San Francesco continua a esercitare una fascinazione che lo rende popolare anche tra i non credenti. «È stato un precursore sotto tanti aspetti», dice André Vauchez, professore di Storia medievale e autore di Francesco d’Assisi, pubblicato da Einaudi. E in vista dell’anniversario il prossimo anno per gli 800 anni dalla morte, l’onda francescana coinvolge l’editoria con i libri appena usciti di Aldo Cazzullo (Francesco. Il primo italiano, HarperCollins) e Alessandro Barbero (San Francesco, Laterza). Mentre per il 2026 è annunciato un libro di Roberto Benigni con Einaudi Stile Libero.
Professore, perché la figura di san Francesco attrae così tanto persone di ambiti disparati?
«Inizierei dalla storia di Francesco. Una storia che contiene in sé molti elementi di interesse. Siamo nel Medio Evo, Francesco apparteneva a un ceto borghese, era figlio di un ricco mercante di tessuti, faceva parte della gioventù dorata di Assisi. Era un giovane allegro, giocoso, brillante. A un certo punto però…
San Francesco continua a esercitare una fascinazione che lo rende popolare anche tra i non credenti. «È stato un precursore sotto tanti aspetti», dice André Vauchez, professore di Storia medievale e autore di Francesco d’Assisi, pubblicato da Einaudi. E in vista dell’anniversario il prossimo anno per gli 800 anni dalla morte, l’onda francescana coinvolge l’editoria con i libri appena usciti di Aldo Cazzullo (Francesco. Il primo italiano, HarperCollins) e Alessandro Barbero (San Francesco, Laterza). Mentre per il 2026 è annunciato un libro di Roberto Benigni con Einaudi Stile Libero.
Professore, perché la figura di san Francesco attrae così tanto persone di ambiti disparati?
«Inizierei dalla storia di Francesco. Una storia che contiene in sé molti elementi di interesse. Siamo nel Medio Evo, Francesco apparteneva a un ceto borghese, era figlio di un ricco mercante di tessuti, faceva parte della gioventù dorata di Assisi. Era un giovane allegro, giocoso, brillante. A un certo punto però quel ragazzo spensierato inizia a porsi delle domande. Partecipa al conflitto tra Perugia e Assisi e finisce in carcere per un anno. Dopo quell’esperienza comincia a sperimentare la vita solitaria, un po’ da eremita, a prendere le distanze dal mondo paterno, va a vivere nei boschi».
È la sua vita a contatto con la natura, il parlare agli animali, a farne quasi un precursore dell’ecologismo moderno?
«Francesco è un predecessore del pensiero ecologico. È il primo in Occidente a sottolineare che la natura non è sottomessa all’uomo e che l’uomo non è il dominatore del creato ma deve rispettarlo nella sua autonomia. Un concetto così attuale da avere ispirato l’enciclica Laudato si’ di papa Bergoglio, che cita fin dal titolo il Cantico delle creature. Si trattò di un testo originale sotto tanti aspetti: non solo perché parla del creato in modo nuovo ma anche perché lo fa in italiano, con la lingua del popolo e non in latino, la lingua dei chierici».
L’altro elemento di rottura era la povertà come scelta di vita.
«Francesco è stato rivoluzionario anche in questo: non predicava la povertà ma la sperimentava nei fatti, mendicando, vivendo senza possedere denaro. Questa attenzione ai poveri spiega il successo del francescanesimo nel Sud America. Pensiamo al teologo francescano Leonardo Boff, tra i principali esponenti della teologia della liberazione, sempre in prima linea nell’appoggiare i movimenti contadini oppressi».
La scelta del nome Francesco da parte di Bergoglio è stata dirompente anche per queste ragioni?
«Sicuramente. Boff era molto amico di papa Bergoglio. L’amicizia tra i due non cessò neanche quando Boff lasciò il sacerdozio».
Nel corso dei secoli la figura di san Francesco ha avuto sempre la stessa ricezione?
«È stato a lungo criticato. Lutero scrisse un trattato furibondo contro i francescani, gli illuministi attaccarono la regola pauperista che non contemplava il lavoro. Le cose cambiarono solo nell’Ottocento, quando Francesco fu recuperato dal romanticismo, che rimetteva l’uomo al centro della natura».
E riguardo al successo editoriale, è cosa recente questa copiosa produzione di libri su san Francesco?
«Il primo bestseller su Francesco lo ha scritto nel 1893 Paul Sabatier, un pastore protestante che si interessava di storia religiosa. Si intitolava Vita di San Francesco d’Assisi, fu tradotto in tutte le lingue, arrivando a contare 33 edizioni in trent’anni. Un successo incredibile. La prefazione all’edizione russa la firmò Tolstoj. Da quel momento Francesco diventa di tutti, non solo dei cattolici. Una figura fondamentale della cultura europea e mondiale».
Il libro – André Vauchez, Francesco d’Assisi (Einaudi). L’autore è professore di Storia medievale, nel 2013 ha vinto il Premio Balzan per i suoi studi innovativi sulla spiritualità medievale in Occidente