László Krasznahorkai, scrittore e sceneggiatore ungherese il cui nome negli ultimi anni è stato spesso tra i papabili, è una scelta forte, di fatto il secondo Nobel letterario all’Ungheria dopo quello di Imre Kertész: già vincitore di un Booker Prize, accontenta critici e lettori comuni. "Sono molto felice, sono calmo e molto nervoso allo stesso tempo. È il mio primo giorno da vincitore del Premio Nobel", ha detto lo scrittore raggiunto dopo l’assegnazione del premio dalla Sveriges Radio a Francoforte.
Autore dei romanzi Satantango (Sátántangó) e Melancolia della resistenza (Az ellenállás melankóliája), è considerato dalla critica il più importante scrittore ungherese vivente e uno tra i maggiori autori europei. Satantango è stato finalista al Premio Gregor Von Rezzori e al Premio Strega Europeo 2017
Krasznahorkai è autore raffinato amato moltissimo da W. G. Sebald.
László Krasznahorkai, scrittore e sceneggiatore ungherese il cui nome negli ultimi anni è stato spesso tra i papabili, è una scelta forte, di fatto il secondo Nobel letterario all’Ungheria dopo quello di Imre Kertész: già vincitore di un Booker Prize, accontenta critici e lettori comuni. "Sono molto felice, sono calmo e molto nervoso allo stesso tempo. È il mio primo giorno da vincitore del Premio Nobel", ha detto lo scrittore raggiunto dopo l’assegnazione del premio dalla Sveriges Radio a Francoforte.
Autore dei romanzi Satantango (Sátántangó) e Melancolia della resistenza (Az ellenállás melankóliája), è considerato dalla critica il più importante scrittore ungherese vivente e uno tra i maggiori autori europei. Satantango è stato finalista al Premio Gregor Von Rezzori e al Premio Strega Europeo 2017
Krasznahorkai è autore raffinato amato moltissimo da W. G. Sebald.
Melanconia della resistenza, scritto nel 1989, ha ispirato il film Le armonie di Werckmeister, diretto da Bèla Tarr, alla cui sceneggiatura ha lavorato lo scrittore stesso. Il romanzo è un flusso continuo privo di punteggiatura e in questo ricorda lo stile di Jon Fosse, vincitore della scorsa edizione. Gli accademici svedesi si distinguono ancora una volta per la ricerca di una letteratura non mainstream che abbia un’impronta letteraria propria al di là delle mode dominanti il mercato. Immaginifico il plot: inizia con l’arrivo di un circo in una città della campagna ungherese abbastanza desolata. L’annuncio è che ci sarà “la balena più grande del mondo”.
I libri di Krasznahorkai in Italia sono pubblicati da Bompiani. Tra gli altri titoli: Guerra e guerra; Il ritorno del barone Wenckheim; Herscht 07769. Ha scritto anche raccolte di racconti: Come va avanti il mondo. Nel 1926 uscirà per Bompiani un nuovo libro.
László Krasznahorkai è nato a Gyula, in Ungheria, nel 1954 in una famiglia della classe media. Il padre, György Krasznahorkai, è un avvocato, mentre sua madre, Júlia Pálinkás, lavora nel sociale.
La formazione del premio Nobel poggia su solide basi umanistiche. Frequenta il liceo e poi la facoltà di giurisprudenza e successivamente quella di lingua e letteratura ungherese, dove si laurea con una tesi sullo scrittore Sándor Márai. Il successo come romanziere arriva con Satantango nel 1985.
Vissuto nell'Ungheria comunista, inizia a viaggiare frequentemente dopo il crollo del regime nel 1989 vivendo in diverse località. Nel 1990 trascorre un periodo in Asia orientale, tra Mongolia e Cina. Viaggia anche a lungo in Europa e negli Stati Uniti, dove diventa amico con Allen Ginsberg ed è ospite per un periodo nel suo appartamento newyorchese. Ogni viaggio incide sulla scrittura: all’inizio del nuovo millennio trascorre sei mesi in Giappone, a Kyoto. Un’esperienza che ritroviamo nel romanzo Seiobo è discesa quaggiù.
Krasznahorkai è apprezzato dalla critica mondiale. Susan Sontag lo ha descritto come “il maestro ungherese contemporaneo dell’apocalisse, che invita al paragone con Gogol e Melville”. W. G. Sebald amava la sua “visione universale” paragonandola a quella delle Anime morte di Gogol.
Gli accademici svedesi nella motivazione del Nobel parlano di un’"opera avvincente e visionaria, nel mezzo del terrore apocalittico“. In realtà c’è malinconia nei suoi libri che sembrano sempre camminare in bilico sulla fine del mondo, ma con umorismo e un pizzico di follia. Satantango, meraviglioso, sembra dare volto a un’apocalisse nata sul tramonto del regime comunista. Ma il buio porta sempre con sé una luce, la possibilità che qualcosa cambi e che arrivi qualcuno a liberarci e riscattare la storia. A esempio un circo che approda nella fangosa provincia ungherese come avviene in Melanconia della Resistenza, dove la rivoluzione sembra quasi possibile.