Nel suo ultimo libro, Gli irresponsabili. Chi ha portato Hitler al potere, pubblicato in Italia per Einaudi, lo storico francese Johann Chapoutot racconta com'è stato possibile che la Repubblica di Weimar, nata nel 1919, diventasse il terreno di coltura del nazismo: "A causa di una piccola oligarchia, scialba ed egoista, che per il proprio tornaconto ha ucciso la democrazia". Chapoutot non pensa, come Alessandro Baricco, che il Novecento sia un animale morente e che a sostituirlo sarà una nuova era. Teme, invece, che si torni ancora più indietro.
Tre settimane fa, a Ragusa Ibla, ho chiesto ad Alessandro Baricco se ci fossimo sbagliati immaginando un mondo in cui il digitale avrebbe sostituito il corpo, in cui le guerre sarebbero diventate virtuali, perché quel che abbiamo visto prima in Ucraina e poi a Gaza è stato un ritorno dei corpi: vilipesi, straziati, martoriati, affamati, prigionieri. Secondo Baricco, che ha poi scritto su questo un'approfondita riflessione, quel che stiam…
Nel suo ultimo libro, Gli irresponsabili. Chi ha portato Hitler al potere, pubblicato in Italia per Einaudi, lo storico francese Johann Chapoutot racconta com'è stato possibile che la Repubblica di Weimar, nata nel 1919, diventasse il terreno di coltura del nazismo: "A causa di una piccola oligarchia, scialba ed egoista, che per il proprio tornaconto ha ucciso la democrazia". Chapoutot non pensa, come Alessandro Baricco, che il Novecento sia un animale morente e che a sostituirlo sarà una nuova era. Teme, invece, che si torni ancora più indietro.
Tre settimane fa, a Ragusa Ibla, ho chiesto ad Alessandro Baricco se ci fossimo sbagliati immaginando un mondo in cui il digitale avrebbe sostituito il corpo, in cui le guerre sarebbero diventate virtuali, perché quel che abbiamo visto prima in Ucraina e poi a Gaza è stato un ritorno dei corpi: vilipesi, straziati, martoriati, affamati, prigionieri. Secondo Baricco, che ha poi scritto su questo un'approfondita riflessione, quel che stiamo vivendo è un colpo di coda del secolo che muore. È d'accordo?
"Io parlerei piuttosto di rinascita del diciannovesimo secolo, perché ciò che vediamo oggi con l'impulso americano e con l'estrema destra americana tornata al potere è la cancellazione di tutta la struttura dello spazio politico internazionale fondato su regole di diritto – oggi apertamente ignorate – per tornare a un rapporto con lo spazio, e anche con il corpo, che è quello dell'estrattivismo. Si tendono a considerare tutti i corpi e tutti gli spazi come giacimenti di materia e di energia da cui attingere fino all'esaurimento. Questa logica riguarda ovviamente le energie fossili e la devastazione del pianeta, ma anche lo sfruttamento dei corpi nel sistema produttivo, quando questi corpi non siano semplicemente sostituiti da una meccanizzazione estrema e dall'intelligenza artificiale".
Perché lo definisce un ritorno all'800?
"Penso alla seconda metà dell'800 e a ciò che Eric Hobsbawm chiamava l'età degli imperialismi: un rapporto "minerario" con il mondo, considerato una grande zona d'estrazione, con una concezione coloniale e capitalistica orientata unicamente al profitto smisurato di un'oligarchia. Credo che Trump ne sia la caricatura. E del resto, se osserviamo i riferimenti storici di queste persone, si cita molto McKinley, il presidente protezionista della fine dell'Ottocento; si cita Theodore Roosevelt, e più in generale il periodo chiamato Gilded Age, come se questa presunta esplosione di innovazione – la corsa verso Marte, l'intelligenza artificiale – fosse in realtà animata da un immaginario di ritorno alla violenza predatrice, al razzismo biologico che trionfava allora come "scienza", al darwinismo sociale. Ecco, Trump ritorna esattamente a tutto questo".
Oltre a Trump, la misura del mondo nuovo è Gaza e quel che è successo attorno a questa tragedia. Baricco vede nei giovani l'avanguardia di una nuova consapevolezza. Gaza è diventata la loro causa perché mostra tutto ciò che non vogliono più essere: carne da cannone nelle mani di politici irresponsabili.
"Sì, in effetti lo spettacolo a cui assistiamo – con il ritorno della guerra in Europa, con l'attentato terroristico del 7 ottobre e, dall'8 ottobre, con il massacro insensato che colpisce Gaza – rappresenta un'immagine di violenza parossistica, frenetica, che le giovani generazioni sperimentano forse non in modo così estremo, ma costante, latente, nella loro esperienza di un'economia che li considera un semplice fattore di produzione, un puro "capitale umano". Dove però prevale il capitale, e di umano resta ben poco. Quindi, al di là dell'orrore per tanta violenza, tutto ciò appare ai giovani anche come metafora estrema di un'epoca neoliberale che ha apertamente promosso la concorrenza generalizzata, l'egoismo individuale, la distruzione delle comunità, dei servizi pubblici, delle solidarietà. E tutto ciò ha prodotto infelicità sociale, materiale e anche psichica".
Michele Serra sostiene che il Novecento è stato un Giano bifronte: nella sua seconda metà conteneva una promessa di pace, di multilateralismo, di superamento dei conflitti senza l'uso della forza. E anche questo nuovo tempo sembra doppio, con gli algoritmi che, invece di liberarci, riproducono meccanismi di dominio.
"Tutta la storia di Internet è una storia legata alla violenza e al dominio. Nasce come una rete interna al ministero della guerra degli Stati Uniti (ARPANET), pensata per garantire la sopravvivenza del territorio americano in caso di attacco nucleare, mantenendo la comunicazione attraverso una rete decentralizzata di server. Questa origine già dice molto sul suo destino. Certo, c'è stata un'utopia libertaria, quasi anarchica, di appropriazione cittadina della rete e dei social media. Ma oggi assistiamo alla riappropriazione capitalista e oligarchica di quelle stesse capacità di digitalizzazione. L'utopia libertaria è diventata un'utopia "libertariana", fondata su una fiducia smisurata nella libertà senza regole, che ha portato a una situazione di monopolio concentrato in quattro o cinque imprese globali e all'emergere di aziende di sorveglianza che aspirano a estrarre e sfruttare i dati per alimentare un controllo politico autoritario, persino fascista, e allo stesso tempo per orientare il consumo".
Cosa si può fare contro tutto questo?
"Esiste una vecchia idea, quella del contratto sociale: la legge, la norma, la regolazione pubblica. E vediamo che gli europei cominciano a rendersene conto, nonostante siamo diventati una colonia digitale degli Stati Uniti, poiché tutte le nostre infrastrutture di comunicazione e d'informazione dipendono da attori privati che non sono certo filantropi. Bisogna dunque regolamentare per legge, a livello europeo e statale. Mentre a livello individuale serve un uso più sobrio, più consapevole, che tenda alla riduzione – se non allo spegnimento – di dispositivi che oggi sono diventati strumenti di estrazione di dati personali a fini commerciali e autoritari".