenti in cui perdiamo la testa. E dunque qual è la soluzione? Quando mi resi conto che molto presto avremmo avuto tutti un telefono in tasca e un numero personale, pensai che avevano inventato lo strumento perfetto per i tradimenti. Sono ed ero una troglodita, ma non avevo torto. Quello che non sapevo è che all’interno di quell’oggetto qualche satanista della Silicon Valley ci avrebbe messo non l’antidoto, ma al contrario l’indizio per smascherarlo. Una trappola perfetta che può essere disinnescata in un unico modo: disinstallando l’applicazione Dov’è. Fatelo. Ora, subito, senza se e senza ma. E se mi rubano il telefono? Pazienza, ne compri un altro. I due danni non sono neanche lontanamente equiparabili.