László Krasznahorkai. Questo Nobel è la fine del mondo
di Raffaella De SantisQuando arriva la telefonata che lo avverte che ha vinto il Nobel per la Letteratura, László Krasznahorkai è in Germania: «Sono nell’appartamento di un amico malato a Francoforte sul Meno. E non riesco a credere di essere il vincitore. Ma sono felice». Il commento a caldo dello scrittore ungherese informato al telefono dagli accademici svedesi che è lui ad aver vinto il più prestigioso premio letterario al mondo, è una citazione da Beckett: «Questa è più di una catastrofe!». Il neo Nobel appare stupito, pur essendo tra i favoriti della vigilia: «Sono assolutamente sorpreso. Calmo e nervoso allo stesso tempo». Poi rivolto ai lettori: «Auguro a tutti di ritrovare la capacità di usare la propria fantasia, perché senza fantasia la vita è completamente diversa».
La sua breve intervi…
Quando arriva la telefonata che lo avverte che ha vinto il Nobel per la Letteratura, László Krasznahorkai è in Germania: «Sono nell’appartamento di un amico malato a Francoforte sul Meno. E non riesco a credere di essere il vincitore. Ma sono felice». Il commento a caldo dello scrittore ungherese informato al telefono dagli accademici svedesi che è lui ad aver vinto il più prestigioso premio letterario al mondo, è una citazione da Beckett: «Questa è più di una catastrofe!». Il neo Nobel appare stupito, pur essendo tra i favoriti della vigilia: «Sono assolutamente sorpreso. Calmo e nervoso allo stesso tempo». Poi rivolto ai lettori: «Auguro a tutti di ritrovare la capacità di usare la propria fantasia, perché senza fantasia la vita è completamente diversa».
La sua breve intervista con l’Accademia svedese tocca anche l’attualità. Krasznahorkai è amareggiato: «Mi rattrista molto pensare alla situazione attuale del mondo, l’essere umano è la mia ispirazione più profonda». E commenta: «Abbiamo bisogno di molta più forza in noi rispetto al passato per sopravvivere a questo periodo». Ma nelle prime ore da Nobel prevale la gioia, perfino sul cantore della fine del mondo: «Sono molto felice e orgoglioso perché far parte di una stirpe che annovera così grandi scrittori e poeti mi dà la possibilità di usare la mia lingua madre, l’ungherese».
Ma sulla situazione politica a casa sua il giudizio è netto. Nonostante le congratulazioni di Orbán che oggi lo festeggia come «l’orgoglio d’Ungheria», Krasznahorkai dice al giornale HVG che l’Ungheria «si è allontanata dall’Occidente sotto il governo nazionalista e conservatore di Orbán». È però la letteratura la luce che l’apocalittico Krasznahorkai accende sull’abisso: «Questo premio dimostra che la letteratura esiste di per sé, al di là di tutte le aspettative non letterarie, e che viene ancora letta. E a quelli che la leggono infonde una certa speranza nel fatto che la bellezza, la nobiltà e il sublime ancora esistono in sé e per sé. Può dare speranza anche a coloro nei quali la vita è viva appena». Krasznahorkai sta scrivendo un nuovo libro: «Dopodiché lo affido ai miei editori. Poi ho bisogno di un po’ di tempo. E arriverà il giorno in cui ricomincerò con un nuovo libro ancora». Dunque le prime parole sono un filo teso tra Apocalisse e speranza, amarezza e fiducia.
A proposito di catastrofi, pare che Beckett, insignito del Nobel nel 1969, abbia davvero detto a sua moglie Suzanne «è una catastrofe!». Di fatto non si presentò a ritirare il premio, allergico alle cerimonie pubbliche come era. Speriamo Krasznahorkai non segua l’esempio.
La cerimonia di consegna sarà come ogni anno il 10 dicembre alla Konserthuset di Stoccolma, alla presenza della famiglia reale. Krasznahorkai, che vive tra l’Ungheria, Vienna e Trieste, stasera assicura che festeggerà insieme ai suoi amici a Francoforte: «Con vino porto e champagne».