Gandhi diceva che ogni epoca ha bisogno del suo San Francesco. A maggior ragione ne ha bisogno un'epoca come la nostra segnata da guerre, massacri, violenze e sofferenze. Va in questo senso l'iniziativa parlamentare di Noi Moderati che mira a trasformare il 4 ottobre, giorno in cui si celebra il santo, in festa nazionale. Con scuole e uffici chiusi. Come era, peraltro, fino al 5 marzo 1977 quando la legge n. 54 ne decretò la soppressione. La proposta votata ieri alla Camera è uno dei tanti aspetti del revival francescano in atto da qualche anno. Grazie anche a Papa Bergoglio, che ha messo il turbo alla devozione per il Poverello d'Assisi aiutando a riscoprire l'attualità del suo esempio.
A testimonianza del nuovo mainstream francescano ci sono due libri recentemente dedicati al …
Gandhi diceva che ogni epoca ha bisogno del suo San Francesco. A maggior ragione ne ha bisogno un'epoca come la nostra segnata da guerre, massacri, violenze e sofferenze. Va in questo senso l'iniziativa parlamentare di Noi Moderati che mira a trasformare il 4 ottobre, giorno in cui si celebra il santo, in festa nazionale. Con scuole e uffici chiusi. Come era, peraltro, fino al 5 marzo 1977 quando la legge n. 54 ne decretò la soppressione. La proposta votata ieri alla Camera è uno dei tanti aspetti del revival francescano in atto da qualche anno. Grazie anche a Papa Bergoglio, che ha messo il turbo alla devozione per il Poverello d'Assisi aiutando a riscoprire l'attualità del suo esempio.
A testimonianza del nuovo mainstream francescano ci sono due libri recentemente dedicati al Giullare di Dio da Alessandro Barbero e da Aldo Cazzullo, in vista del 4 ottobre 2026, ottocentesimo anniversario della morte del santo. Mentre è ancora viva l'eco del Cantico delle creature portato in scena da Roberto Benigni nel 2022, la cui ripresa è annunciata per l'anno prossimo. Senza dimenticare gli studi fondamentali di Chiara Frugoni.
Alessandro Barbero, nel suo San Francesco, edito da Laterza, ricostruisce l'identikit dell'uomo che ha fatto della povertà un antecedente necessario della carità. Lo storico piemontese si fa largo nella selva delle testimonianze e delle biografie scritte dai confratelli, da cui emerge una rifrazione prismatica della figura del santo che ne moltiplica l'immagine. Risultato, un conflitto di versioni e di interpretazioni tale da richiedere l'intervento d'autorità del Generale dell'Ordine, il grande San Bonaventura da Bagnoregio, che comanda di distruggere le biografie esistenti per sostituirle nel 1263 con quella definitiva scritta di suo pugno, la cosiddetta Legenda maior, fonte d'ispirazione dei meravigliosi affreschi di Giotto nella Basilica superiore di Assisi. Di grande interesse politico e sociale è la ricostruzione dell'identikit francescano proposta da Aldo Cazzullo in Francesco. Il primo italiano (HarperCollins).
L'autore, a parte l'eredità spirituale, vede nell'uomo che comunica con gli enti e i viventi il fondatore dell'identità italiana. Non solo perché il Cantico delle creature è considerato la prima poesia scritta nella nostra lingua. Ma perché l'altezza poetica del suo misticismo, l'incandescenza della sua carità hanno ispirato la parte migliore della cultura tricolore.
Dalla pittura al teatro. Da Giotto a Dante, da Petrarca a Tasso. Ma anche scienziati come Alessandro Volta, Luigi Galvani, Guglielmo Marconi, furono tanto ispirati dal suo esempio da diventare terziari francescani. E non è tutto. Perché Francesco nell'esaltazione evangelica dei diseredati diventa precursore di un umanesimo integrale, capace di scorgere il volto di Cristo in quello dei tanti poveri cristi che affollavano il suo mondo proprio come affollano il nostro. Oltretutto, il Poverello nel 1219 non esita a predicare la pace e la comprensione reciproca davanti al potentissimo sultano d'Egitto Malik al-K?mil, mentre infuria la quinta Crociata, mostrando in anticipo sui tempi che la sola alternativa alla guerra di civiltà è il dialogo interculturale e interreligioso, l'unico in grado di far affiorare i fattori di incontro e di mediazione. Non a caso ancora oggi la basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme è affidata alla custodia dei frati francescani. E il cardinal Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, appartiene al medesimo Ordine. Per lo stesso motivo Assisi si può considerare la capitale mondiale del dialogo interreligioso. Oltre che un polo magnetico della santità e della spiritualità.
Al punto che Carlo Acutis, il primo santo millenial, morto a 15 anni e canonizzato lo scorso 7 settembre da Papa Leone XIV, riposa nella chiesa di Santa Maria Maggiore, nota anche come la chiesa della Spogliazione, perché sorta nel luogo dove Francesco – figlio di un ricco mercante – si spogliò dei suoi beni e decise di abbracciare Madonna Povertà. Di fatto questo giovane influencer di Dio, folgorato dall'esempio francescano, aveva eletto Assisi a patria dell'anima. A riprova della popolarità del Fraticello tra i giovani, che amano in lui l'afflato creaturale da campione della giustizia e della carità, lo slancio antispecista che lo rende capace di comunicare con gli animali. La fratellanza con gli elementi del creato, "frate sole e sora luna", "sora aqua" e "sora nostra madre terra" da ecologista prima dell'ecologismo. Un'ulteriore ragione del fascino di Francesco è la capacità evangelica di destabilizzare coscienze e istituzioni. Per questo Dante, nell'undicesimo canto del Paradiso pone la sua scelta spirituale in antitesi con l'obbligo di obbedienza alla famiglia, nonché con le istanze sociali e patrimoniali incarnate dal padre del santo. «Serafico in ardore» lo definisce il Sommo, alludendo a una fede con dentro tutto il fuoco dell'intransigenza giovanile, che spacca il mondo come una mela. In una metà il bene. Nell'altra il male.
Il radicalismo cristiano dell'autore del Cantico delle creature è lo stesso che Il Vangelo di Matteo attribuisce a Cristo quando dice «Chi ama padre e madre più di me, non è degno di me». Ecco perché il patrono d'Italia, lontano dallo slancio guerriero di altri costruttori di nazioni come Santiago per la Spagna, Santa Giovanna d'Arco per la Francia e San Giorgio per l'Inghilterra, incarna gli spiriti più nobili dell'identità italiana. L'apertura, la pietà, l'indulgenza. Paradossalmente, proprio perché la mondializzazione cancella i caratteri identitari, i patroni riguadagnano popolarità. E diventano loghi ad altissima definizione, riconosciuti da credenti e non. Simboli dell'identità locale nel mondo globale. Di fatto in questo momento di spaesamento collettivo, le comunità sentono il bisogno di costruire nuove forme di riappaesamento, riannodando il filo spezzato della tradizione. E così, dietro il villaggio globale riaffiora il globo dei villaggi.
I LIBRI
Francesco. Il primo italiano di Aldo Cazzullo, HarperCollins, pagg. 265, euro 19,50
San Francesco di Alessandro Barbero, Laterza, pagg. 448, euro 20