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Rivera Garza: “Adesso racconto la vita che le donne vittime di femminicidio non hanno potuto vivere”

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L’autrice, icona del femminismo mondiale, premio Pulitzer con il libro che raccontava l’assassinio di sua sorella, torna in libreria con una storia di viaggi e libertà. “Alla letteratura servono parole nuove per creare mondi nei quali valga la pena vivere”
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Con i suoi libri è diventata una voce iconica del femminismo mondiale. Tanto che, alla vigilia del Nobel per la Letteratura assegnato poi a László Krasznahorkai, le sue quotazioni erano schizzate: per i bookmaker le possibilità che si aggiudicasse il premio erano altissime. L’invincibile estate di Liliana, il libro con cui ha vinto il Pulitzer nel 2024, raccontava il femminicidio di sua sorella, studentessa di Architettura uccisa dall’ex ragazzo. A Cristina Rivera Garza, una delle più importanti scrittrici messicane contemporanee, nata nel 1964, sono serviti trent’anni per trovare le parole e affrontare quel dolore. Nel frattempo migliaia di altre donne sono morte. Anche in Italia. Si chiamavano Giulia Cecchettin, Sara Campanella, Ilaria Sula, Pamela Genini, solo per ricordare alcuni nomi.

Rivera Garza ha deciso di non farsi piegare dalla disperazione ed è tornata in libreria con una storia potente, che apparentemente sembra tutta diversa da L’Invincibile estate di Liliana e invece è …

Con i suoi libri è diventata una voce iconica del femminismo mondiale. Tanto che, alla vigilia del Nobel per la Letteratura assegnato poi a László Krasznahorkai, le sue quotazioni erano schizzate: per i bookmaker le possibilità che si aggiudicasse il premio erano altissime. L’invincibile estate di Liliana, il libro con cui ha vinto il Pulitzer nel 2024, raccontava il femminicidio di sua sorella, studentessa di Architettura uccisa dall’ex ragazzo. A Cristina Rivera Garza, una delle più importanti scrittrici messicane contemporanee, nata nel 1964, sono serviti trent’anni per trovare le parole e affrontare quel dolore. Nel frattempo migliaia di altre donne sono morte. Anche in Italia. Si chiamavano Giulia Cecchettin, Sara Campanella, Ilaria Sula, Pamela Genini, solo per ricordare alcuni nomi.

Rivera Garza ha deciso di non farsi piegare dalla disperazione ed è tornata in libreria con una storia potente, che apparentemente sembra tutta diversa da L’Invincibile estate di Liliana e invece è il suo lato B, come spiega l’autrice. Terrestre è la storia di donne che viaggiano - a piedi, in autobus, in treno; è una storia di donne libere; è la storia di Liliana e delle sue sorelle, della vita che hanno vissuto o forse di quella che avrebbero voluto, anzi dovuto, vivere. Rivera Garza è stata in Italia per un mini-tour: ha animato il festival femminista del Pigneto di Roma Inquiete e, ancora a Roma, ha partecipato a un incontro al Teatro Elsa Morante con Concita De Gregorio; è stata a Trieste e Ferrara.

"L’invincibile estate di Liliana” per le femministe italiane è diventato un testo di culto.

“Un anno fa circa, quando facevamo la promozione per l'uscita de L’Invincibile estate di Liliana qui in Italia, ho partecipato a diversi eventi indimenticabili: in particolare ne ricordo uno in una piccola libreria del Pigneto, la libreria Tuba. Lì ho sentito che i lettori e le lettrici italiane avevano una connessione fortissima con Liliana e ho avuto la percezione chiara che nel vostro Paese ci siano dei movimenti femministi assolutamente potenti e fortissimi. Disgraziatamente il femminicidio è un’emergenza in Italia come in Messico. Ecco, durante quell'evento ho sentito che l'urgenza di mettere in parole la violenza di genere e riportare questi argomenti nella conversazione pubblica fosse condivisa.”

In questi trent'anni che ci separano dalla morte di Liliana qualcosa è cambiato?

“Credo che il patriarcato sia un problema che condividiamo tutti, uomini e donne, tutti quanti usciamo allo stesso modo feriti e maltrattati da questa cappa che ci circonda. Negli ultimi trent'anni senz'altro quello che è cambiato è la nascita di un linguaggio che ci ha permesso di identificare il pericolo, di dare un nome alla violenza di genere: parole nuove per scardinare le narrative che tendevano a colpevolizzare le donne, a colpevolizzare le vittime e a esonerare gli abusatori, i perpetratori di violenza e di femminicidio. Sono state approvate nuove leggi penali che in alcuni casi hanno riguardato la specificità del delitto di femminicidio nel tentativo di evitarlo e si sono create senz'altro discussioni più ampie in tutta l'America Latina e non solo. Sono tutti passaggi che a mio avviso aiutano a risvegliare le coscienze della società civile. Ma c’è ancora moltissimo da fare: bisogna lavorare sulle relazioni”.

"Terrestre” è un libro fortemente politico, un grande inno alla libertà delle donne.

“Quando ho scritto L’invincibile estate di Liliana mi interessava provare a studiare tutte quelle forze che poi diventano femminicidio, ma anche e soprattutto raccontare la vita di Liliana. Terrestre è un libro che ho concepito un po' come un lato B de L’Invincibile estate di Liliana. È stato proprio su questo che mi sono concentrata, sulla vita, su tutto ciò che si sente in quei momenti così acuti e intensi, a volte estremi, che sono rappresentati dal viaggio. Un viaggio non turistico, non un viaggio da Instagram, ma un viaggio diverso, magari scomodo, che diventa percorso interiore. Ecco, ho pensato questo libro come un omaggio, un omaggio all'amicizia, un omaggio al rischio, allo stare in compagnia, a tutte quelle cose che caratterizzano la giovinezza, come quando ci ritroviamo sull'orlo di un abisso e decidiamo di buttarci”.

Un grande racconto di sorellanza.

“La sorellanza è un elemento importantissimo. Sappiamo, è risaputo, che la presenza delle donne nello spazio pubblico è sempre stata una questione di lotta. Per questo era importante per me che al centro di questo libro, come personaggi, ci fossero i corpi, i desideri, le visioni delle donne. Nel libro si percorrono spazi enormi, si parla di comunità, di amicizia, ma tutto è visto dal punto di vista della sorellanza e della compagnia.”

È anche un libro contro ogni muro, contro ogni frontiera militarizzata?

“La sensazione che abbiamo oggi è di una crescente criminalizzazione della migrazione, una tendenza a erigere muri e a difenderli attraverso strategie di crudeltà e di odio. Quando stavo scrivendo non era così esacerbato, ma in qualche modo era come se lo percepissi già. Io vengo da una famiglia migrante, sono stata e sono migrante io stessa. Scrivere un libro che parla di questo tipo di viaggi è una forma di resistenza, una forma di opposizione, la ricerca di una fessura che ci permette di trovare percorsi e cammini diversi”.

Cosa significa per lei oggi, da docente universitaria e scrittrice, vivere nell’America di Trump?

“Le peggiori notizie che vengono diffuse si rivelano sempre assolutamente vere. Ma soprattutto mi dà una tristezza profonda che gli Stati Uniti, che sono stati una casa per la mia famiglia, abbiano deciso di mostrare solo il lato più crudele. Hanno scelto di isolarsi. Ho lavorato per tutta la mia vita all'università e sappiamo che le università negli Usa sono state dichiarate nemiche pubbliche. Nonostante tutto, molte famiglie migranti latinoamericane stanno rispondendo a questo rapido deterioramento dei diritti. Il modo in cui riescono a creare una comunità e a contribuire enormemente, in modo esemplare, all'esistenza e al progredire di quel Paese mi sembra importantissimo e credo che sia proprio parte del cuore palpitante degli Stati Uniti”.

Il compito della letteratura è trovare parole nuove per ogni stagione buia che attraversiamo?

“Ho sempre creduto in una letteratura che fosse espressione di un pensiero critico, ma anche di una pratica critica. Credo in entrambe le cose. Gli scrittori, noi scrittori, lavoriamo con una lingua che non ci appartiene, che non è la nostra, ma che appartiene a comunità intere e con le quali dobbiamo entrare in contatto per creare un linguaggio che ci permetta di sovvertire le narrazioni, le narrative del potere dominante. Credo che la virtù della letteratura, quello che la letteratura può offrire al mondo, sia proprio questa. Senza immaginazione è impossibile vedere altri mondi possibili. E credo che il cuore, il nucleo stesso della letteratura, sia proprio questo: immaginare il cambiamento”,

Rivera Garza, e se avesse vinto il Nobel?

Cristina ride. C’è sempre tempo.

IL LIBRO

Terrestre, Cristina Rivera Garza, Sur, Traduzione Giulia Zavagna, pagg. 144, euro 17

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