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Il segreto della malinconia di Monna Lisa

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Nel suo nuovo libro Costantino d’Orazio, storico dell’arte e direttore dei Musei Nazionali dell’Umbria, indaga nei misteri dei grandi capolavori. Qui l’estratto sul quadro più famoso di Leonardo
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In molti ancora oggi ritengono che la fama della Gioconda di Leonardo sia dovuta al rocambolesco furto che l’ha vista protagonista nel 1911: un evento che la fece emergere tra le opere del Louvre come il capolavoro più desiderato al mondo. In realtà, se osserviamo con attenzione questo ritratto, possiamo accorgerci della straordinaria quantità di dettagli che la rendono estremamente diversa dagli altri quadri simili, dipinti nella Firenze dei primi del Cinquecento. Particolari che ancora oggi sono privi di una spiegazione condivisa.

Diversamente da altre dame di Leonardo, Monna Lisa è quasi immobile, autorevole, regale. Si impone al centro della scena con una fermezza spontanea che nessun altro volto dell’epoca sa esprimere. È docile e seducente allo stesso tempo, con il viso solcato dal fremito di quel sorriso su cui sono stati versati fiumi d’inchiostro. Giorgio Vasari racconta che per ottenerlo Leonardo abbia assoldato un gruppo di cantori, musici e buffoni che si sono esibiti per …

In molti ancora oggi ritengono che la fama della Gioconda di Leonardo sia dovuta al rocambolesco furto che l’ha vista protagonista nel 1911: un evento che la fece emergere tra le opere del Louvre come il capolavoro più desiderato al mondo. In realtà, se osserviamo con attenzione questo ritratto, possiamo accorgerci della straordinaria quantità di dettagli che la rendono estremamente diversa dagli altri quadri simili, dipinti nella Firenze dei primi del Cinquecento. Particolari che ancora oggi sono privi di una spiegazione condivisa.

Diversamente da altre dame di Leonardo, Monna Lisa è quasi immobile, autorevole, regale. Si impone al centro della scena con una fermezza spontanea che nessun altro volto dell’epoca sa esprimere. È docile e seducente allo stesso tempo, con il viso solcato dal fremito di quel sorriso su cui sono stati versati fiumi d’inchiostro. Giorgio Vasari racconta che per ottenerlo Leonardo abbia assoldato un gruppo di cantori, musici e buffoni che si sono esibiti per giorni all’interno del suo studio mentre la dama posava di fronte alla sua tavolozza: “Teneva mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessino stare allegra, per levar via quel malinconico”.

Perché la ragazza era malinconica? Forse la spiegazione sta in un dettaglio visibile soltanto a una distanza molto ravvicinata. Sulla parte alta della fronte si scorge una veletta trasparente nera, che scorre anche sul lato destro della donna andando a coprirne il capo. In molti hanno voluto riconoscervi un “velo da lutto”, che potrebbe fare il paio con il colore scuro del suo abito. Forse Leonardo ha dovuto sollevare la donna dal pensiero di una persona cara appena persa? Di sicuro non è suo marito, visto che Francesco del Giocondo scompare quattro anni dopo la moglie. Ma anche su questo aspetto non possiamo essere davvero certi che i fatti siano andati così, tanto più che non siamo nemmeno sicuri che la Gioconda sia davvero Lisa Gherardini… “Et in questo di Lionardo – continua Vasari – vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti".

Costantino D'orazio 

E in effetti, il sorriso che il pittore riesce a cogliere ancora oggi suscita un fascino straordinario perché inafferrabile nella sua semplicità. È il risultato di un lavoro durato anni e forse mai portato a termine. Dopo aver iniziato a dipingere questo quadro nel 1504 a Firenze, Leonardo non lo consegnerà mai al suo committente – altro fatto ancora privo di spiegazione – forse per continuare a ritoccarlo fino a raggiungere una perfezione inarrivabile. La tavola seguirà l’artista nei suoi viaggi tra Milano, Roma e la Francia, dove poi sarà lui stesso a venderla al re Francesco I.

In quindici anni non smetterà di metterci le mani, intervenendo soprattutto sul contorno della bocca, solcato da ombre che si dissolvono sulle guance: microscopici colpi di pennello che trasformano quel “ghigno” in un’espressione indecifrabile. Si tratta di un sorriso rubato, che si dissolve in quello sguardo dove – mistero inspiegabile – sono scomparse le soprac ciglia cui Vasari fa un riferimento esplicito: “Avvenga che gli occhi avevano que’ lustri e quelle acquitrine, che di continuo si veggono nel vivo; et intor no a essi erano tutti que’ rossigni lividi et i peli, che non senza grandissima sottigliezza si possono fare. Le ciglia per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne, dove più folti e dove più radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano essere più naturali”.

Ma di quale quadro sta parlando Vasari? È davvero lei la Gioconda? L’unica prova che ci permette di identificare questo ritratto con la Gioconda descritta da Vasari è una lettera H scritta sul retro della tavola, che potrebbe corrispondere al nome “Honda” con cui viene identificato un quadro di Leonardo presente nella lista dei beni del suo principale collaboratore ed erede Gian Giacomo Caprotti. Un po’ poco, per esserne sicuri, tanto che quindi oggi possiamo affermare di non sapere con certezza chi sia davvero questa ragazza. Il vero mistero è lei.

Il suo abito era davvero nero? Nel corso dei secoli, La Gioconda è stata verniciata più volte per motivi di conservazione e “restauro”. Questo ha portato a una completa alterazione del suo colore, tanto che oggi siamo convinti che il suo abito non fosse proprio nero. Se osserviamo la sua copia più fedele conservata al Museo del Prado – dove risultano anche gli stessi pentimenti dell’originale –, forse in origine le maniche erano di un altro colore, così come i veli che le rivestono. Sarebbe necessario che il Louvre mettesse mano a un intervento di ripulitura del dipinto, per scoprire il suo vero colore. Ma se poi con la vernice scomparisse anche il suo misterioso sorriso?

Il libro

Misteri dell'arte. Dentro i capolavori di Costantino D'Orazio, Mondadori Electa, 2025

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