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Quel quadro l’ha dipinto o no Caravaggio? La disputa che oppone gli studiosi all’IA

La versione di “Suonatore di Liuto” in mano a un collezionista privato britannico era stata giudicata non originale, ma ora uno studio condotto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale sostiene il contrario. Ed è scontro tra addetti ai lavori
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LONDRA – Gli esperti di Sotheby’s e del Metropolitan Museum di New York lo avevano descritto come una copia di scarso valore. Ma uno studio condotto con l’Intelligenza artificiale afferma che “all’85,7 per cento” la versione attualmente in Inghilterra di Suonatore di liuto è opera di Caravaggio. Venduto all’asta nel 1969 per 750 sterline e rivenduto nel 2001 per 71 mila, il dipinto sarebbe uno dei pochi sopravvissuti al grande artista italiano, con un possibile valore di mercato di decine di milioni. Quando un quadro di Caravaggio fu scoperto nel 2019, ricevette una quotazione di oltre 100 milioni di euro.

Lo studio con l’IA è stato effettuato da Art Recognition, una società svizzera specializzata nell’autenticazione di opere d’arte, in collaborazione con esperti della Liverpool University. “Ogni valutazione che giudica un quadro autentico al di sopra dell’80 per cento è da considerare molto alta”, dice Caterina Popovici, direttrice di Art Recognition, interpellata dal Guardian, che r…

LONDRA – Gli esperti di Sotheby’s e del Metropolitan Museum di New York lo avevano descritto come una copia di scarso valore. Ma uno studio condotto con l’Intelligenza artificiale afferma che “all’85,7 per cento” la versione attualmente in Inghilterra di Suonatore di liuto è opera di Caravaggio. Venduto all’asta nel 1969 per 750 sterline e rivenduto nel 2001 per 71 mila, il dipinto sarebbe uno dei pochi sopravvissuti al grande artista italiano, con un possibile valore di mercato di decine di milioni. Quando un quadro di Caravaggio fu scoperto nel 2019, ricevette una quotazione di oltre 100 milioni di euro.

Lo studio con l’IA è stato effettuato da Art Recognition, una società svizzera specializzata nell’autenticazione di opere d’arte, in collaborazione con esperti della Liverpool University. “Ogni valutazione che giudica un quadro autentico al di sopra dell’80 per cento è da considerare molto alta”, dice Caterina Popovici, direttrice di Art Recognition, interpellata dal Guardian, che riporta la notizia. “Quel quadro è di Caravaggio”.

Nato nel 1571 in Lombardia, a ventisei anni Michelangelo Merisi da Caravaggio viveva come un artista in miseria nelle strade di Roma quando il cardinale Francesco Maria del Monte gli diede ospitalità, diventando il suo principale patrono. Poco più tardi dipinse in varie versioni Il suonatore di liuto, una delle quali venne acquistata nel 1620 dal futuro cardinale Antonio Barberini.

Un secolo dopo, il Suonatore di liuto in questione è stato venduto al terzo duca di Beaufort, che lo portò con sé nella sua magione, a Badminton House, in Inghilterra.

Il proprietario attuale, che lo ha comprato all’asta nel 2001 per 71 mila sterline, è Clovis Whitfield, storico dell’arte e gallerista britannico, fin dall’inizio convinto di avere messo le mani su un autentico Caravaggio: “Corrispondeva esattamente alla descrizione fatta da Giovanni Baglione nella sua biografia di Caravaggio del 1642”. Sotheby’s non era d’accordo e nemmeno il Metropolitan Museum, il cui responsabile dell’arte europea, Keith Christiansen, affermò senza mezzi termini: “Nessun esperto giudicherebbe mai questo quadro come opera di Caravaggio”.

Ora l’Intelligenza artificiale afferma il contrario. Il rapporto dell’IA non solo descrive la versione in possesso di Whitfield come autentica, ma sostiene che una delle altre due versioni dello stesso quadro, di proprietà della Wildenstein Collection, fra le più ricche collezioni d’arte in Europa, esibita al Metropolitan di New York, non è opera di Caravaggio. “L’IA ha dato parere negativo sull’autenticità del quadro della Wildenstein Collection”, dichiara la direttrice di Art Recognition.

David Van Edwards, presidente della Liute Society, concorda: “Lo strumento nel quadro della Wildenstein mostra numerosi difetti, a differenza di quello della collezione Badminton e del liuto della terza versione, in possesso del Museo Ermitage di San Pietroburgo”.

Commenta sempre sul quotidiano londinese William Audland, un avvocato e appassionato d’arte che sta scrivendo un libro sulla disputa: “Considerate tutte le prove, mi pare un’evidente ingiustizia sostenere che la versione della Wildenstein è autentica e quella della Badminton è una copia senza valore. Un’analisi obiettiva punta nella direzione opposta, corroborata dallo studio dell’Intelligenza «rtificiale, che è oggettivo, non soggettivo come i pareri degli esperti”. Il quadro comprato per 71 mila sterline, conclude, “è di Caravaggio”. L’altro no.

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