✕

Chiara Valerio: vi racconto la mia Michela Murgia. E perché in realtà lei non è morta

Michela Murgia e Chiara Valerio 
Esce per il Mulino il libro “Amiche”, in cui alcune scrittrici ritraggono, ciascuna, una persona importante della propria vita. Pubblichiamo qui un ampio estratto del capitolo dedicato all’autrice sarda scomparsa nell’agosto di due anni fa
5 minuti di lettura

Marcello Fois mi racconta al telefono che un comune amico gli ha detto So che eri molto amico di Michela Murgia, e io gli ho risposto, così dice Marcello al telefono, Sono molto amico, non ti sbagliare, non credere che sia morta. La conversazione è così nitida che penso il telefono abbia un filo, un telefono da appartamento. La conversazione è così nitida che sento di avere 15 anni ed essere seduta sulla sedia che mio padre metteva a fianco del mobile sul quale stava il telefono fisso e mia madre risistemava intorno al tavolo perché non voleva ci passassimo le ore. Ad ogni modo, la conversazione è così nitida che penso che tra me e Marcello ci sia un filo che può anche ingarbugliarsi. È vero che siamo abituati a immaginarci le cose. È vero che Michela era abituatissima a immaginarsi le cose. Anche per gli studi di teologia che aveva fatto, per la teologia che aveva praticato nei giochi di ruolo, e fuori, nella vita di ogni giorno.

Vai a tutti gli articoli su Michela Murgia

Parlare di …

Marcello Fois mi racconta al telefono che un comune amico gli ha detto So che eri molto amico di Michela Murgia, e io gli ho risposto, così dice Marcello al telefono, Sono molto amico, non ti sbagliare, non credere che sia morta. La conversazione è così nitida che penso il telefono abbia un filo, un telefono da appartamento. La conversazione è così nitida che sento di avere 15 anni ed essere seduta sulla sedia che mio padre metteva a fianco del mobile sul quale stava il telefono fisso e mia madre risistemava intorno al tavolo perché non voleva ci passassimo le ore. Ad ogni modo, la conversazione è così nitida che penso che tra me e Marcello ci sia un filo che può anche ingarbugliarsi. È vero che siamo abituati a immaginarci le cose. È vero che Michela era abituatissima a immaginarsi le cose. Anche per gli studi di teologia che aveva fatto, per la teologia che aveva praticato nei giochi di ruolo, e fuori, nella vita di ogni giorno.

Vai a tutti gli articoli su Michela Murgia

Parlare di Michela mi è difficile, scrivere è più facile perché ho sempre usato le parole scritte anche per conoscere il mondo, cioè ho più letto che guardato, più voltato pagine che girato angoli. Parlare di Michela è difficile ma Marcello, da subito, da quella data fatale – e che era già fatale per via della poesia di Pascoli, Ics Agosto, come dice mio nipote, Io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade – Marcello lo ha reso più facile. Ha negato, ha scandito Non è successo. E continua così, imperterrito e fiducioso. Non ti sbagliare, non pensare che Michela sia morta. Cosa vuoi che rimanga di Michela, cosa vuoi che rimanga di tutti. Noi, siamo rimasti noi, e poi rimarranno altri, non hai capito come funziona la vita? Imperterrito, fiducioso.

Non sempre accade di ricordarsi la prima volta che si è conosciuta una persona, di Michela me lo ricordo. Non solo perché Michela era Michela e probabilmente tutti, per quella cosa che Marcello dice non sia successa, siamo stati costretti a ricordare la prima volta che l’abbiamo incontrata, ma per il lavoro che facciamo. Una parte del lavoro, quella meno solitaria, e cioè gli incontri pubblici. Eravamo ad Amelia, il dieci marzo del 2013. Ics Marzo. Amelia che io penso sempre sia nel Lazio e invece è in Umbria, in provincia di Terni. Amelia che, Michela avrebbe scherzato ogni volta che rievocavamo l’incontro, nostalgiche sempre, mitomani anche, come fosse stato l’incontro tra Garibaldi e il futuro re d’Italia, un incontro che riguardava la storia di tutti, mitomani con sfottò ma comunque

mitomani, Ci pensi che ci siamo incontrate in un paese che si chiama come la strega di Paperino? Amelia la strega che ammalia.

Amelia che è la Daisy Buchanan di Zio Paperone e della sua prima moneta. Amelia che è il testimone. Il testimone è la magia. Bianca o nera. Ma magia. Così avrei spento anche quel divertimento. Con Daisy e Gatsby.

In realtà, anche questo primo incontro ad Amelia è falso, ci eravamo incontrate prima, al Festivaletteratura di Mantova, l’11 settembre del 2010, ma non avevamo parlato. Aveva parlato lei, dal palco, di Canne al vento di Grazia Deledda (L’illustrazione italiana, 1913), di perché Deledda era una scrittrice fantasy, e del perché il fantastico era la forma più alta di letteratura.

Michela è così, avventata, dice cose avventate,

indimostrabili. Certa che il suo gusto, il suo sentire, il suo intendere, siano la verità. Sempre per la faccenda della teologia, teorica e pratica. Sempre per la questione che, quando non ci si riesce a mettere d’accordo, quando non si trova il bandolo, allora è meglio tagliare corto, affidarsi a chi dice le cose meglio. Michela dice le cose meglio. Mi aveva divertito, in quel settembre a Festivaletteratura. L’avventatezza mi diverte. Anche perché chi può dire che Virginia Woolf non sia una autrice del fantastico, per esempio, non penso a Orlando (Mondadori, 1933) che è facile, ma a Una stanza tutta per sé (Mondadori, 1963), dove si parla di sogliole e prugne per dire la differenza tra uomini e donne, e di vino.

Tutta la letteratura è fantastica perché ogni cosa è sempre qualcos’altro. L’avventatezza mi ha sempre divertito, come i funghi velenosi, le tigri che scappano dal circo, i falchi che paiono droni, così fermi, sulle scogliere, in attesa del bagliore argenteo che indichi la preda a fior d’acqua, come i tempi e i gradi di cottura nelle ricette, e se lo lascio un minuto in più che succede?

Niente se è salato, risponde Michela, tutto se è dolce. La cucina salata è una cucina di cuore, la cucina dolce è una cucina di testa. Noi non siamo farmacisti, noi siamo gente col cuore. E che ci facciamo col cuore Miche’?, Ci viviamo, che domande fai, Che domande faccio, io penso che non ci facciamo niente col cuore, come non ci facciamo niente con tutto il resto.

Rideva, mi abbracciava, mi stringeva, poi mi allontanava e diceva Sì, sì, sprechiamo. Verbo che era solo una fantasia, un’altra avventatezza, spavalderia, perché invece amava gli avanzi, la cucina di avanzi.

Se dovessi scrivere una biografia di Michela partirei dai capelli – devo averlo già scritto da qualche parte – o dalla cucina di avanzi. Cosa che rendeva evidente quanto Michela, così avventata, fosse invece una donna che amava pianificare, programmare, non solo linguaggi per parlare con le macchine, cosa che aveva fatto – il coding la divertiva – ma tutto. Penso

che sarebbe stata la più grande scrittrice di prompt per l’intelligenza artificiale, avrebbe avuto finalmente qualcuno che scriveva per lei.

Che bei prompt che avrebbe scritto Michela Murgia, non più solo scrittrice attivista femminista cuoca attrice polemista ma anche promptengineer. La cucina è stato l’esercizio di Michela, uno degli esercizi, forse il più quotidiano, all’immaginazione del futuro. Futuro interiore (Einaudi, 2016) ha scritto, certo, è vero, ma anche Futuro esteriore, il suo e quello degli altri. Ci si può fingere buoni o cattivi, gentili o frettolosi, ma non avventati o coraggiosi, cose che sei o non sei. Michela è coraggiosa, spavalda, le piace vedere gli altri meravigliati, una forma di cortesia.

Michela è cortese nel mostrare agli altri che vivere significa ritrovarsi a stare scomodi nella propria vita. In effetti, l’unica volta che l’ho vista comoda è stato nella bara. Lì stava comoda, ferma, sembrava il suo posto in quel momento che è l’eternità.

È una forma di cortesia ricordarci che si può stare scomodi nella propria vita fatta di piccole o grandi rappresentazioni, piccoli o grandi traguardi, è una forma di cortesia mostrare che si può dire la cosa sbagliata anche dal proprio traguardo, dalla propria rappresentazione, dal proprio successo. L’errore è una forma di avventura. Anche in senso proprio. Pensate a Cristoforo Colombo che crede di essere arrivato nelle Indie. Pensate a Cristoforo Colombo che riteneva Il Milione di Marco Polo un diario di viaggio. Un affidabile diario di viaggio. (...)

L’ultima cosa che le ho detto è stata una stronzata, d’altronde ci siamo dette più stronzate che sensatezze. Di certo. Ammesso che ne esistano dico io, Certo che ne esistono risponde Michela Murgia con quelle sue certezze teologiche, non Dio ma ciò che Dio significa, Ammesso che ci sia differenza, Guarda che se tratti il dubbio come Dio è uguale, Sono anni che aspetto che tu lo dica e infatti avevo scommesso su di te e ora mi passo questi cinque euro dalla tasca destra alla tasca sinistra, Sei una sbruffona, sei di Scauri. Ridevamo.

L’ultima cosa che le ho detto è stata una stronzata. Mentre tornavo in treno e piangevo perché ero certa che avrebbe cambiato forma, e io non avrei saputo come interagire con questa nuova forma, mi aveva chiamato un comune amico dicendomi, piangeva anche lui, che se avevamo bisogno di un prete, ne aveva uno. E così le ho detto, mentre scendeva in un sonno chimico, sai che mi hanno chiamato per chiedermi se abbiamo bisogno di un prete e sono scoppiata a ridere e Michela no, ma ha curvato le labbra in forma di sorriso. Anticipazione di una maschera funebre.

È terribile avere davanti Agamennone, in una delle sue tante forme e non essere Omero che ha le parole per raccontarne la maschera funebre. Sono terribili le cose che sono come sono? Forse no, sono leggere. Marcello Fois c’era stato il giorno prima, avevano parlato in sardo. Mi ha detto solo questo Marcello, quando l’ho chiamato, mi ha detto Abbiamo parlato in sardo, come a chiudere la conversazione, come a dire quello che è stato detto rimane là, tra me e lei, nell’isola dalla quale siamo venuti. Come hanno sempre avuto cose tra loro. E come io ho avuto cose tra me e lei e come molti altri hanno avuto cose tra loro e Michela. Avuto o immaginato.

Michela, d’altronde, come ho detto, era brava a immaginare e a far immaginare le cose. È ancora brava.

IL LIBRO

AAVV, Amiche (il Mulino, pagg. 192, euro 16)

Leggi i commenti