A Londra una mostra patchwork per ricordare i bambini di Gaza
di Enrico FranceschiniLONDRA – Linus, uno dei bambini dei Peanuts, l’intramontabile saga a fumetti di Charles Schulz, si porta sempre dietro una coperta, perché quel lembo di stoffa gli dà sicurezza. Parafrasando e rovesciando la metafora del grande disegnatore americano, la mostra che ha aperto nei giorni scorsi in una galleria d’arte londinese ha per protagonista una coperta che porta con sé dei bambini: o, meglio, che testimonia il ricordo delle loro brevi vite. Each child a light (Ogni bambino è una luce), titolo dell’esibizione, appende al muro una serie di quilt, quadrati di stoffa di 30 centimetri per 30, dipinti o ricamati con diverse tecniche, ognuno dei quali reca il nome e l’età di un piccolo palestinese morto nella guerra di Gaza. Un’iniziativa con l’obiettivo di evocare, attraverso l’antica tradizione di questi patchwork di tessuti colorati, la tragedia nella quale, secondo l’associazione umanitaria Save the Children, in due anni sono deceduti 20 mila minori, quasi un terzo del totale delle vi…
LONDRA – Linus, uno dei bambini dei Peanuts, l’intramontabile saga a fumetti di Charles Schulz, si porta sempre dietro una coperta, perché quel lembo di stoffa gli dà sicurezza. Parafrasando e rovesciando la metafora del grande disegnatore americano, la mostra che ha aperto nei giorni scorsi in una galleria d’arte londinese ha per protagonista una coperta che porta con sé dei bambini: o, meglio, che testimonia il ricordo delle loro brevi vite. Each child a light (Ogni bambino è una luce), titolo dell’esibizione, appende al muro una serie di quilt, quadrati di stoffa di 30 centimetri per 30, dipinti o ricamati con diverse tecniche, ognuno dei quali reca il nome e l’età di un piccolo palestinese morto nella guerra di Gaza. Un’iniziativa con l’obiettivo di evocare, attraverso l’antica tradizione di questi patchwork di tessuti colorati, la tragedia nella quale, secondo l’associazione umanitaria Save the Children, in due anni sono deceduti 20 mila minori, quasi un terzo del totale delle vittime nella Striscia.
Naturalmente non era possibile dedicare un pezzo di stoffa a ciascuno. Ma la rassegna, inaugurata nei giorni scorsi alla P.21 Gallery, spazio pubblico della fondazione omonima che promuove l’arte e la cultura contemporanea araba, situato a due passi dalla British Library e dalla University of the Arts, nel cuore di Londra, offre un campione sufficiente a trasmettere dimensioni e caratteristiche del dramma. “Omar Murham Alghur, 1 anno”, si legge in uno dei quadrati, in cui il nome e l’età sormontano degli aquiloni. “Sofia Bassam Hisso, 16 anni“, si legge in un altro, contornato di fiori rossi. “Dareen al-Nabris, 5 anni”, in un terzo, punteggiato di figure geometriche. “Falasteen Deeb Salah, 2 anni”, in un altro ancora, dove il nome pende dai rami di un albero. In alcuni, compare soltanto una piuma bianca, su sfondo azzurro, accompagnata da brevi frasi: “Uccellino”, “Che la tua anima possa spiccare il volo”, fino alle parole che danno il titolo all’evento, “Ogni bambino è una luce”.
Coperte, copriletto o arazzi per pareti, i quilt sono stati utilizzati anche in passato per campagne destinate a risvegliare le coscienze: dall’Underground Railroad (la cosiddetta “ferrovia sotterranea” di rotte segrete e strade sicure per permettere agli schiavi afroamericani di fuggire dagli stati del sud degli Usa, prima della guerra civile, verso quelli del nord in cui lo schiavismo era già stato abolito) al Memoriale dell’Aids, dagli “arpilleras” del Cile durante la dittatura di Pinochet al Memoriale per l’incendio alla Grenfell Tower, un edificio di alloggi popolari bruciato a Londra nel 2017.
La mostra dei quilt sui bambini palestinesi è “una promessa collettiva”, afferma la galleria che l’ha organizzata (dove resterà aperta sino a metà novembre), “che i bambini di Gaza non verranno dimenticati”.