Il furto dei gioielli del Louvre, perpetrato il 19 ottobre 2025, ha riportato il Louvre sui media di tutto il mondo come mai prima. Ne approfittiamo per raccontare la storia del museo, dalle origini del XII secolo ai giorni nostri. Inoltre, vi raccontiamo cosa succedeva in Francia (e anche in Europa) nel periodo di quasi mezzo secolo durante il quale gli otto gioielli rubati venivano prodotti e indossati. Chissà se ha ragione Jonathan Jones, che ha scritto sul Guardian: “Niente Chardin? Niente Leonardo? Siamo fortunati che chi ha razziato il Louvre avesse un gusto artistico terribile. Quei ladri ignoranti hanno tralasciato i veri tesori del museo, preferendo noiosi gingilli reali”. Buona lettura!
Tutte le nazioni si danno una missione e quella della Francia è la cultura. Dal 1789, su scala globale, l’impegno della Francia è quello della diffusione culturale, ancora più che della conquista imperiale, militare e amministrativa. Rispetto alle altre potenze, l’influenza culturale, l’attrazione e la seduzione invece della coercizione sono viste quali qualità essenziali per affermare un’influenza internazionale. La cultura va diffusa, in primo luogo tramite la lingua francese, e la Francia si è da secoli data una “missione civilizzatrice”. Monarchia o repubblica, poco importa, la Francia avverte l’eredità di Roma; dai tempi di Francesco I, il re rinascimentale, inizia a importare opere antiche dall’Italia, ma anche artisti, come Leonardo. È proprio così che la Gioconda arriva in Italia, insieme al suo creatore. Poi, sotto Luigi XIV, viene creata l’accademia dell’arte francese a Roma e le copie di moltissime sculture vengono prodotte e portate a Versailles, che si pone l’obiettivo di diventare il luogo ideale per contemplare il patrimonio dell’antichità. È in questo quadro che va letto il progetto del Louvre quale pubblico museo, aperto al pubblico nel 1793.
DALLE ORIGINI SINO ALLA PIRAMIDE
Il Louvre nasce nel 1190 come fortezza difensiva, sulla rive droite della Senna, quale protezione dagli inglesi, che occupano la Normandia. La fortezza, circondata da un fossato, viene costruita con un impianto quadrato, torri agli angoli e alla metà dei lati, doppie torri a est e sud. Il Re Filippo II Augusto non vi soggiorna, ma vi rinchiude dei prigionieri importanti. Si tratta quindi di un carcere, ma anche di un luogo dove conservare e proteggere cose preziose. Di sicuro ai piani inferiori c’è il tesoro del Re, con i gioielli della corona e altri monili. Sopra è conservato denaro contante, in grandi forzieri. Ai piani superiori sono invece custodite le stoffe preziose, all’epoca molto rare e carissime.
Dopo un secolo, il Louvre si trasforma. Carlo V (1338-1380) decide di farne una bella residenza reale, dopo aver fatto costruire le mura difensiva della città nel 1364. Il palazzo viene sopraelevato, sono costruite delle terrazze, create delle finestre e si dà al popolo la possibilità di incontrare il sovrano, per esempio quando deambula nel cortile, per passare dai suoi appartamenti alla cappella. Nuova residenza, oratorio, cappella, biblioteca arricchita di preziosi manoscritti: Carlo V il Saggio abbellisce il Louvre, che domina Parigi in tutta la sua maestà. Il sovrano ama in particolare la vista dalla torre di nord-est, che ospita la biblioteca, che gli permette di ammirare un allevamento di usignoli e altri animali, tra i quali rapaci e qualche leone. Clou della parte nuova del palazzo è la scala, costruita nel 1365 nell’ala nord, con una struttura a spirale famosa in tutta Europa. I regnanti successivi ne fanno talvolta la propria residenza; uno di questi è Enrico V, reso famoso da Shakespeare, re d’Inghilterra e di Francia.
Successivamente, è Francesco I (1494-1547) che riammoderna il palazzo in stile rinascimentale e ne fa la sua residenza principale. Fa costruire il Cortile quadrato, allarga l’edificio ed elimina la prigione. La grande facciata che dà sul Cortile quadrato, costruita da Lescot, diviene un modello architettonico di quell’epoca, impreziosita da grandi finestre, colonne e bassorilievi. Un altro palazzo, però, ha un ruolo fondamentale per il Museo del Louvre. Nel 1528 Francesco I si fa infatti costruire una residenza a Fontainebleau, dove inizia a raccogliere alcune opere d’arte: il duca di Urbino Lorenzo II de’ Medici gli ha regalato due dipinti di Raffaello, la “Sacra Famiglia detta “di Francesco I” e “San Michele”. A queste se ne aggiungono altre di Andrea del Sarto, di Fra Bartolomeo e di Tiziano.
Il massacro inizia proprio all’interno del Louvre, dove è riunita una folla per un matrimonio di riconciliazione tra protestanti e cattolici. Tutti i protestanti all’interno del palazzo vengono massacrati, quindi la notizia si sparge nella città e seguono altri massacri in tutta Parigi per numerosi giorni.
La star del museo oggi è ovviamente la Gioconda, esposta al Louvre sin dal primo giorno e vittima di un furto spettacolare nel 1911. È probabilmente proprio il furto e l’eco che ne fanno i media a rendere la Gioconda la protagonista assoluta del Louvre. Fino ad allora, le grandi protagoniste sono state le statue greco-romane, esposte ancora oggi negli antichi appartamenti della Regina Anna d’Austria (1601-1666). Uno dei grandi simboli della collezione è senza dubbio la Venere di Milo, entrata nel Louvre nel 1824, dono di Re Luigi XVIII (1755-1824).
In un grande salone del Louvre, il Salone quadrato, prospiciente la Grande Galleria, trasformato in cappella, viene celebrato il matrimonio tra Napoleone e Maria Luisa d’Austria nell’aprile del 1810. Proprio le campagne di Napoleone contribuiscono notevolmente alla collezione del museo. Quasi quattrocento opere d’arte sono portate dall’Italia, inclusi i quattro magnifici cavalli bronzei della Cattedrale di San Marco a Venezia. Dopo la caduta di Napoleone, però, i cavalli vengono riportati dai tedeschi a Venezia.
Nel Secondo Impero, Napoleone III (1808-1873) fa edificare una nuova ala del museo, l’Ala Richelieu, che “chiude” per la prima volta il Louvre in un grande quadrilatero che ha da una parte il Castello delle Tuileries e dall’altro il Cortile quadrato. Fino al 1898, l’ala ospita gli appartamenti dei ministri del Secondo Impero.
Agli inizi degli anni ’80 del XX secolo, François Mitterand lancia il progetto Grand Louvre, che prevede la costruzione di una piramide di vetro e metallo nel Cortile Napoleone. Uno dei più grandi cantieri del XX secolo inizia nel 1986. La base della piramide è destinata a coprire 1000 metri quadrati. Con 100 tonnellate di acciaio e 673 elementi di vetro, la maestosa piramide creata dall’architetto Ieoh Ming Pei viene inaugurata il 29 marzo 1989 dal Presidente Mitterand. Accanto alla piramide principale, ve ne sono altre quattro che permettono di illuminare la grande hall di ingresso al museo.
Ultima trasformazione del Louvre, almeno per ora, avviene negli anni ’90. L’ala Richelieu, che ospitava gli uffici del Ministero delle finanze, viene completamente svuotata e ristrutturata. In imponenti saloni vengono installate gigantesche statue mesopotamiche. Notevoli i grandi tori assiri, guardiani di immensi portoni.
I GIOIELLI TRA IMPERO, MONARCHIA E REPUBBLICA (1810–1855)
Il 19 ottobre 2025, il furto di otto gioielli dal Louvre è stato ripreso da social media, giornali, radio e tv di tutto il mondo. Gli otto gioielli vengono creati tra il 1810 e il 1855. Questo periodo costituisce una fase critica della storia francese. In questo arco temporale, la Francia passa infatti dall’apogeo napoleonico alla Restaurazione monarchica, dalla Monarchia di Luglio alla Seconda Repubblica, fino alla nascita del Secondo Impero. Si ripercorrono qui le fasi principali di questo periodo di quasi mezzo secolo, anche in riferimento alle protagoniste femminili che indossarono gli otto monili rubati.
Nel 1810, Napoleone Bonaparte, già Imperatore dei Francesi, decide di rafforzare la propria legittimità attraverso un matrimonio dinastico. Dopo il divorzio da Giuseppina di Beauharnais, sceglie di sposare Maria‑Luisa d’Austria, figlia dell’imperatore Francesco I, rappresentante della casa d’Asburgo-Lorena. Il matrimonio, celebrato con grande pompa, segna una svolta diplomatica: la Francia rivoluzionaria e imperiale si riconcilia simbolicamente con l’Europa monarchica.
Maria‑Luisa, pur giovanissima (18 anni), svolge un ruolo politico delicato: in qualità di imperatrice consorte, partecipa alla costruzione dell’immagine di un impero dinastico e legittimato secondo i canoni tradizionali. Dopo la nascita del re di Roma (Napoleone II) nel 1811, viene esaltata come madre dell’erede imperiale, contribuendo alla stabilizzazione simbolica dell’Impero.
Restaurazione e Monarchia di Luglio: Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie (1830–1848)
Dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna restaura la monarchia borbonica in Francia con Luigi XVIII. Il periodo della Restaurazione (1815-1830) mira a ristabilire l’ordine monarchico e i privilegi nobiliari, ma deve anche confrontarsi con le conquiste politiche e sociali della Rivoluzione francese. Luigi XVIII adotta una Carta costituzionale che mantiene alcune libertà, ma il suo successore, Carlo X, cerca di riportare il potere assoluto, favorendo il clero e l’aristocrazia e limitando la libertà di stampa e il diritto di voto.
Queste politiche reazionarie provocano crescente malcontento tra la borghesia e le classi popolari. Nel luglio 1830, Carlo X emana le Ordinanze di Saint-Cloud, che sospendono la libertà di stampa e sciolgono la Camera dei deputati. La popolazione di Parigi insorge nei cosiddetti “Tre Giorni Gloriosi” (27-29 luglio 1830), costringendo il re ad abdicare e a fuggire.
La monarchia non viene abolita, ma si cerca un compromesso: viene proclamato re Luigi Filippo d’Orléans, “re dei Francesi” e non “di Francia”, simbolo di una monarchia più liberale e borghese. In questo modo nasce la Monarchia di Luglio, che segna il passaggio da un regime restauratore a uno costituzionale.
Accanto a Luigi Filippo d’Orléans, la figura di Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie, sua consorte, assume un ruolo di rilievo nella rappresentazione pubblica della monarchia.
Ortensia di Beauharnais: tra rivoluzione, esilio e maternità imperiale
Un caso a sé è quello di Ortensia di Beauharnais, figlia di Giuseppina e quindi figliastra di Napoleone Bonaparte. Sposata con Luigi Bonaparte, re d’Olanda per volontà del fratello, Ortensia si ritrova in una posizione ambigua: regina senza potere, donna colta e sensibile, mal tollera il ruolo politico marginale che le è imposto.
Ortensia lascia un segno importante nella storia francese per una ragione fondamentale: è la madre di Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III. Dopo la caduta dell’Impero, vive in esilio, soprattutto in Svizzera, e si dedica alla scrittura e alla cultura.
Il ritorno dell’Impero: Napoleone III e il consolidamento del regime (1852–1855)
Nel 1852, dopo un colpo di Stato e un plebiscito popolare, Luigi Napoleone Bonaparte si proclama imperatore con il nome di Napoleone III, dando inizio al Secondo Impero. Questo nuovo regime si presenta come una sintesi tra autoritarismo, modernizzazione e legittimazione democratica plebiscitaria.
Sebbene Ortensia sia già scomparsa (morta nel 1837), il suo ricordo viene coltivato nel quadro del mito fondatore.
Dal punto di vista interno, Napoleone III promuove una politica di ammodernamento economico, industriale e urbanistico, con il progetto di trasformazione di Parigi a opera del barone Haussmann. Sul piano internazionale, la partecipazione alla Guerra di Crimea (1853–1856) sancisce il ritorno della Francia quale grande potenza europea. Il 1855, in particolare, segna la consacrazione del regime anche attraverso l’Esposizione Universale a Parigi.
SEGNALAZIONI
Libri
Histoire du Louvre, a cura di G. Bresc-Bautier e G. Fonkenell, Edizioni Fayard, 2016
Opera monumentale di 2500 pagine in tre volumi, raccolti in un cofanetto. Un tempo residenza dei re di Francia, il Louvre è oggi il museo più prestigioso del mondo, con otto secoli di storia. Quest’opera ne ripercorre l’evoluzione architettonica e artistica, dalle origini al “Grand Louvre”. Attraverso documenti, immagini e testimonianze, si analizzano la nascita del museo nel 1793, la sua crescita nei vari regimi politici e le trasformazioni moderne, offrendo anche un dizionario tematico dei suoi elementi principali.
Les chefs-d'oeuvre du Musée du Louvre, a cura di L. Bachechi, E. Castellani, F. Curti, Traduttore E. Castellani, Edizioni Place des Victoires, 2017
Le collezioni del Louvre comprendono antichità orientali, egizie, greche, etrusche e romane, oltre a dipinti da Cimabue a Ingres. Con confronti con altre opere o altri artisti, ogni dipinto o scultura è studiato nel suo insieme, poi analizzato nei dettagli. Un viaggio affascinante nelle sale del museo più prestigioso del mondo.
Film
Napoleone. Nel nome dell’arte. Diretto da Giovanni Piscaglia, 2021.
Il film esplora il rapporto tra Napoleone Bonaparte e l’arte e la cultura, mostrando come le sue campagne militari e politiche abbiano promosso musei, scuole, biblioteche e la valorizzazione di antichi popoli. Con la guida dell’attore Jeremy Irons, si viaggia da Milano a Parigi fino all’Egitto, analizzando le spoliazioni, le riforme e l’eredità estetica del periodo napoleonico. Particolarmente importante il ruolo del Louvre nel docu-film.