Attenborough? Non è realtà, solo intrattenimento”
di Luca FraioliIl futuro della natura è una questione prettamente politica. Lo dimostra il dibattito innescato dalle dichiarazioni del presidente americano Trump all’Assemblea generale delle Nazioni Unite martedì scorso: «Il cambiamento climatico è una truffa». E politico, pur basandosi su solidissime basi scientifiche, è il saggio scritto da Giulio Boccaletti dal titolo appunto Il futuro della natura (Mondadori). L’autore è direttore scientifico del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici, con molti anni, dopo la laurea in fisica dell’atmosfera a Bologna, trascorsi a lavorare in giro per il mondo per organizzazioni come The Nature Conservancy. E proprio quell’esperienza, spiega, lo ha portato a cambiare punto di vista: «Trovo che l’idea di salvare, “conservare” la natura dagli esseri umani sia un po’ reazionaria. Io propongo una visione sfacciatamente progressista, nel senso che parla del futuro e di come migliorare la condizione delle persone». Anche a costo di usare il pianeta per soddi…
Il futuro della natura è una questione prettamente politica. Lo dimostra il dibattito innescato dalle dichiarazioni del presidente americano Trump all’Assemblea generale delle Nazioni Unite martedì scorso: «Il cambiamento climatico è una truffa». E politico, pur basandosi su solidissime basi scientifiche, è il saggio scritto da Giulio Boccaletti dal titolo appunto Il futuro della natura (Mondadori). L’autore è direttore scientifico del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici, con molti anni, dopo la laurea in fisica dell’atmosfera a Bologna, trascorsi a lavorare in giro per il mondo per organizzazioni come The Nature Conservancy. E proprio quell’esperienza, spiega, lo ha portato a cambiare punto di vista: «Trovo che l’idea di salvare, “conservare” la natura dagli esseri umani sia un po’ reazionaria. Io propongo una visione sfacciatamente progressista, nel senso che parla del futuro e di come migliorare la condizione delle persone». Anche a costo di usare il pianeta per soddisfare le necessità umane? Per rispondere Boccaletti parte dalla demolizione di una certa idea di natura e di uno dei suoi massimi cantori, David Attenborough: «I suoi sono documentari, ma non documentano la realtà. Si tratta soprattutto di intrattenimento».
Un durissimo colpo, per noi che siamo cresciuti guardandoli…
«Vale anche per me. Ma quei bellissimi filmati danno un’idea falsata del mondo naturale. E anche controproducente. Ci illudono che la natura sia qualcosa che risiede solo in luoghi esotici, privi di esseri umani. Mettere la natura in un quadretto da contemplare non ci aiuta a occuparcene».
Non sarà mica un negazionista climatico “alla Trump”, professor Boccaletti?
«Passo la vita a occuparmi di clima e a cercare soluzioni. Non è assolutamente in discussione la gravità della crisi o il fatto che all’origine ci sia l’uso che abbiamo fatto e facciamo dei combustibili fossili. Negarlo vuol dire negare la fisica di Enrico Fermi. Detto questo, sono anche convinto che il continuo ricorso alla metafora dell’Apocalisse porti alla contemplazione dell’orrore ma non a metter mano alle possibili soluzioni».
Ci sono soluzioni possibili?
«Oltre ad azzerare il prima possibile le nostre emissioni di gas serra, dobbiamo anche ridurre la CO2 già presente in atmosfera, che è comunque troppa. Abbiamo gli strumenti per farlo: sono gli ecosistemi che possiamo integrare nel nostro sistema economico».
Nel libro spiega che la chiave di volta è il ciclo del carbonio…
«Esatto. La CO2 e quindi il carbonio sono responsabili dell’innalzamento delle temperature. Negli ultimi 200 anni abbiamo bruciato combustibili fossili, liberando il carbonio che si era formato milioni di anni fa con la fotosintesi e poi accumulato in giacimenti sotterranei di materiale organico. Ma i depositi di carbone, gas, petrolio sono piccola cosa rispetto ad altri serbatoi di carbonio presenti sul pianeta. I depositi noti di combustibili fossili ne immagazzinano mille miliardi di tonnellate, mentre il permafrost, suolo e vegetazione ne intrappolano due o tre volte tanto. E disciolte nell’oceano ci sono 37 mila miliardi di tonnellate di carbonio. Ecco, noi possiamo potenziare questi ecosistemi, includendoli nel nostro sistema produttivo perché continuino ad assorbire più carbonio».
Un esempio?
«Le praterie: in Italia non ne abbiamo di naturali, ma ci sono prati stabili artificiali. Sono ad alta diversità biologica e servono per alimentare il bestiame. I più famosi sono quelli della filiera del Parmigiano e del Grana. Quei prati stabili assorbono il 25 per cento di CO2 in più rispetto a una coltura normale: la diversità rende più buono e nutriente il fieno, ma al tempo stesso aumenta l’assorbimento di carbonio».
Quanto è condiviso questo suo approccio dalla comunità scientifica?
«La scienza fa la diagnosi del problema. Il consenso sulle soluzioni è un tema politico, come lo è nel caso della sanità o della difesa o dell’economia. Di fronte alla realtà indiscutibile del cambiamento climatico, la politica è fare sintesi tra persone che non sono d’accordo, non è mettere tutti d’accordo sulla stessa cosa».
«Integrare gli ecosistemi nel nostro sistema economico». Non è una visione antropocentrica, quasi biblica, con la Terra creata per soddisfare i bisogni degli umani?
«Avere una visione progressista vuol dire in effetti partire da un pregiudizio umano: in un pianeta in cui c’è quasi un miliardo di persone che non ha da mangiare, io metto al centro quelle persone. La buona notizia è che l’abbondanza ecosistemica, che fino a cent’anni fa si pensava potesse essere solo vittima di quell’agire, ora stiamo scoprendo che è compatibile con la modernità».
Lei scrive che la visione della natura “alla Attenborough” «non aiuta a integrare le politiche ambientali in un’agenda nazionale in grado di affrontare il presente». Si fa quasi il gioco di Trump.
«Se ci si dà un obiettivo esterno a quelli legittimi della politica, che sono di rendere migliore la vita delle persone, si rischia un conflitto che non è di alcun aiuto. È difficile vincere quando dici che l’ambiente conta più della sanità o dell’economia. In realtà, sono cose che si possono e si devono tenere insieme».
IL LIBRO
Il futuro della natura di Giulio Boccaletti Mondadori, pagg. 156, euro 18