Ritratto di Laurent Mauvignier, vincitore del Goncourt. Con un libro che intreccia Storia e famiglia
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Un voto schiacciante per lo scrittore francese Laurent Mauvignier, che ha ricevuto il Prix Goncourt con l'affresco storico e familiare La Maison vide pubblicato da Les Editions de Minuit e che sarà tradotto in Italia da Feltrinelli, per uscire a fine 2026. Davanti ai quattro autori finalisti, tra cui Emmanuel Carrère che fino alla vigilia sembrava il grande favorito, i dieci giurati del più celebre premio letterario francese si sono divisi tra Mauvignier, che ha conquistato sei voti, e la scrittrice belga Caroline Lamarche, che ne ha ottenuti quattro per Le bel obscur. A sorpresa, Kolkhoze, il nuovo romanzo di Carrère, mémoir intimo incentrato sulla figura materna, l'accademica e sovietologa Hélène Carrère d’Encausse, che Adelphi pubblicherà l'anno prossimo, non ha raccolto neppure una preferenza. Proprio come la scrittrice mauriziana Nathacha Appanah, finalista con La nuit au cœur, tre destini intrecciati di donne vittime di violenza, ma che si consola con il Prix Femina.
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PARIGI – Un voto schiacciante per lo scrittore francese Laurent Mauvignier, che ha ricevuto il Prix Goncourt con l'affresco storico e familiare La Maison vide pubblicato da Les Editions de Minuit e che sarà tradotto in Italia da Feltrinelli, per uscire a fine 2026. Davanti ai quattro autori finalisti, tra cui Emmanuel Carrère che fino alla vigilia sembrava il grande favorito, i dieci giurati del più celebre premio letterario francese si sono divisi tra Mauvignier, che ha conquistato sei voti, e la scrittrice belga Caroline Lamarche, che ne ha ottenuti quattro per Le bel obscur. A sorpresa, Kolkhoze, il nuovo romanzo di Carrère, mémoir intimo incentrato sulla figura materna, l'accademica e sovietologa Hélène Carrère d’Encausse, che Adelphi pubblicherà l'anno prossimo, non ha raccolto neppure una preferenza. Proprio come la scrittrice mauriziana Nathacha Appanah, finalista con La nuit au cœur, tre destini intrecciati di donne vittime di violenza, ma che si consola con il Prix Femina.
All’inizio de La Maison vide, diverse sparizioni circondate da quelle che l'autore definisce “fortezze del silenzio”. “Nel 1976, mio padre riaprì la casa che aveva ereditato da sua madre, rimasta chiusa per vent’anni”, scrive Mauvignier. “All’interno: un pianoforte, un comò dal marmo scheggiato, una medaglia della Legion d’onore, fotografie da cui un volto era stato ritagliato con le forbici”. Da quell’immagine mutilata e da una medaglia consegnata postuma a Jules Chichery, l’eroe della famiglia caduto nel 1916, prende avvio una lunga indagine familiare di oltre settecento pagine, attraverso due guerre mondiali e la vita rurale della prima metà del Novecento.
“Tutti, uomini e donne, hanno lasciato un segno in quella casa, prima di essere progressivamente cancellati. Ho cercato di riportarli alla luce per capire quale fosse la loro storia e l’ombra che ha proiettato sulla nostra”, scrive Mauvignier, evocando una memoria privata e collettiva che diventa riflessione sull’identità, la vergogna, la trasmissione dei segreti.
Marguerite, la nonna dell'autore, e Marie-Ernestine, la bisnonna, sono il cuore della narrazione. La Bassée, doppio fittizio di Descartes, la cittadina della Touraine dove lo scrittore è cresciuto, diventa luogo reale e simbolico insieme. Mauvignier la abita come una casa della memoria, popolata di assenze, di voci e di fantasmi.
Ancora prima di ricevere il Goncourt, il libro ha avuto un immediato successo di pubblico e di critica con le Figaro che l'aveva definito “uno dei tre o quattro più grandi romanzi francesi pubblicati dall’inizio del Ventunesimo secolo”.
L'autore ha confidato di aver ricevuto tanti messaggi da lettori nelle ultime settimane. “Ho l’impressione che questo libro conti più per loro che per me”. Anche se le due guerre mondiali occupano un posto importante, Mauvignier ha spiegato di non aver voluto fare un romanzo storico, rimandando invece a questioni contemporanee, che si tratti dei rapporti di genere, dei conflitti o dei segreti più inconfessabili. Lo scrittore ha definito il libro come un gesto politico, nella volontà di sfuggire alla tentazione “verticale” della narrazione, inserendo molti personaggi secondari, senza gerarchie.
Nato in una famiglia operaia e formato alle Belle Arti di Tours, Mauvignier ha pubblicato i suoi primi romanzi in Italia, La camera bianca e Lontano da loro, dall’editore Zandonai. Dal 2010 è con Feltrinelli che ha tradotto i suoi ultimi romanzi tra cui Degli uomini, Storia di un oblio, Intorno al mondo, Continuare e il più recente La festa di compleanno, uscito due anni fa.
Per Philippe Claudel, presidente dell’Académie Goncourt, La Maison vide è “una costruzione quasi architettonica, di grande potenza letteraria, che rilegge la nostra storia del Novecento”. “Tutti abbiamo una casa vuota, una casa in cui risuonano i passi dei fantasmi, le storie che ci sono state raccontate, quelle che ci sono state taciute, le storie attraversate dai traumi del nostro Novecento” osserva Claudel che indossava ieri come gli altri giurati una spilla in sostegno dello scrittore Boualem Sansal, detenuto da quasi un anno in Algeria.