Mughini: “Per soldi vendo i miei amati libri. In tv così stupidi da temere la mia morte in diretta”
di Ilaria ZaffinoSono 1200, 1300 libri rari quelli che Giampiero Mughini ha deciso di mettere in vendita, come ha anticipato sul Foglio, smontando la sua preziosa collezione di prime edizioni: di Pavese, Calvino, Campana, Gadda, Sciascia, Fenoglio, Pirandello, Bassani, Moravia, Bianciardi, Montale, Ungaretti... «Si tratta della parte più importante della mia collezione, quella di letteratura del Novecento italiano, che ho avviato cinquant’anni fa e credo sia la più importante collezione che esiste in Italia», ci conferma quando lo raggiungiamo al telefono e alla prima domanda - d’obbligo - come sta?, risponde con un tranquillo «così così».
La sua è una biblioteca sterminata, tra i 20 e i 25 mila volumi. Ma ora Mughini ha bisogno di soldi e ha deciso di privarsi di una parte dei suoi amati libri. «Ormai mi mancano 3 o 4 pezzi, che ora non si trovano, ma se anche si trovassero costerebbero una cifra che io non posso più pagare». Per esempio? “Il Pinocchio in prima edizione di Carlo Collodi. Costerebbe 4…
Sono 1200, 1300 libri rari quelli che Giampiero Mughini ha deciso di mettere in vendita, come ha anticipato sul Foglio, smontando la sua preziosa collezione di prime edizioni: di Pavese, Calvino, Campana, Gadda, Sciascia, Fenoglio, Pirandello, Bassani, Moravia, Bianciardi, Montale, Ungaretti... «Si tratta della parte più importante della mia collezione, quella di letteratura del Novecento italiano, che ho avviato cinquant’anni fa e credo sia la più importante collezione che esiste in Italia», ci conferma quando lo raggiungiamo al telefono e alla prima domanda - d’obbligo - come sta?, risponde con un tranquillo «così così».
La sua è una biblioteca sterminata, tra i 20 e i 25 mila volumi. Ma ora Mughini ha bisogno di soldi e ha deciso di privarsi di una parte dei suoi amati libri. «Ormai mi mancano 3 o 4 pezzi, che ora non si trovano, ma se anche si trovassero costerebbero una cifra che io non posso più pagare». Per esempio? “Il Pinocchio in prima edizione di Carlo Collodi. Costerebbe 40-50 mila euro, capisce? E allora, dato che questo cammino per me si è compiuto, questa esperienza è finita, e che non ho un libro da scrivere, perché non ho più nulla da dire, l’ultimo mio libro sarà il catalogo di questa immensa collezione».
Sono libri che Mughini ha cercato nelle librerie antiquarie in capo al mondo, con passione infinita e ai quali è molto affezionato. «Ma ce ne sono alcuni dai quali non ho intenzione di separarmi», dice con fermezza. A questo punto siamo curiosi di sapere quali sono. «Per esempio i libri di Italo Svevo, o quelli di Umberto Saba e Carlo Dossi».
Ma perché un personaggio come Giampiero Mughini, giornalista e scrittore («ho scritto 37 libri», confessa), per anni presenza fissa in tv, sia nei programmi sportivi sia come ospite del Maurizio Costanzo Show, dice di non aver più nulla da dire? «Il mondo come è divenuto oggi è un mondo sul quale io non ho più nulla da dire, un posto dove ogni giorno un ragazzino viene ammazzato da altri ragazzini. E poi in tv non mi chiamano più. Perché, dal momento che sono stato male, pensano che potrei morire in diretta: è unicamente per questo che nessuno mi chiama». Rincara la dose contro quelli che un tempo erano i suoi amici. «E sono talmente stupidi da non capire che io invece sono esattamente quello di prima. Ma il mondo oggi è pieno di cretini, che sono stati messi in prima linea dalla tecnologia, dai social. E pesano come se fossero persone di media intelligenza, ma invece sono nettamente sotto la media».