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Restituito al suo museo il “Caravaggio” di Odessa

Il Bacio di Giuda considerato una copia di Caravaggio (Photo by: Sepia Times/Universal Images Group via Getty Images)

 

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Anche se considerato una copia, il “Bacio di Giuda” per l’Ucraina è autentico Ora, dopo il furto e la caccia per ritrovarlo, sarà protetto in tour all’estero
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Kiev – Il capolavoro di Odessa - quel Bacio di Giuda forse di Caravaggio, o più verosimilmente una perfetta copia d’epoca - è di nuovo un quadro libero. Da anni era prigioniero in un misterioso caveau di Kiev. Il 30 luglio del 2008 uscì da una finestra del Museo di arte orientale ed occidentale di Odessa sotto braccio a una banda di georgiani. Ritrovato in un garage tedesco arrotolato e piegato come un origami, dal 2010 era solo «prova materiale di un crimine». Da ieri il tribunale ne ha ordinato la restituzione al museo, annuncia il direttore Igor Poronik. Resta aperta la disputa sull’attribuzione: l’originale è a Dublino, ma esistono almeno 16 copie. Per il gioiello di Odessa alcuni esperti parlano di mano del Merisi. In ogni caso, tutti concordano sulla qualità assoluta dell’opera che tornerà a Odessa quando rifiorirà la pace: per ora attenderà tempi migliori in Lituania, che ha già preparato mostre in cinque musei.

Mentre l’Italia annunciava alla Conferenza di Roma che ricostru…

Kiev – Il capolavoro di Odessa - quel Bacio di Giuda forse di Caravaggio, o più verosimilmente una perfetta copia d’epoca - è di nuovo un quadro libero. Da anni era prigioniero in un misterioso caveau di Kiev. Il 30 luglio del 2008 uscì da una finestra del Museo di arte orientale ed occidentale di Odessa sotto braccio a una banda di georgiani. Ritrovato in un garage tedesco arrotolato e piegato come un origami, dal 2010 era solo «prova materiale di un crimine». Da ieri il tribunale ne ha ordinato la restituzione al museo, annuncia il direttore Igor Poronik. Resta aperta la disputa sull’attribuzione: l’originale è a Dublino, ma esistono almeno 16 copie. Per il gioiello di Odessa alcuni esperti parlano di mano del Merisi. In ogni caso, tutti concordano sulla qualità assoluta dell’opera che tornerà a Odessa quando rifiorirà la pace: per ora attenderà tempi migliori in Lituania, che ha già preparato mostre in cinque musei.

Mentre l’Italia annunciava alla Conferenza di Roma che ricostruirà la Perla del Mar Nero, la più italiana delle città ucraine, e Roma Capitale firmava con Odessa un protocollo per restaurare “il patrimonio culturale”, Vilnius sollecitava discretamente i magistrati ucraini a liberare il capolavoro. «Per noi è una sentenza decisiva — dice Poronik — potremo portarlo all’estero e metterlo al sicuro. Caravaggio lavorerà per l’Ucraina: ricorderà il nostro dramma e aiuterà a finanziarne la difesa». I capolavori del museo sono andati a Ovest, ma la sicurezza assoluta in Ucraina non esiste. Per i Frans Hals c’è un accordo con i tedeschi; per il presunto Caravaggio si sono mossi i lituani. E l’Italia? «Sei mesi fa lo voleva in mostra come un vero Caravaggio, non come copia. Una perizia italiana lo ritiene autentico». Una conferma di originalità sarebbe una medicina per l’orgoglio ferito dell’Ucraina.

La storia del dipinto è avventurosa quanto la vita di Michelangelo Merisi. L’opera — descritta nelle aste come “Gesù arrestato nel momento più scuro della notte” — compare per la prima volta a Parigi nel 1868 come Le baiser de Judas di Caravaggio. Appartenne al collezionista Alexander Basilewsky, passò a un Romanov e poi all’Accademia di San Pietroburgo come Il tradimento di Giuda. Nel 1916 arrivò a Odessa, sopravvivendo a rivoluzioni, occupazioni e bombardamenti. Ora cerca di dribblare anche l’invasione russa.

«Nel 2019 ho fatto di tutto per far intervenire gli italiani sul restauro», racconta Poronik, conducendoci tra sale chiuse e spoglie, scatoloni e cornici accatastate. Le finestre sono tappate da protezioni di compensato. Nel suo ufficio ci presenta Roman Topilov, un ex militare che si finse acquirente per incastrare i ladri. «Un investigatore mi chiese aiuto: dovevo impersonare un oligarca russo negli Usa, con uffici e segretaria, capace di trafficare tele sul mercato nero per i boss sudamericani». Nel 2010, durante una mostra a Roma, gli insegnarono a riconoscere il rosso di Merisi: «Con la luce crepuscolare brucia come una candela; con l’ultravioletto vedi il quarzo che Caravaggio mescolava al pigmento». C’era esposto il Bacio di Giuda irlandese, la versione sicuramente originale perché se ne è ricostruita la storia fino alle mani di Michelangelo Merisi, mentre per la versione altrettanto fine di Odessa ci sono attribuzioni ma nessuna certezza documentale. Si sa però che l’originale finito in Irlanda fu fatto copiare dal proprietario Mattei, che viveva in piazza Botteghe Oscure a Roma: Odessa potrebbe avere quella copia, comunque molto bella; o potrebbe trattarsi di un altro originale.

Per Topilov iniziava la caccia. La pista portò a un primo incontro a Budapest con chi aveva organizzato il furto e cercava di rivendere il quadro partendo dai 100 milioni di dollari del valore assicurato. Secondo incontro a Praga, terzo a Francoforte. La polizia tedesca collaborò con una trappola: un infiltrato scoprì che i georgiani non erano stati pagati e trattarono direttamente con loro. Li seguirono in elicottero e recuperarono la tela in un garage: era in condizioni disastrose. Rientrato a Odessa nel 2010, il quadro finì nel centro di restauro di Kiev ma non si poteva toccare: era “prova”, e i giudici vietavano ogni intervento. «Senza controtelaio si sarebbe distrutto — dice Poronik — e i cerotti temporanei che andavano tolti subito per iniziare il restauro sono rimasti sulla tela per anni». Dopo lettere, campagne e cinque giudici, nel 2020 Poronik spiegò la situazione a Zelensky, che chiamò il ministro della Cultura e diede priorità al restauro. Ci volle un anno di lavoro per ricongiungere il taglio della tela. «L’Italia entrò in campo allora con specialisti come Giulia Ghia, che aveva restaurato più di cento Caravaggio e approvò i lavori». Il 23 luglio 2021 mancava solo la vernice protettiva. Ma la giustizia tornò a bloccare tutto e, nel 2022, arrivò la guerra. Da allora è rimasto sotto l’alta custodia del centro di restauro a Kiev, in luogo segreto.

Ora la prospettiva è l’estero. La Lituania ha trovato fondi e sedi; l’Italia, che aveva mostrato interesse a ospitarlo per proteggerlo, ha frenato. Dopo l’esposizione di Berlino, dipingevano le mostre d’arte ucraina come spoliazioni. «Ci hanno detto che Roma lo accoglierebbe volentieri se la richiesta arrivasse formalmente dal ministero ucraino», conclude Poronik. Il Bacio di Giuda da oggi è formalmente libero. In attesa della pace, e forse di una verità definitiva sulla sua mano, tornerà a parlare al mondo del destino e dell’orgoglio di Odessa.

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