La scrittrice e apicultrice Cristina Caboni: “La vera sorellanza è nelle camminate tra donne”
di Ilaria ZaffinoLa natura, i colori, i profumi, persino i suoni sono il filo rosso che accompagna il lettore, di romanzo in romanzo, tra le pagine di Cristina Caboni, scrittrice bestseller - 620mila copie vendute solo in Italia, amatissima all’estero – e apicultrice sarda, di cui arriva ora in libreria per Garzanti La rotta delle stelle. Dove, attraverso la storia di caduta rovinosa e faticosa rinascita di una ballerina affermata della Scala, l’autrice vuole dirci che proprio quando pensiamo di aver perso tutto la vita può ancora sorprenderci. Del resto, sono sempre donne, forti e fragili allo stesso tempo, che hanno sofferto ma non si arrendono, al centro dei suoi romanzi. Abbiamo raggiunto Caboni, qui alla sua dodicesima prova come romanziera, in videochiamata durante il tour di presentazione del libro che partito in questi giorni dalla sua Sardegna culminerà a Bookcity a Milano.
La natura, i colori, i profumi, persino i suoni sono il filo rosso che accompagna il lettore, di romanzo in romanzo, tra le pagine di Cristina Caboni, scrittrice bestseller - 620mila copie vendute solo in Italia, amatissima all’estero – e apicultrice sarda, di cui arriva ora in libreria per Garzanti La rotta delle stelle. Dove, attraverso la storia di caduta rovinosa e faticosa rinascita di una ballerina affermata della Scala, l’autrice vuole dirci che proprio quando pensiamo di aver perso tutto la vita può ancora sorprenderci. Del resto, sono sempre donne, forti e fragili allo stesso tempo, che hanno sofferto ma non si arrendono, al centro dei suoi romanzi. Abbiamo raggiunto Caboni, qui alla sua dodicesima prova come romanziera, in videochiamata durante il tour di presentazione del libro che partito in questi giorni dalla sua Sardegna culminerà a Bookcity a Milano.
Nelle sue storie siamo abituati a ritrovarci proiettati nella sua Sardegna. Questa volta invece ci porta in un’altra isola. Perché?
«È vero è un’altra isola ma, come la Sardegna, ha cose bellissime da dirci e mi piaceva raccontarle. Quando sono stata a Taormina e in tutta la zona dello Stretto ho subito capito che la Sicilia si collocava perfettamente nel tipo di storia che desideravo raccontare. E poi lì c’era la Storia con la S maiuscola: è stato devastante per me scoprire che, con il decreto del 1942, Mussolini ordinò la confisca delle campane per recuperare il bronzo a fini bellici, pensare che la campana che è il simbolo della pace, della coesione, dell’amore, della fraternità, fosse così barbaramente confiscata per essere trasformata in un oggetto di morte. Ne parla persino un premio Pulitzer come Johyn Hersey nel suo volume Una campana per Adano. E ho voluto mettere anche questo nella mia storia».
Una storia di rinascita e ritorno alla vita, dove un ruolo fondamentale viene svolto dalla sorellanza, che qui compare attraverso un gruppo di donne che camminano e usano questo loro stare insieme in movimento come cura. Esistono davvero questi gruppi?
«Certo! Naturalmente io mi sono ispirata al mio gruppo, con il quale cammino qui in Sardegna: dal momento in cui sono stata invitata a unirmi a loro mi è cambiata la vita. Perché mi sono sentita accolta, abbracciata, considerata, ascoltata da tante donne mentre camminavamo insieme ed è un’esperienza incredibile, così ho pensato che anche la mia protagonista, Marigold, potesse iniziare in questo modo il suo recupero, attraverso una mano amica, una voce amica, ma anche attraverso quella meditazione dinamica che è la camminata. Esistono molti gruppi di donne che camminano, ce ne sono in tutta Italia. Uno dei più grandi su Facebook si chiama Ragazze in Gamba e riunisce tante donne che desiderano intraprendere questi percorsi, che sono sì fisici, ma anche mentali, di grande recupero».
E dove si cammina?
«Qui in Sardegna abbiamo diversi percorsi: per esempio nel Sulcis è molto bello il Cammino di Santa Barbara perché tocca tappe molto caratteristiche di una parte dell’isola poco conosciuta e ancora piuttosto selvaggia, dove c’è quel vento impietoso e profumatissimo che ti accompagna mentre cammini».
Ma sono gruppi esclusivamente femminili?
«Generalmente sì, in Ragazze in Gamba la maggioranza sono donne, ma nessuno vieta a compagni o figli di unirsi, anzi può essere persino più bello se diventa un’esperienza ancora più collettiva. Perché il senso è proprio percorrere un tratto di strada insieme, come cuori che camminano fianco a fianco, con questa necessità e questo bisogno di stare l’uno accanto all’altro. La trovo una cosa bellissima».
«È il mare, ti accoglie, ti ospita, ma devi sperare di essere al sicuro quando perde le staffe»: è un’immagine molto intensa che esce fuori dal romanzo. Qui addirittura il mare non è solo sfondo, ma diventa quasi uno dei personaggi.
«Diventa personaggio perché rappresenta la forza della natura dirompente e allo stesso tempo è una culla nella quale puoi entrare e trovare una dimensione meravigliosa. Il mare è ancora qualcosa di poco conosciuto, ne abbiamo mappato circa il 20% e poi a un certo punto, intorno agli anni ’70, abbiamo smesso di farlo, quindi può regalarci delle sorprese, ci fa capire che non sappiamo tutto e non possiamo tutto. Questo è un limite molto intelligente da rispettare. E il mare naturalmente va rispettato, perché è una natura così potente che può schiacciarti in pochissimi istanti. Ma è anche lo scrigno di grandi tesori, come possono essere gli animali».
Per esempio, le balene o i delfini. Che ritroviamo anche nel suo libro.
«Il canto meraviglioso delle balene è così atavico che ti porta necessariamente a fare un elenco di quelle che sono le priorità della vita e quando lo ascolti non puoi che sentirti parte dell’universo. Anzi, diventi una particella di questo enorme, meraviglioso mondo. Il canto delle balene è stato scelto tra le cose da inviare nello spazio per dimostrare a eventuali civiltà aliene che cosa è la Terra e quali sono le sue meraviglie. L’ho trovata una scelta davvero azzeccata e non potevo non tenerne conto mentre scrivevo».
Un’altra cosa che ha rielaborato qui è l’antico mito di Scilla e Cariddi.
«Calzava a pennello a tutta la storia: qui abbiamo una protagonista che proprio all’inizio del romanzo “si rompe”. Una ballerina che, in seguito a un grave incidente, deve fare una scelta tra due situazioni entrambe spaventose; dunque, deve passare tra Scilla e Cariddi. E non è solo lei, ma anche tanti altri personaggi dovranno compiere quel passaggio. Un po’ ci ho giocato, lo ammetto. Lo Stretto di Messina è una rotta migratoria delle balene e allora mi sono detta: chissà se migliaia di anni fa qualcuno vedendo passare queste creature gigantesche e meravigliose avrà pensato a una divinità, di lì la necessità di trovare una spiegazione. Magari potrebbe esserci anche questo alla base del mito».
I suoi romanzi sono bestseller anche all’estero, soprattutto in Germania: c’è un motivo per questo feeling particolare con i lettori tedeschi?
«I tedeschi, ma anche i francesi e gli olandesi, hanno cominciato a pubblicare i miei romanzi a partire dal primo, di quest’ultimo hanno addirittura acquistato i diritti a scatola chiusa, senza neanche sapere di cosa parlasse. In questi Paesi ormai ho dei lettori affezionati, innamorati delle ambientazioni delle mie storie, che raccontano tanto dell’Italia: i suoi profumi, i colori, la natura. E loro amano profondamente questa nostra Italia».