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I nostri nuovi demoni e la rinascita della Nato

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Creata dopo secondo conflitto mondiale, pareva finita con il crollo dell’Urss. Ma le guerre del XXI secolo la rendono indispensabile
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Se le baruffe in Parlamento vi appaiono sintomo del degrado civile corrente, tornate con la memoria all’adesione dell’Italia all’Alleanza Atlantica Nato, firmata il 4 aprile del 1949 a Washington con Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti, i registi del trattato.

Il premier democristiano Alcide De Gasperi insultato al grido di “buffone, bugiardo, servo”, il deputato comunista Giuliano Pajetta che «si getta a catapulta» contro il governo, in una pioggia di cassetti e calamai dai banchi dell’opposizione. Per l’Italia, sconfitta nella Seconda guerra mondiale, esser chiamata dal presidente statunitense Truman nel club che fronteggia l’Urss di Stalin è vittoria straordinaria, la Germania attenderà fino al 1955. Ma il nostro Paese resterà diviso, fino alle marce del Pci contro i missili a Comiso nel 1983 e i leader progressisti a marciare in Vaticano, contro la guerra Onu in Kuwait nel 1990.

Ora il giornalista …

Se le baruffe in Parlamento vi appaiono sintomo del degrado civile corrente, tornate con la memoria all’adesione dell’Italia all’Alleanza Atlantica Nato, firmata il 4 aprile del 1949 a Washington con Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti, i registi del trattato.

Il premier democristiano Alcide De Gasperi insultato al grido di “buffone, bugiardo, servo”, il deputato comunista Giuliano Pajetta che «si getta a catapulta» contro il governo, in una pioggia di cassetti e calamai dai banchi dell’opposizione. Per l’Italia, sconfitta nella Seconda guerra mondiale, esser chiamata dal presidente statunitense Truman nel club che fronteggia l’Urss di Stalin è vittoria straordinaria, la Germania attenderà fino al 1955. Ma il nostro Paese resterà diviso, fino alle marce del Pci contro i missili a Comiso nel 1983 e i leader progressisti a marciare in Vaticano, contro la guerra Onu in Kuwait nel 1990.

Ora il giornalista della Reuters Peter Apps, ex ufficiale inglese, paralizzato durante un reportage in Sri Lanka, pubblica la monumentale storia della Nato Contro la fine del mondo, tradotta da Luiss University Press, a cura di Daniele Rosa, biografia della coalizione militare capace di battere il record di durata della Lega di Delo, con a capo Atene, nel 477 avanti Cristo.

Apps muove dai carri sovietici a Berlino 1945, in quella che Lucio Caracciolo definiva «alba di guerra fredda«, e arriva alle trincee dell’Ucraina. Fu un miracolo politico, ideato dal laburista britannico Ernest Bevin, dal diplomatico Usa Acheson, dal premier belga Spaak e dal dimenticato genio di Theodore Achilles, ambasciatore di Washington ed erede dell’impero delle pellicole Kodak, persuaso che «non c’è alcuna possibilità che l’Unione Sovietica tratti con l’Occidente su basi ragionevoli. La salvezza dell’Occidente dipende dalla formazione di una qualche unione, sostenuta dagli Stati Uniti… tale mobilitazione di forza morale e materiale ispirerà fiducia e rispetto». Per Achilles, la Nato doveva infine generare una confederazione transatlantica, tipo la futura Unione Europea, utopia mai realizzata.

Il generale, poi presidente, Dwight Eisenhower definisce la missione morale Nato come «preservare la pace ed evitare la guerra. Nessun fine minore, nessun nazionalismo distorto, nessuna ambizione aggressiva deve allontanarci da questo nobile proposito», ma le sue parole solenni nascondono la verità dura, riassunta con ironia da Lord Ismay, ossia «Tenere i russi fuori, gli americani dentro, i tedeschi sotto».

La Nato, scrive Apps, prima che patto militare è offerta psicologica, regala a un’Europa impaurita il tempo di ritrovarsi. L’unità non è scontata, il malmostoso generale Charles de Gaulle ribolle all’idea di una tutela americana e nel 1966 ritira la Francia dal comando militare integrato, proclamando che Parigi deve «riconquistare la piena sovranità», gesto romantico e futile. Eppure l’Alleanza resiste, il Patto di Varsavia, risposta strategica del Cremlino datata 1955, insanguina Budapest nel 1956 e Praga nel 1968, dopo la repressione della rivolta a Berlino nel 1953, la Nato si adatta e aspetta. Poi, come per miracolo, il nemico scompare, il Muro di Berlino crolla nel 1989, Mosca implode sotto Gorbaciov e gli analisti sussiegosi dettano i precoci necrologi dell’Alleanza.

In coda al Novecento, però, i demoni dell’odio riappaiono, in Bosnia e Kosovo la Nato combatte le prime guerre contro le pulizie etniche, elogiata da Bernard-Henry Levy e Barbara Spinelli, poi viene la campagna in Afghanistan 2001 e Apps conclude: «la gente si stanca degli eserciti, per quanto ne abbia bisogno». L’autore non censura le ipocrisie, il patto che proclama di difendere la democrazia accoglieva le dittature di Franco in Spagna, di Salazar in Portogallo, dei generali in Turchia, accoppiando realismo politico e idealismo. Quando Vladimir Putin invade l’Ucraina, nel 2022, il cuore dell’Alleanza torna a battere: carri armati, sanzioni, solidarietà, la Nato riscopre la ragion d’essere e Apps affronta l’attualità. Il presidente francese Macron ne aveva lamentato nel 2019 «la morte cerebrale», Finlandia e Svezia entrano però nel patto nel 2023, il paziente riprende vita. Secondo Apps, la Nato è specchio dell’Occidente: morale nei principi, disordinata nella pratica, in bilico tra ambizioni e paure.

I suoi protagonisti – Eisenhower, De Gaulle, Clinton, Obama, Biden e Trump – sembrano personaggi di Vasilij Grossman: l’Idealista, il Ribelle, il Piazzista, l’Amletico, il Restauratore, il Populista, tutti a fronteggiare un unico dilemma: come scongiurare l’Armageddon atomico e difendere le società aperte? Il libro corre dal ponte aereo di Berlino 1948 all’11 settembre di al Qaeda, con un avvertimento finale: l’Alleanza che ha vinto la Guerra fredda, di nuovo testimone della sopravvivenza europea, resta fragile. L’America di Trump le sarà fedele o si isolerà? Basterà all’Europa il piano di difesa di von der Leyen? E dove si combatteranno le prossime battaglie, nel cyberspazio, fra le stelle, con Leonardo alleata di Airbus, nell’Artico, secondo le analisi dell’ammiraglio Cavo Dragone, presidente del Comando Militare Nato? Per Apps la deterrenza funziona solo se condivisa dai cittadini, con l’impegno per la pace rinnovato ogni giorno. Contro la fine del mondo narra la lotta dell’Occidente per restare se stesso. Nel XX secolo una coalizione di democrazie esorcizzò l’Apocalisse, la sfida del XXI sarà bissarne il successo, in un mondo spaurito, diviso, dove l’odio può sopraffare la speranza.

IL LIBRO
Contro la fine del mondo. Una biografia della Nato di Peter Apps, Luiss University Press. Traduzione di Flavio Luzi, euro 25, pagg. 566

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