«Se Pat Oliphant non fosse stato un vignettista, sarebbe stato un assassino» dice un commentatore nel documentario uscito lo scorso 5 settembre negli Stati Uniti, A Savage Art. Per lui probabilmente questo è il complimento più grande che qualcuno gli potesse rivolgere. Diretto da Bill Banowsky il film (prodotto da Magnolia, dura un’ora e 28 minuti), racconta la vita e la carriera di Oliphant attraverso interviste a familiari, amici, colleghi. E, naturalmente, a lui stesso, pescando anche nei suoi smisurati materiali d’archivio e mostrando centinaia delle sue vignette: durante la sua lunghissima carriera ne ha realizzate oltre 10mila.
La sua ferocia è leggendaria: ha spesso dichiarato che il suo lavoro è quello di essere critico verso i suoi soggetti, motivo per cui evita intenzionalmente di incontrarli e conoscerli di persona per paura di finire per apprezzarli. Le reazioni negative non lo hanno mai spaventato, anzi, l…
«Se Pat Oliphant non fosse stato un vignettista, sarebbe stato un assassino» dice un commentatore nel documentario uscito lo scorso 5 settembre negli Stati Uniti, A Savage Art. Per lui probabilmente questo è il complimento più grande che qualcuno gli potesse rivolgere. Diretto da Bill Banowsky il film (prodotto da Magnolia, dura un’ora e 28 minuti), racconta la vita e la carriera di Oliphant attraverso interviste a familiari, amici, colleghi. E, naturalmente, a lui stesso, pescando anche nei suoi smisurati materiali d’archivio e mostrando centinaia delle sue vignette: durante la sua lunghissima carriera ne ha realizzate oltre 10mila.
La sua ferocia è leggendaria: ha spesso dichiarato che il suo lavoro è quello di essere critico verso i suoi soggetti, motivo per cui evita intenzionalmente di incontrarli e conoscerli di persona per paura di finire per apprezzarli. Le reazioni negative non lo hanno mai spaventato, anzi, le cerca deliberatamente perché, come ha affermato su Rolling Stone nel 1976: «Questo non è davvero un mestiere… è una causa. E io, per questo, sono un emarginato. Uno scrittore infatti non può dire “quest’uomo è un idiota”, perché la legge glielo impedisce. Noi invece possiamo farlo». Il film ripercorre anche la storia della satira, mostrando quanto siano stati importanti e influenti i vignettisti politici nel corso dei secoli e come, nell’attuale clima di controllo dei media da parte delle grandi aziende e di Presidenti come Trump che stanno spingendo ai limiti la democrazia, figure come Oliphant siano assolutamente fondamentali per tenere sotto controllo i potenti.
Ma chi è davvero questo gigante del disegno satirico? Patrick Bruce Oliphant nasce ad Adelaide, in Australia, il 24 luglio 1935. Cresce in una minuscola casa sulle colline e frequenta una scuola a classe unica; il padre, disegnatore tecnico, gli trasmette la passione per la linea precisa e l'occhio per il dettaglio. A poco più di vent'anni entra come fattorino nel quotidiano The News, da cui passa presto a The Advertiser, riuscendo ben presto a far emergere il suo segno e la sua voce. Fin dagli esordi si scontra con redattori e direttori conservatori, disturbati dai suoi toni pungenti e dalla sua propensione a graffiare anche i potenti locali: proprio questa insofferenza lo spinge, nel 1964, a tentare la sorte in America, la patria della grande satira grafica.
Il salto avviene grazie a un colpo di fortuna nel 1964, quando il celebre cartoonist Paul Conrad lasciò il Denver Post e Oliphant, appena libero dal suo contratto australiano, spedì una selezione dei suoi disegni al giornale. Con sua sorpresa, fu assunto al posto di oltre cinquanta candidati americani e lì si trova improvvisamente al centro del dibattito nazionale. In meno di un anno è già un fenomeno del settore. Nel 1967 Oliphant vince il Premio Pulitzer ma invece di andarne fiero si arrabbia perché dice di aver intenzionalmente scelto la vignetta premiata - che raffigurava Ho Chi Minh con un vietnamita morto - tra le sue opere più deboli dell’anno per “provocare” la giuria, ritenendo che il board del Pulitzer prendesse decisioni più sulla base di convenienze politiche che della reale qualità del lavoro. per questo motivo continuò per tutta la carriera a criticare esplicitamente la selezione del premio e il sistema dei riconoscimenti ufficiali, che riteneva arbitrari e dettati dalla politica piuttosto che dalla qualità. Coerentemente non parteciperà mai più.
Da quel momento Oliphant diventa una vera mina vagante che chiunque al potere teme, capace di rappresentare con sarcasmo ferocissimo e una prodigiosa perizia grafica presidenti, papi, generali, banchieri e persino gli animali-mascotte della Casa Bianca. Ma sono soprattutto i presidenti americani il suo bersaglio preferito. Nel gennaio del 2015 Oliphant decide di smettere di disegnare ma nel febbraio 2017, pubblica due vignette per The Nib (costretta a chiudere nel 2023 per problemi economici) dedicate a Donald Trump e Steve Bannon. Una di queste raffigurava Trump come un membro della Gioventù hitleriana davanti allo specchio che chiedeva a Bannon cosa pensasse della sua uniforme mentre Bannon, facendo il saluto nazista gli risponde «Exquisite as usual Herr Trump». Solo riviste come l’italiana Il Male e la francese Charlie Hebdo si possono avvicinare alla sua ferocia iconoclosta e al suo sprezzo per il pericolo (da sempre gli arrivano numerose minacce di morte).
La vera chiave del suo successo (e della sua longevità, Oliphant ha lavorato fino al 2015 e oggi a 91 anni vive con la moglie a Santa Fe in New Mexico) sta però nella capacità rara di unire la raffinatezza tecnica, mutuata da Rodin e Daumier, con la veemenza del linguaggio giornalistico e della satira più viscerale: i suoi disegni, punteggiati spesso dal piccolo pinguino Punk che funge da suo alter ego, sono, pagina dopo pagina, un esercizio di resistenza civile, cinismo ma anche di passione. E proprio in questi tempi di terribile conformismo populista, la sua lezione — quella che «solo i cattivi sono buoni bersagli perché i buoni sono irrilevanti per la satira» — torna più che mai necessaria. Oliphant infatti ha trasformato la satira in uno strumento di lavoro sulla realtà, e persino di giustizia. Ma era solo il suo modo personale di salvarsi dal rischio di essere, come confessa in A Savage Art, troppo umano con chi invece bisognava solo impietosamente colpire. Per lui le vignette non erano un modo per svagarsi o una fonte di divertimento ma «una seria espressione di pensiero politico». Diceva: «Svegliatevi alla mattina arrabbiati. Fate in modo che la gente scriva al vostro direttore, non edulcorate la vostra rabbia». Ma oggi che i giornali devono fronteggiare le fake news e gli insulsi scroll dei social network, chi potrà portare avanti la bandiera della satira? Questo documentario ci fa capire quanto bisogno avrebbe oggi l’America (e non solo) di persone come lui.
Dove trovare le opere di Oliphant
Il fondo più importante dedicato a Pat Oliphant negli Stati Uniti è detenuto dall’Albert and Shirley Small Special Collections Library presso l’Università della Virginia (University of Virginia), a Charlottesville. Questa collezione comprende migliaia di disegni originali, vignette, sculture, bozzetti, materiali d’archivio, lettere, fotografie e documenti personali che coprono l’intera carriera di Oliphant dagli anni ’50 agli anni 2010. Inoltre, anche la Library of Congress, a Washington, detiene una selezione di disegni e vignette di Oliphant negli archivi della Prints and Photographs Division.