Libri per ragazzi: torna “L’Ickabog”, il mostro creato da Rowling per intrattenere i figli piccoli
di Ilaria Zaffino«Cosa ci dicono di noi i mostri che evochiamo? Cosa deve succedere perché il male si impossessi di una persona o di una nazione, e come si fa a sconfiggerlo? Perché le persone scelgono di credere a delle bugie, anche a fronte di prove esili o inesistenti?». Non potrebbero esserci domande più calzanti di queste per riferirsi ai tempi che corrono: Trump, Putin, le guerre… non serve aggiungere altro. Facendosi, facendoci, queste domande J.K. Rowling ci presenta la nuova edizione dell’Ickabog, il romanzo per ragazzi che l’autrice britannica – amatissima e contestatissima allo stesso tempo, è di queste ore la tensione con Emma Watson, volto di Hermione nella saga di Harry Potter, sempre sul tema dell’identità di genere – inventò per i suoi figli bambini tanto tempo fa, subito dopo aver terminato di scrivere la serie del maghetto con cui si è fatta conoscere nel mondo, e che per tanti, troppi anni lasciò sedimentare, incompiuto, in soffitta. Finché non arrivò il Covid.
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«Cosa ci dicono di noi i mostri che evochiamo? Cosa deve succedere perché il male si impossessi di una persona o di una nazione, e come si fa a sconfiggerlo? Perché le persone scelgono di credere a delle bugie, anche a fronte di prove esili o inesistenti?». Non potrebbero esserci domande più calzanti di queste per riferirsi ai tempi che corrono: Trump, Putin, le guerre… non serve aggiungere altro. Facendosi, facendoci, queste domande J.K. Rowling ci presenta la nuova edizione dell’Ickabog, il romanzo per ragazzi che l’autrice britannica – amatissima e contestatissima allo stesso tempo, è di queste ore la tensione con Emma Watson, volto di Hermione nella saga di Harry Potter, sempre sul tema dell’identità di genere – inventò per i suoi figli bambini tanto tempo fa, subito dopo aver terminato di scrivere la serie del maghetto con cui si è fatta conoscere nel mondo, e che per tanti, troppi anni lasciò sedimentare, incompiuto, in soffitta. Finché non arrivò il Covid.
Fu allora che per fare un regalo a milioni di bambini bloccati in casa dalla pandemia e dal lockdown, senza poter frequentare la scuola o incontrare gli amici, la scrittrice decise di completare il lavoro, riprendendo da dove si era interrotta. La storia che iniziò a circolare online, messa gratuitamente a disposizione dei suoi piccoli lettori, alla quale l’autrice chiese poi di disegnarne le illustrazioni per l’edizione che vide la luce nell’autunno di quell’horribilis 2020, torna ora in libreria, sempre per Salani, in una nuova e definitiva veste. Con le illustrazioni, questa volta, di un professionista come Ben Mantle, artista inglese pluripremiato. Venticinque tavole inedite in bianco e nero, alcune a tutta pagina, che danno nuova vita a un romanzo sul potere della speranza, dell’amicizia e della verità e sul loro trionfo a dispetto di tutto e di tutti.
Un romanzo tradotto in 28 lingue, oltre 200mila copie vendute solo in Italia, su cui ancora tanto ci sarebbe da dire. «Ritornare nella terra di Cornucopia e terminare ciò che avevo iniziato tanto tempo, specialmente in quelle circostanze, è stata una delle esperienze più gratificanti della mia vita di scrittrice», scrive ora Rowling nella nuova prefazione al romanzo. Pur confessando che l’edizione dell’Ickabog pubblicata subito dopo il lockdown, con le illustrazioni realizzate da 34 bambini (i vincitori di un concorso indetto dalla stessa scrittrice tra i suoi piccoli lettori), «sarà sempre una delle mie preferite e mi piace pensare che abbia dato a qualche artista in erba l’occasione di mostrare il suo lavoro per la prima volta». All’epoca dell’uscita in Italia, nel novembre del 2020, ne avevamo raggiunti sei, radunati in videochiamata sulla piattaforma di Zoom (a quei tempi non c’erano altri modi per continuare a fare interviste!), per ripercorrere attraverso la loro viva voce le tappe di questa entusiasmante esperienza e ve l’avevamo raccontata sulle pagine di Robinson.
Nel frattempo, tra il 2020 e il 2024, J.K. Rowling – con buona pace delle polemiche e accuse di transfobia che la vedono periodicamente al centro della scena – ha devoluto il ricavato del libro e dell’audiolibro a organizzazioni ed enti di beneficenza, nel Regno Unito e nel resto del mondo, per aiutare i più vulnerabili, sui quali il Covid ha avuto l’impatto maggiore. Tuttavia, questa è una storia che va oltre quel particolare momento. «La parola Ickabog», spiega ancora l’autrice, «deriva da Ichabod e significa “senza gloria” o “la gloria se n’è andata”». E leggendo questa storia non sarà difficile capire perché.
Quella di Robi, Margherita, Re Teo e il terribile Ickabog, che «enorme, con gli occhi come due lanterne» infesta le paludi del nord nel prospero regno di Cornucopia – verità o leggenda inventata solo per spaventare i bambini? – è una fiaba moderna e straordinaria sulla verità e l’abuso di potere: temi senza tempo, che pensati ieri funzionano benissimo anche oggi. La magia qui non c’entra. Anzi, buttato giù «a pezzi e bocconi», tra un libro di Harry Potter e l’altro, la storia del regno di Cornucopia «da secoli governato da una lunga stirpe di re dai capelli biondi» è stato per la scrittrice il buen retiro in cui rifugiarsi la sera insieme ai suoi figli, ai quali la leggeva ad alta voce, su fogli scritti a mano o a macchina, quando erano molto piccoli. «ma con loro grande frustrazione non la finivo mai!». Adesso quella storia è tornata per parlare a vecchi e nuovi lettori.
Il libro
L’Ickabog di J.K. Rowling (Salani, illustrazioni di Ben Mantle, traduzione di Valentina Daniele, pagg. 368, euro 18,90)