Anna e le sue sorelle a caccia di nuove regole per il loro desiderio
di Chiara Valerio«I paragoni li fanno i monogami, che scelgono quello che gli piace di più. I monogami sono i veri cacciatori, che entrano nel bosco per trovare l’orso più grande. Gli sparano, se lo portano a casa, gli tagliano la testa e la appendono al muro come trofeo». La gioia di ieri di Elena Stancanelli (Einaudi) comincia su un terrazzo dove Anna, la protagonista, accompagna Mina, la sua “cana” perché si accoppi con un setter di nome Frodo che, tuttavia, dopo averla guardata lungamente – non la “cana”, Anna – salta giù dal terrazzo, atterra sul tettuccio di una macchina, e non muore. Del perché e del come non muoia non dirò, e nemmeno del come e del perché – in altra circostanza – si accoppi con Mina e nascano cuccioli che finiranno felici in molti dei moltissimi angoli del pianeta. Ma si sappia che c’entra una questione di genere, di onore e di vacche russe con pedigree assai più puro di Mina e Frodo.
A ogni modo, Anna decide o intuisce che lo sguardo di Frodo, prima di lanciarsi dal terrazzo,…
«I paragoni li fanno i monogami, che scelgono quello che gli piace di più. I monogami sono i veri cacciatori, che entrano nel bosco per trovare l’orso più grande. Gli sparano, se lo portano a casa, gli tagliano la testa e la appendono al muro come trofeo». La gioia di ieri di Elena Stancanelli (Einaudi) comincia su un terrazzo dove Anna, la protagonista, accompagna Mina, la sua “cana” perché si accoppi con un setter di nome Frodo che, tuttavia, dopo averla guardata lungamente – non la “cana”, Anna – salta giù dal terrazzo, atterra sul tettuccio di una macchina, e non muore. Del perché e del come non muoia non dirò, e nemmeno del come e del perché – in altra circostanza – si accoppi con Mina e nascano cuccioli che finiranno felici in molti dei moltissimi angoli del pianeta. Ma si sappia che c’entra una questione di genere, di onore e di vacche russe con pedigree assai più puro di Mina e Frodo.
A ogni modo, Anna decide o intuisce che lo sguardo di Frodo, prima di lanciarsi dal terrazzo, sia per lei e teme – cioè crede di sapere – che negli occhi del setter ci sia un messaggio. Solo che Anna è la persona meno adatta a ricevere messaggi da diffondere a sé stessa, al mondo, agli amici, a Micol che consente ad Anna di sperimentare la maternità.
Sì, Anna e la sua casa hanno una coinquilina, giovane e bella, dunque allegra più sì che no, di cui si prendono cura. Sarà perché Anna è architetto, sarà che romanzi e case sono legati, legatissimi. Comunque, da quello sguardo di Frodo in poi, la vita di Anna cambia. Anzi, Anna si attacca allo sguardo di Frodo per riflettere sulla sua vita, che è pure la nostra, anche se abbiamo uno sguardo meno comico e sprezzante di Anna, una casa meno bella. Forse viviamo con un gatto e non un cane, o con un criceto o col disegno di un pesce.
Però la vita di Anna è anche la nostra perché abbiamo gli stessi amici, con i loro problemi, le loro vigliaccherie, i loro slanci, le loro disperazioni. Chi se ne frega dei protagonisti, viva le relazioni umane. Il tono è quello adatto a far capire le cose, cioè comico, anche quando c’è poco da ridere. «Sapete come li riconosciamo gli abbandonatori? Sono quelli che non raccolgono le cacche. Si schifano e abbandonano prima le cacche e poi anche i cani».
La gioia di ieri solleva due questioni. La prima è la distinzione, se c’è, tra autofiction e saga. La gioia di ieri è, in effetti, un pannello di una storia che comincia quindici anni fa con Un uomo giusto (Einaudi) e prosegue con La femmina nuda (La nave di Teseo, finalista Strega 2016). Sono libri slegati, ma i personaggi ritornano. Nel momento in cui i nostri dispositivi ci rimandano noi stessi – e sulla posta elettronica ci arrivano pubblicità di prodotti che abbiamo già comprato – è possibile storicizzare qualsiasi altra cosa – umana o non umana – che non siamo noi? I romanzi di Rachel Cusk, la sua trilogia, cosa sono se non il racconto di uno spaccato contemporaneo attraverso le vicende quotidiane di una donna? Saga o autofiction? Lì si comincia da un divorzio, qui il perno su cui ruota la storia, all’inizio, è una “collera erotica”. Ma possiamo dire “ruotava”, perché poi il cane Frodo, prima del volo dal terrazzo, ha guardato Anna e Anna ha smesso di fare l’amore. Una volta, ha provato a “scopare” casa, cioè pulire, con l’aspirapolvere, ma non è stata in grado, anzi, lo sporco è ancora lì tra le assi del parquet. Lo sguardo del cane ha cancellato il verbo “scopare” in tutte le sue accezioni. Collera relativa all’amore secondo etimologia, ma partendo dai corpi, non dal sentimento. Ammesso che esista.
La seconda questione riguarda la letteratura. Sì, in generale, nonostante Stancanelli non ami questioni generali astratte, ma sempre particolari e concrete, contingenti quasi. E non ami le generalizzazioni, deve essere sempre la collera erotica oltre che dei corpi, dei fatti. Ecco, nel presente indicativo del nostro stare al mondo percepiamo, subiamo, talvolta godiamo di una sensazione di straniamento, meraviglia mista a sconcerto, paura anche, di enormità, di una follia che sentiamo incipiente dentro di noi, ma soprattutto fuori di noi, negli altri. Tutto somiglia a fantascienza e distopia, e allora, di cosa deve occuparsi la letteratura, ammesso che la letteratura abbia un fine e non sia solo un mezzo?
Forse, di ricordarci che la vita quotidiana che facciamo – anche quando ci sembra straordinaria – è comune: somiglia, quando tutto va bene e non ti bombardano sulla testa ogni giorno per questioni identitarie, alla vita degli altri. E in questo essere comune sta il senso di comunità, dello stare insieme, di sopravvivere insieme e forse, certe volte, anche godersi un gin&tonic mentre il sole tramonta.Elena Stancanelli ha scritto un romanzo politico, di una politica che vive per la strada, nelle case, nei disaccordi discussi, nei messaggi che vengono da specie non umane, per i corpi umani. «Dovremmo vederci sempre, sempre. Se passa troppo tempo poi ci vergogniamo perché siamo invecchiati, ingrassati, non ci ricordiamo più che l’altra persona ci vuole bene e passano i giorni e poi uno muore e ti rimangono in gola tutte le cose che avresti voluto dirle».
IL LIBRO
La gioia di ieri di Elena Stancanelli, Einaudi, pagg. 184, euro 18