Storia di ispirazioni celesti e di terrena riqualificazione di un’area degradata, vicenda al contempo mariana e urbanistica, la vita di Bartolo Longo è strettamente interconnessa con la nascita del santuario di Pompei e la rinascita economica e sociale di quel territorio. Così che La santità che si fa storia è il titolo scelto da Angelo Scelzo, giornalista, ex vicedirettore della sala stampa della Santa Sede nonché per quarant’anni direttore del periodico Il Rosario e la Nuova Pompei, ha scelto per una biografia che «contiene in realtà il racconto della Nuova Pompei, ovvero della nascita di una città sui generis costruita sul profilo di una chiesetta diroccata in una valle desolata e sperduta, cresciuta intorno alla pietra di fondazione di un santuario a sua volta un po’ fuori dall’ordinario».
Storia di ispirazioni celesti e di terrena riqualificazione di un’area degradata, vicenda al contempo mariana e urbanistica, la vita di Bartolo Longo è strettamente interconnessa con la nascita del santuario di Pompei e la rinascita economica e sociale di quel territorio. Così che La santità che si fa storia è il titolo scelto da Angelo Scelzo, giornalista, ex vicedirettore della sala stampa della Santa Sede nonché per quarant’anni direttore del periodico Il Rosario e la Nuova Pompei, ha scelto per una biografia che «contiene in realtà il racconto della Nuova Pompei, ovvero della nascita di una città sui generis costruita sul profilo di una chiesetta diroccata in una valle desolata e sperduta, cresciuta intorno alla pietra di fondazione di un santuario a sua volta un po’ fuori dall’ordinario».
Bartolo Longo (1841-1926) è uno dei sette beati che Papa Leone XIV canonizzerà e nella prefazione al libro di Scelzo, pubblicato dalle Edizioni Santuario di Pompei, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, lo ricorda come colui che «ha amato i poveri e si è preso cura, ogni giorno, dei minori abbandonati, dei figli dei detenuti, delle orfanelle: ha propagato il Santo Rosario, che un’ispirazione interiore, ricevuta nell’ottobre 1872, gli indicò come strumento di salvezza».
Quello di Longo, scrive Scelzo, è un “apostolato sociale” di «un grande costruttore che si trova tra le mani il cemento della fede», capace di dar vita a un insediamento urbano nuovo che, nelle parole della grande scrittrice Matilde Serao, mostrava un «mirabile ingranaggio che non si compie senza fede e senza entusiasmo». Il volume, biografia di un uomo e di una città, ripercorre l’arrivo del giovane avvocato di Latiano, in provincia di Brindisi, nella Napoli post-borbonica in una valle di Pompei che, all’epoca, era definita «luogo pericolosissimo per infami ladroni» negli Annali di Napoli, segnato da terra incolta e fossati, brigantaggio, rapimenti e assalti. Una valle che «niuno attraversava senza paura». Longo ci sbarca per cercare di rimettere a reddito le proprietà terriere della contessa Marianna Farnararo vedova de Fusco nella masseria di Taverna di Valle. Partito «più carico di raccomandazioni e inviti alla prudenza che di bagagli», scoprirà col tempo una vocazione, personale e collettiva, alla rinascita.
Se non fosse una storia vera sarebbe un’avventura di slanci e avversità, percorsi previsti e deviazioni inaspettate con tutti gli ingredienti della migliore narrativa. C’è il legame di Longo con la contessa che diventerà più tardi sua moglie. C’è l’incontro con la vecchia chiesetta, «piccola, quasi minuscola, stipava nei suoi spazi angusti tutti i segni di un’incuria prolungata nel tempo e diventata dimora di cani randagi, topi, lucertole, e di colonie di scarafaggi», genius loci della «miseria di una vita spirituale che si esprimeva per segni primordiali e, in sostanza, attraverso pratiche superstiziose». C’è lo sconforto, la disperazione, e poi l’intuizione spirituale di trasformare quell’ambiente, tramite la propagazione del rosario dedicato a Maria e la costruzione di una nuova chiesa, in opportunità di rinascita per i poveri della zona. C’è il lavoro con i bambini, le orfanelle, i figli dei carcerati. C’è la fondazione di quello che oggi è il santuario mariano più affollato d’Italia, uno dei più noti al mondo.
Storia singolare di ispirazioni profetiche e capacità manageriali che ha avuto un esito ancor più singolare. Quella di Bartolo Longo (e degli altri santi che vengono canonizzati da Leone XIV, compresi i due primi santi venezuelani) è infatti la prima canonizzazione annunciata da un letto di ospedale. A siglarla è stato dal policlinico Gemelli papa Francesco lo scorso 25 febbraio, uno degli ultimi atti di governo di Bergoglio prima della morte il 21 aprile. Poi, in un gioco del calendario (ma il credente può scorgervi un disegno divino) il nuovo Papa è stato eletto l’8 maggio: una delle due date annuali in cui a Pompei si celebra la supplica alla Madonna, puntualmente richiamata dal neoeletto Prevost dal loggione di San Pietro.
Il libro
Bartolo Longo. La santità che si fa storia di Angelo Scelzo (D’Amato editore/ Edizioni del Santuario di Pompei)