L’esperto Marinello: “I gioielli del Louvre sono già stati fatti a pezzi per vendere oro e preziosi”
di Dario PappalardoPhoto by STEPHANE DE SAKUTIN / AFP
Dimenticate Occhi di gatto, Arsenio Lupin o i collezionisti criminali romantici da serie televisiva. Quanto è accaduto a Parigi ha poco a che vedere con la finzione. «Ai ladri del Louvre non interessa che i gioielli napoleonici restino integri: della loro valenza storica se ne infischiano. Quei diamanti servono solo a fare quanto più denaro nel minor tempo possibile». È pessimista Christopher Marinello, avvocato britannico, massima autorità nel recupero internazionale delle opere d’arte rubate. Nel 2013 ha fondato Art Recovery International, organizzazione che sviluppa strategie per riportare i capolavori ai loro legittimi proprietari. C’è lui dietro il ritrovanento di tanti quadri confiscati dai nazisti. Quest’anno, ha restituito a Belluno una Madonna col Bambino del pittore veneto rinascimentale Antonio Solario, rubata nel 1973.
Marinello, si aspettava un colpo del genere?
«Per niente, è stato scioccante. Un furto in…
Dimenticate Occhi di gatto, Arsenio Lupin o i collezionisti criminali romantici da serie televisiva. Quanto è accaduto a Parigi ha poco a che vedere con la finzione. «Ai ladri del Louvre non interessa che i gioielli napoleonici restino integri: della loro valenza storica se ne infischiano. Quei diamanti servono solo a fare quanto più denaro nel minor tempo possibile». È pessimista Christopher Marinello, avvocato britannico, massima autorità nel recupero internazionale delle opere d’arte rubate. Nel 2013 ha fondato Art Recovery International, organizzazione che sviluppa strategie per riportare i capolavori ai loro legittimi proprietari. C’è lui dietro il ritrovanento di tanti quadri confiscati dai nazisti. Quest’anno, ha restituito a Belluno una Madonna col Bambino del pittore veneto rinascimentale Antonio Solario, rubata nel 1973.
Marinello, si aspettava un colpo del genere?
«Per niente, è stato scioccante. Un furto in un museo della portata del Louvre è frutto di un’audacia incredibile. Altro che dilettanti. Ora tutto è possibile, anche altrove».
Si parla di complici all’interno dello stesso museo.
«Le indagini continuano anche in questo senso. Ma chissà. Ci sono gang che si sono fatte le ossa per anni, rubando gioielli in piccoli musei francesi. L’identikit della banda del Louvre corrisponde a qualcosa del genere. Hanno approfittato delle défaillance del museo: non c’è necessariamente bisogno di complici interni».
Ma è possibile che il colpo sia stato commissionato da un collezionista che puntava ai gioielli della corona di Francia?
«Mi pare poco plausibile. Questo non è un romanzo. Il furto di gioielli è davvero qualcosa di diverso da un colpo romantico commissionato da un appassionato».
Sta dicendo che il bottino sarà sicuramente smembrato?
«Certo. È una gara tra la polizia e i ladri che si gioca sul tempo. Questi gioielli scottano troppo per restare intatti. Nessun collezionista si prenderebbe la briga di maneggiarli come sono. I gioielli di Napoleone sono stati o saranno smontati al più presto e l’oro fuso. Tutto per non lasciare traccia e vendere le pietre sul mercato».
Il mercato nero dell’arte.
«Sì, ma attenzione, per i dipinti è diverso. Con i quadri si fanno accordi, si ottengono scambi. I gioielli – diamanti e zaffiri soprattutto – vengono facilmente smontati per essere immessi sul mercato senza destare sospetti. L’identità originaria dei pezzi svanisce per sempre».
Ma chi sono gli attori di questo mercato?
«Si parla di trafficanti di droga, ma in realtà quando abbiamo a che fare con le pietre preziose si tratta di uomini medi insospettabili con cui i ladri entrano in contatto. Ci sono migliaia e miglia di gioielli che vengono venduti così».
Se dovesse immaginare una traiettoria, dove localizzerebbe ora i gioielli di Napoleone?
«Mettendomi nei panni dei criminali, mi disferei del bottino il prima possibile. I gioielli potrebbero essere finiti subito a Tel Aviv, Anversa o in India. Piazze dove i diamanti vengono tagliati da professionisti e rivenduti facilmente. Gli specialisti stanno già agendo».
Non mi sembra ottimista sull’esito del caso Louvre.
«Più passa il tempo e peggio è».
Dalla Natività di Caravaggio, rubata a Palermo nel 1969, al Concerto di Vermeer, che è tra i capolavori sottratti all’Isabella Stewart Gardner di Boston nel 1990. Sono tanti i quadri celebri ancora ricercati. Che fine hanno fatto, secondo lei?
«Per me esistono ancora. Qualcuno ne è in possesso. Mi sono offerto come intermediario. Molto può essere fatto. Pensiamo al caso di Caravaggio: chi l’ha sottratto non è più in vita. Così come i criminali di Boston. Sono morti tutti. Non possiamo trattare più. Purtroppo per rivedere quei capolavori dovremmo offrire ricompense senza fare troppe domande».