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Platone: Matteo Nucci scrive il romanzo di un’anima

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Matteo Nucci ne ricostruisce la vita, mostrando che è possibile narrare la filosofia. Non come monumento ma come domanda.
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«Ricostruire lo sviluppo dell’anima e dello spirito di Platone. Ho passato una vita con questa idea. Una vita a rincorrere l’uomo, fin dal primo incontro. Con discrezione, con rispetto, seguendo le abitudini paterne, in genere. A volte, invece, con esuberanza, seguendo la natura materna. Del resto, per leggere e immaginare di comprendere le sue opere c’è bisogno di attenzione e disciplina. Ma per farle entrare dentro il corpo, poi, è necessario solo l’amore”. Platone. Una storia d’amore è l’ultimo romanzo di Matteo Nucci, pubblicato da Feltrinelli.

Dopo anni di studi e saggi sul pensiero antico, sceglie la forma narrativa per raccontare non un’idea, ma una vita segnata dal desiderio e dal coraggio, dai fallimenti e dalla scrittura. Romanzo atipico, Platone prende sul serio la possibilità che anche la filosofia possa essere raccontata – e non solo spiegata. E lo fa con una scrittura sensoriale e intensa, che mette in scena l’umanità profonda di un uomo che, prima di diventare Platone, …

«Ricostruire lo sviluppo dell’anima e dello spirito di Platone. Ho passato una vita con questa idea. Una vita a rincorrere l’uomo, fin dal primo incontro. Con discrezione, con rispetto, seguendo le abitudini paterne, in genere. A volte, invece, con esuberanza, seguendo la natura materna. Del resto, per leggere e immaginare di comprendere le sue opere c’è bisogno di attenzione e disciplina. Ma per farle entrare dentro il corpo, poi, è necessario solo l’amore”. Platone. Una storia d’amore è l’ultimo romanzo di Matteo Nucci, pubblicato da Feltrinelli.

Dopo anni di studi e saggi sul pensiero antico, sceglie la forma narrativa per raccontare non un’idea, ma una vita segnata dal desiderio e dal coraggio, dai fallimenti e dalla scrittura. Romanzo atipico, Platone prende sul serio la possibilità che anche la filosofia possa essere raccontata – e non solo spiegata. E lo fa con una scrittura sensoriale e intensa, che mette in scena l’umanità profonda di un uomo che, prima di diventare Platone, fu Aristocle: un bambino colpito troppo presto dalla perdita, un adolescente affamato di riconoscimento, un giovane sedotto dalla politica e insieme sempre più inquieto, sempre più in cerca di una forma altra di verità.

Intorno a lui, una rete di figure decisive: la madre Perittione, i fratelli Adimanto e Glaucone, gli zii Crizia e Carmide, gli amici, gli avversari, e soprattutto Socrate, il maestro ucciso da Atene e mai davvero sepolto nell’anima del discepolo. Matteo Nucci costruisce la narrazione alternando la prima e la terza persona, facendo scorrere il racconto lungo un arco temporale che va dalla mattina del primo incontro – nel sole del Pireo, nel 415 a.C. – fino al giorno della morte di Platone, nel 347 a.C. In mezzo, ci sono gli amori e i tradimenti del giovane Aristocle, l’incontro folgorante con la filosofia, l’iniziazione alla bellezza del pensiero, il sogno dell’Accademia, gli anni del Fedro, la fine di un’illusione e l’emergere di un amore assoluto. E poi ancora viaggi, dialoghi, errori, tentativi. E il ritorno, ogni volta possibile, su quella collina: «C’è pace e un senso di estraneità al tempo e allo spazio a cui siamo abituati nel nostro vivere quotidiano. Sembra tutto fermo. Tanto che ancora lo vedo arrivare, se aspetto, se non ho fretta».

Lo scrittore maneggia la materia con sapienza storica – Tucidide, Sofocle, Aristofane, la politica della guerra del Peloponneso e la vita nei quartieri di Atene entrano in scena con naturalezza – e ci consegna così un Platone vivo. Un filosofo che scrive e insegna, ma anche un uomo che sbaglia, cerca, si misura con il limite. In questo dialogo ininterrotto tra passione e pensiero, è l’amore a occupare un posto centrale: l’amore fisico, l’amore ideale, l’amore come tensione, esercizio, forza trasformatrice. «L’amore assoluto, quello che ci sfugge di continuo, ecco il segreto dell’enigma. L’amore che soltanto una voce lieve di cigno può sussurrarci. L’amore che non si realizza mai perché siamo noi che dobbiamo rincorrerlo fino alla fine e solo finendo poi deflagrerà. Nel nostro sprofondare. Nel nostro cadere. Nella nostra discesa nelle profondità della terra. Come Edipo a Colono, quando ormai tutto è dentro di lui».

Libro originale, Platone ci permette di attraversare le contraddizioni e le speranze di uno dei più grandi filosofi, di comprendere dal di dentro le sue relazioni con Socrate, le giornate intere passate al fianco del maestro per le strade di Atene, il senso di giustizia, la lotta contro la tirannia, il dolore del processo e della perdita. Con una scrittura chiara, evocativa, a tratti poetica, Matteo Nucci – come aveva già fatto in alcuni dei suoi libri precedenti – ci offre la possibilità di riflettere sul tempo, il lutto, il logos, l’esistenza e la bellezza. Racconta la genesi di alcuni dei dialoghi più importanti di Platone, li contestualizza, ne critica a tratti la complessità, ci invita a leggerli come furono accolti allora, quando non erano ancora “opera” ma parola viva. Segue Platone nei viaggi – a Taranto, sull’Etna, a Siracusa – lo osserva discutere con Aristippo, Dioniso, Dione, Teeteto, Liside. E racconta ciò che spesso si dimentica: «Dicono che nei suoi dialoghi cercò di trovare le parole per indirizzare il lettore alla ricerca del vero. Dicono anche che nelle sue lezioni orali riuscì a farlo scintillare. Omettono però di raccontare i tentativi poetici a cui si consegno? fino alla fine e soprattutto la bellezza delle lettere inviate a amici e nemici». È forse questo il dono più prezioso del libro di Matteo Nucci: restituirci Platone non come monumento, ma come domanda. Non come sistema, ma come tensione. Non come certezza, ma come possibilità.

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