L’edizione che conosciamo di Mamma Roma, il secondo film di Pier Paolo Pasolini, è diversa da quella originaria che il poeta e regista presentò alla Mostra del cinema di Venezia nel 1962. Questa fu successivamente tagliata e parzialmente modificata; non in conseguenza, come accadeva solitamente, di pressioni della censura ma a causa di una denuncia. L’originale si credeva perduto ma fortunatamente una copia 35mm dell’edizione di Mamma Roma presentata a Venezia è stata ritrovata nella Cineteca dell’Asac di Porto Marghera e ci si augura che possa in futuro essere mostrata al pubblico.
Il film fu presentato in concorso il 31 agosto 1962 e, caso unico nella storia della Mostra, venne denunciato da uno spettatore che aveva assistito a quella prima proiezione. Non era un …
L’edizione che conosciamo di Mamma Roma, il secondo film di Pier Paolo Pasolini, è diversa da quella originaria che il poeta e regista presentò alla Mostra del cinema di Venezia nel 1962. Questa fu successivamente tagliata e parzialmente modificata; non in conseguenza, come accadeva solitamente, di pressioni della censura ma a causa di una denuncia. L’originale si credeva perduto ma fortunatamente una copia 35mm dell’edizione di Mamma Roma presentata a Venezia è stata ritrovata nella Cineteca dell’Asac di Porto Marghera e ci si augura che possa in futuro essere mostrata al pubblico.
Il film fu presentato in concorso il 31 agosto 1962 e, caso unico nella storia della Mostra, venne denunciato da uno spettatore che aveva assistito a quella prima proiezione. Non era un privato cittadino ma un rappresentante delle istituzioni, il tenente colonnello dei Carabinieri Giulio Fabi, che vi ravvisò «offese al buon costume in alcune sequenze interpretate da Anna Magnani durante le quali viene adoperato un linguaggio che chiaramente offende il comune senso della morale per il contenuto osceno e contrario alla pubblica decenza».
Il tenente colonnello aggiungeva: «Si fa presente che l’autore e regista Pier Paolo Pasolini e uno degli interpreti, Franco Citti, dovrebbero avere precedenti penali presso il Tribunale civile e penale di Roma». Come dichiarò poi alla stampa, sperava in cuor suo che fossero condannati a sei mesi di reclusione (Il Giorno, 4 settembre 1962). Pasolini rimase sconvolto: «Di fronte a fatti simili non so che cosa rimanga, se il suicidio o l’abbandono del Paese» (Corriere della sera, 4 settembre 1962). Non se l’aspettava, dato il consenso con cui Mamma Roma era stato accolto dal pubblico della Mostra (a parte gli schiamazzi di un gruppo di neofascisti). Il sostituto procuratore della Repubblica, Cesare Palminteri, apprezzò il film, ritenne infondate le accuse e chiese al giudice di archiviare la denuncia. Ciò nonostante il produttore Alfredo Bini si lasciò intimidire e temendo rappresaglie (un sequestro, per esempio) decise di far tagliare le battute che avevano suscitato lo sdegno di Fabi.
Così furono inferti al film quattro tagli. Il primo è il primo piano di Mamma Roma/Anna Magnani che in una sequenza notturna di via Flaminia emette una pernacchia dopo aver pronunciato la battuta: «Sì! Alla faccia di tutti i farisei!». Alla pernacchia seguiva un’inquadratura della Basilica di San Giovanni Bosco, che sarebbe diventata l’immagine stessa del fariseismo. Una provocazione inaccettabile per il mondo cattolico dell’epoca. Il secondo taglio riguarda un monologo di Mamma Roma rivolta al figlio Ettore (Ettore Garofolo) cui allunga dei soldi: «Nun te li fa magnà dall’amici. Ricordati che chi paga è sempre micco... tu fatte rispettà... tu devi esse’ superiore a loro... sempre. A ’sto mondo se campa de prepotenza, eh? Nun te fa incantà perché so’ fiji de impiegati, gente signorile. Perché nun so mejo de te. Tu la grana in saccoccia ce l’hai, perciò puoi spende e spande come te pare. Devi fa er grande in mezzo a loro». Una “pedagogia della prepotenza” che venne giudicata “amorale”.
Il terzo taglio lo subì una battuta di Carletto a Pasquale — due vicini di casa e coetanei di Ettore — mentre giocano a carte con lui sul prato di Cecafumo: a Pasquale, che si lamenta di non avere nessuna carta da giocare, Carletto con ironia replica: «Per forza, sei scomunicato!» cui Ettore reagisce sorridendo. Il sorriso fu ritenuto irriverente nei confronti della scomunica ecclesiastica. Infine, le parole con cui Mamma Roma, in compagnia della prostituta Biancofiore, deride il panico di Pellissier, il borghese adescato dalla ragazza, istigata dalla stessa Mamma Roma con l’intento di ricattarlo e chiedergli di assumere Ettore come cameriere: «Tu dovevi vede quando semo scesi giù... poveraccio... s’è fatto ’na pisciata che è durata mezz’ora... dalla paura io credo s’è pisciato er core...». La “cicatrice” del taglio è evidente nella sequenza della versione che conosciamo, dove vediamo Mamma Roma e Biancofiore ricordare l’inganno a Pellissier: le parole della prima si interrompono bruscamente dopo «certo avemo fatto un capolavoro» — dove fu tagliata la battuta successiva — e la risata di Biancofiore appare eccessiva nell’attuale versione mentre risulta giustificata se suscitata dall’irrisione della «pisciata» di Pellissier.
È significativo che i tagli (a parte quello della pernacchia) riguardino le parole: parole aspre, grevi, che esprimono ciò che pensa davvero Mamma Roma dell’ipocrisia dei beghini, ai quali finirà per accordarsi cedendo alla smania di ascesa sociale. Oppure l’irrisione dei ragazzi verso l’autorità della Chiesa o ancora il disprezzo della stessa Mamma Roma per un uomo dalla doppia vita come Pellissier. A questi tagli se ne aggiunsero altri tre, probabilmente motivati da ripensamenti di Pasolini. Le due edizioni sono di diversa durata: una lunghezza di 2943 metri e 107 minuti dell’edizione “veneziana” contro i 2888 metri e 105 minuti dell’edizione distribuita nelle sale. L’unica sequenza di una certa importanza cui Pasolini rinunciò prima di Venezia fu una scena in cui Ettore veniva abbordato da un omosessuale e lo aggrediva violentemente. Pare purtroppo che sia stata distrutta.
L’autore è responsabile responsabile del Centro Studi — Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna