Storie di Storia / 91. Il Louvre

Storie di Storia / 91. Il Louvre

Newsletter quindicinale – 30 ottobre 2025

10 minuti di lettura

Il furto dei gioielli del Louvre, perpetrato il 19 ottobre 2025, ha riportato il Louvre sui media di tutto il mondo come mai prima. Ne approfittiamo per raccontare la storia del museo, dalle origini del XII secolo ai giorni nostri. Inoltre, vi raccontiamo cosa succedeva in Francia (e anche in Europa) nel periodo di quasi mezzo secolo durante il quale gli otto gioielli rubati venivano prodotti e indossati. Chissà se ha ragione Jonathan Jones, che ha scritto sul Guardian: “Niente Chardin? Niente Leonardo? Siamo fortunati che chi ha razziato il Louvre avesse un gusto artistico terribile. Quei ladri ignoranti hanno tralasciato i veri tesori del museo, preferendo noiosi gingilli reali”. Buona lettura!

La Grande Galerie del Louvre, 1844, stampa da incisione su acciaio. Autore: Thomas Allom, 1844 circa.
Fonte: Marie-Lan Nguyen (2012)
La Grande Galerie del Louvre, 1844, stampa da incisione su acciaio. Autore: Thomas Allom, 1844 circa. Fonte: Marie-Lan Nguyen (2012) 
IL SENSO DEL LOUVRE

Tutte le nazioni si danno una missione e quella della Francia è la cultura. Dal 1789, su scala globale, l’impegno della Francia è quello della diffusione culturale, ancora più che della conquista imperiale, militare e amministrativa. Rispetto alle altre potenze, l’influenza culturale, l’attrazione e la seduzione invece della coercizione sono viste quali qualità essenziali per affermare un’influenza internazionale. La cultura va diffusa, in primo luogo tramite la lingua francese, e la Francia si è da secoli data una “missione civilizzatrice”. Monarchia o repubblica, poco importa, la Francia avverte l’eredità di Roma; dai tempi di Francesco I, il re rinascimentale, inizia a importare opere antiche dall’Italia, ma anche artisti, come Leonardo. È proprio così che la Gioconda arriva in Italia, insieme al suo creatore. Poi, sotto Luigi XIV, viene creata l’accademia dell’arte francese a Roma e le copie di moltissime sculture vengono prodotte e portate a Versailles, che si pone l’obiettivo di diventare il luogo ideale per contemplare il patrimonio dell’antichità. È in questo quadro che va letto il progetto del Louvre quale pubblico museo, aperto al pubblico nel 1793.

DALLE ORIGINI SINO ALLA PIRAMIDE

Il Louvre nasce nel 1190 come fortezza difensiva, sulla rive droite della Senna, quale protezione dagli inglesi, che occupano la Normandia. La fortezza, circondata da un fossato, viene costruita con un impianto quadrato, torri agli angoli e alla metà dei lati, doppie torri a est e sud. Il Re Filippo II Augusto non vi soggiorna, ma vi rinchiude dei prigionieri importanti. Si tratta quindi di un carcere, ma anche di un luogo dove conservare e proteggere cose preziose. Di sicuro ai piani inferiori c’è il tesoro del Re, con i gioielli della corona e altri monili. Sopra è conservato denaro contante, in grandi forzieri. Ai piani superiori sono invece custodite le stoffe preziose, all’epoca molto rare e carissime.

Dopo un secolo, il Louvre si trasforma. Carlo V (1338-1380) decide di farne una bella residenza reale, dopo aver fatto costruire le mura difensiva della città nel 1364. Il palazzo viene sopraelevato, sono costruite delle terrazze, create delle finestre e si dà al popolo la possibilità di incontrare il sovrano, per esempio quando deambula nel cortile, per passare dai suoi appartamenti alla cappella. Nuova residenza, oratorio, cappella, biblioteca arricchita di preziosi manoscritti: Carlo V il Saggio abbellisce il Louvre, che domina Parigi in tutta la sua maestà. Il sovrano ama in particolare la vista dalla torre di nord-est, che ospita la biblioteca, che gli permette di ammirare un allevamento di usignoli e altri animali, tra i quali rapaci e qualche leone. Clou della parte nuova del palazzo è la scala, costruita nel 1365 nell’ala nord, con una struttura a spirale famosa in tutta Europa. I regnanti successivi ne fanno talvolta la propria residenza; uno di questi è Enrico V, reso famoso da Shakespeare, re d’Inghilterra e di Francia.

Successivamente, è Francesco I (1494-1547) che riammoderna il palazzo in stile rinascimentale e ne fa la sua residenza principale. Fa costruire il Cortile quadrato, allarga l’edificio ed elimina la prigione. La grande facciata che dà sul Cortile quadrato, costruita da Lescot, diviene un modello architettonico di quell’epoca, impreziosita da grandi finestre, colonne e bassorilievi. Un altro palazzo, però, ha un ruolo fondamentale per il Museo del Louvre. Nel 1528 Francesco I si fa infatti costruire una residenza a Fontainebleau, dove inizia a raccogliere alcune opere d’arte: il duca di Urbino Lorenzo II de’ Medici gli ha regalato due dipinti di Raffaello, la “Sacra Famiglia detta “di Francesco I” e “San Michele”. A queste se ne aggiungono altre di Andrea del Sarto, di Fra Bartolomeo e di Tiziano.

La Sacra Famiglia di Francesco I, di Raffaello, 1518, regalo di Lorenzo II de’ Medici a Francesco I e ora esposto al Louvre. Fotografo: photo Shonagon 2022-08-11
La Sacra Famiglia di Francesco I, di Raffaello, 1518, regalo di Lorenzo II de’ Medici a Francesco I e ora esposto al Louvre. Fotografo: photo Shonagon 2022-08-11 
Fondamentale l’apporto del Re Enrico IV (1553-1610), che concepisce il “Grand dessein des Bourbons”: la superficie del cortile esistente è quadruplicato e viene fatta costruire la Grande galleria del Louvre sulla Senna, lunga 460 metri, opera architettonica straordinaria per l’epoca. L’ultimo piano è riservato esclusivamente al sovrano, che se ne serve per recarsi dal Louvre al Palazzo delle Tuileries, per organizzare manifestazioni, ma anche per i giochi di suo figlio, il futuro Luigi XIII, che può essere intrattenuto anche da una volpe o un cammello, portati su dal personale dal giardino, specie se il tempo è inclemente. Dal Cortile quadrato il Re e la sua corte possono accedere direttamente nella Sala da ballo, che oggi ospita capolavori della scultura. In questa sala ha un ruolo di riguardo la statua di Diana di Versailles: la statua romana, copia di una greca scomparsa, viene scoperta in Italia e regalata nel 1556 da Papa Paolo IV a Enrico II (1519-1559). Il Re la colloca nel giardino del Castello di Fontainebleau e conosce una grande popolarità. Quando nel 1608 Barthélémy Prieur riceve l’incarico di restaurarla, aggiunge un cervo accanto alla dea. Il gruppo viene portato nel Louvre e una copia in bronzo viene posta a Fontainebleau. Quando Luigi XIV (1638-1715) la trasferisce nella Sala degli specchi a Versailles, acquisisce un nuovo nome, Diana di Versailles. Nel 1798, però, viene portata nuovamente al Louvre, dove rimane tuttora. L’architettura classica della sala, abbellita da un arco di trionfo che sormonta il trono del sovrano e da quattro cariatidi che sostengono un balcone pensato per i musicisti, simboleggia la grandezza della monarchia francese, che non va considerata inferiore alle civiltà del passato, Roma in primis. Durante il regno di Francesco I la collezione reale di opere d’arte raggiunge i 200 pezzi.

Il Louvre conosce anche eventi sanguinosi, come la Notte di San Bartolomeo, la strage compiuta tra il 23 e il 24 agosto 1572 dai cattolici ai danni degli ugonotti, dopo il segnale di attacco lanciato dal campanile della chiesa del convento des Grands-Augustins (secondo altri invece dalla chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois), che si trova nei pressi del Louvre.

Il massacro inizia proprio all’interno del Louvre, dove è riunita una folla per un matrimonio di riconciliazione tra protestanti e cattolici. Tutti i protestanti all’interno del palazzo vengono massacrati, quindi la notizia si sparge nella città e seguono altri massacri in tutta Parigi per numerosi giorni.

Il Massacro di San Bartolomeo, di François Dubois, dipinto tra il 1572 e il 1584, olio su legno, esposto al Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna. A sinistra si riconosce la chiesa del convento des Grands-Augustins (oggi scomparso), dal cui campanile suonò la campana che dette il via alla strage, la Senna e il pont des Meuniers. Al centro il Louvre e Caterina de Medici, la vedova nera, considerata la prima istigatrice del massacro.
Il Massacro di San Bartolomeo, di François Dubois, dipinto tra il 1572 e il 1584, olio su legno, esposto al Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna. A sinistra si riconosce la chiesa del convento des Grands-Augustins (oggi scomparso), dal cui campanile suonò la campana che dette il via alla strage, la Senna e il pont des Meuniers. Al centro il Louvre e Caterina de Medici, la vedova nera, considerata la prima istigatrice del massacro. 
Più di 200 anni dopo, il Louvre diventa museo, pochi anni dopo la Rivoluzione. Il 10 agosto 1793, infatti, o il 18 germinale del settimo anno dalla Rivoluzione, viene infatti inaugurato il Museo del Louvre. Luigi XV (1701-1774) è stato probabilmente il primo ad avere l’idea di aprire un museo, ma nel 1793, per la prima volta, sono esposte le collezioni reali, ma anche centinaia di opere confiscate al clero e a immigrati. Il museo, molto ambizioso, ha la missione di educare tutti i cittadini e di diffondere la cultura.

La star del museo oggi è ovviamente la Gioconda, esposta al Louvre sin dal primo giorno e vittima di un furto spettacolare nel 1911. È probabilmente proprio il furto e l’eco che ne fanno i media a rendere la Gioconda la protagonista assoluta del Louvre. Fino ad allora, le grandi protagoniste sono state le statue greco-romane, esposte ancora oggi negli antichi appartamenti della Regina Anna d’Austria (1601-1666). Uno dei grandi simboli della collezione è senza dubbio la Venere di Milo, entrata nel Louvre nel 1824, dono di Re Luigi XVIII (1755-1824).

La Venere di Milo, autore sconosciuto, ritrovata a Melos nel 1820, scolpita probabilmente tra il 150 e il 100 a.C., periodo ellenistico. Fotografo: Chosovi
La Venere di Milo, autore sconosciuto, ritrovata a Melos nel 1820, scolpita probabilmente tra il 150 e il 100 a.C., periodo ellenistico. Fotografo: Chosovi 

In un grande salone del Louvre, il Salone quadrato, prospiciente la Grande Galleria, trasformato in cappella, viene celebrato il matrimonio tra Napoleone e Maria Luisa d’Austria nell’aprile del 1810. Proprio le campagne di Napoleone contribuiscono notevolmente alla collezione del museo. Quasi quattrocento opere d’arte sono portate dall’Italia, inclusi i quattro magnifici cavalli bronzei della Cattedrale di San Marco a Venezia. Dopo la caduta di Napoleone, però, i cavalli vengono riportati dai tedeschi a Venezia.

Nel Secondo Impero, Napoleone III (1808-1873) fa edificare una nuova ala del museo, l’Ala Richelieu, che “chiude” per la prima volta il Louvre in un grande quadrilatero che ha da una parte il Castello delle Tuileries e dall’altro il Cortile quadrato. Fino al 1898, l’ala ospita gli appartamenti dei ministri del Secondo Impero.

Agli inizi degli anni ’80 del XX secolo, François Mitterand lancia il progetto Grand Louvre, che prevede la costruzione di una piramide di vetro e metallo nel Cortile Napoleone. Uno dei più grandi cantieri del XX secolo inizia nel 1986. La base della piramide è destinata a coprire 1000 metri quadrati. Con 100 tonnellate di acciaio e 673 elementi di vetro, la maestosa piramide creata dall’architetto Ieoh Ming Pei viene inaugurata il 29 marzo 1989 dal Presidente Mitterand. Accanto alla piramide principale, ve ne sono altre quattro che permettono di illuminare la grande hall di ingresso al museo.

Ultima trasformazione del Louvre, almeno per ora, avviene negli anni ’90. L’ala Richelieu, che ospitava gli uffici del Ministero delle finanze, viene completamente svuotata e ristrutturata. In imponenti saloni vengono installate gigantesche statue mesopotamiche. Notevoli i grandi tori assiri, guardiani di immensi portoni.

Il Louvre di fronte ai Gardini delle Tuileries. Fotografo: DiscoA340
Il Louvre di fronte ai Gardini delle Tuileries. Fotografo: DiscoA340 
BELFAGOR, IL FANTASMA DEL LOUVRE Nel 1927 lo scrittore francese Arthur Bernède pubblica il romanzo “Belfagor”, che racconta di un incredibile fenomeno che sconvolge Parigi: sembra che all’interno del Museo del Louvre viva un fantasma, che indossa la maschera del dio moabita Belfagor. Dopo che un uomo viene trovato morto nel museo, apparentemente ucciso dal fantasma, inizia un’indagine per scoprire la verità. Il romanzo viene portato sul grande schermo l’anno di uscita del romanzo dal regista Henri Desfontaine, in un serial cinematografico. Ma il nome Belfagor è soprattutto associato al telefilm francese del 1965, “Belfagor o Il fantasma del Louvre”, che ha uno straordinario successo in Francia e a livello internazionale. In Italia lo guardano diciotto milioni di telespettatori. Tra gli attori protagonisti, la cantante Juliette Gréco. Nel 2001 esce un altro film con lo stesso nome del telefilm, diretto da Jean-Paul Salomé, con Sophie Marceau, Michel Serrault e Julie Christie. I GIOIELLI TRA IMPERO, MONARCHIA E REPUBBLICA (1810–1855)
Il 19 ottobre 2025, il furto di otto gioielli dal Louvre è stato ripreso da social media, giornali, radio e tv di tutto il mondo. Gli otto gioielli vengono creati tra il 1810 e il 1855. Questo periodo costituisce una fase critica della storia francese. In questo arco temporale, la Francia passa infatti dall’apogeo napoleonico alla Restaurazione monarchica, dalla Monarchia di Luglio alla Seconda Repubblica, fino alla nascita del Secondo Impero. Si ripercorrono qui le fasi principali di questo periodo di quasi mezzo secolo, anche in riferimento alle protagoniste femminili che indossarono gli otto monili rubati.

I GIOIELLI TRA IMPERO, MONARCHIA E REPUBBLICA (1810–1855)

Il 19 ottobre 2025, il furto di otto gioielli dal Louvre è stato ripreso da social media, giornali, radio e tv di tutto il mondo. Gli otto gioielli vengono creati tra il 1810 e il 1855. Questo periodo costituisce una fase critica della storia francese. In questo arco temporale, la Francia passa infatti dall’apogeo napoleonico alla Restaurazione monarchica, dalla Monarchia di Luglio alla Seconda Repubblica, fino alla nascita del Secondo Impero. Si ripercorrono qui le fasi principali di questo periodo di quasi mezzo secolo, anche in riferimento alle protagoniste femminili che indossarono gli otto monili rubati.

Il crepuscolo dell’Impero napoleonico e la figura di Maria-Luisa d’Austria (1810–1815)

Nel 1810, Napoleone Bonaparte, già Imperatore dei Francesi, decide di rafforzare la propria legittimità attraverso un matrimonio dinastico. Dopo il divorzio da Giuseppina di Beauharnais, sceglie di sposare Maria‑Luisa d’Austria, figlia dell’imperatore Francesco I, rappresentante della casa d’Asburgo-Lorena. Il matrimonio, celebrato con grande pompa, segna una svolta diplomatica: la Francia rivoluzionaria e imperiale si riconcilia simbolicamente con l’Europa monarchica.

Maria‑Luisa, pur giovanissima (18 anni), svolge un ruolo politico delicato: in qualità di imperatrice consorte, partecipa alla costruzione dell’immagine di un impero dinastico e legittimato secondo i canoni tradizionali. Dopo la nascita del re di Roma (Napoleone II) nel 1811, viene esaltata come madre dell’erede imperiale, contribuendo alla stabilizzazione simbolica dell’Impero.

Tuttavia, dopo la disfatta di Lipsia e l’esilio di Napoleone all’Elba nel 1814, Maria‑Luisa si allontana dalla scena francese. Rientrata nella sfera asburgica, diviene duchessa di Parma per volontà del Congresso di Vienna. Il suo distacco dal destino del marito — che non segue né all’Elba né a Sant’Elena — è spesso interpretato come un tradimento personale, ma può essere letto anche come una strategia di sopravvivenza dinastica. In ogni caso, la sua parabola riflette l’ambiguità dell’Impero napoleonico: universalista nelle premesse, ma costretto a cercare legittimità nelle pratiche dell’ancien régime.

Restaurazione e Monarchia di Luglio: Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie (1830–1848)

Dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna restaura la monarchia borbonica in Francia con Luigi XVIII. Il periodo della Restaurazione (1815-1830) mira a ristabilire l’ordine monarchico e i privilegi nobiliari, ma deve anche confrontarsi con le conquiste politiche e sociali della Rivoluzione francese. Luigi XVIII adotta una Carta costituzionale che mantiene alcune libertà, ma il suo successore, Carlo X, cerca di riportare il potere assoluto, favorendo il clero e l’aristocrazia e limitando la libertà di stampa e il diritto di voto.

Queste politiche reazionarie provocano crescente malcontento tra la borghesia e le classi popolari. Nel luglio 1830, Carlo X emana le Ordinanze di Saint-Cloud, che sospendono la libertà di stampa e sciolgono la Camera dei deputati. La popolazione di Parigi insorge nei cosiddetti “Tre Giorni Gloriosi” (27-29 luglio 1830), costringendo il re ad abdicare e a fuggire.

La monarchia non viene abolita, ma si cerca un compromesso: viene proclamato re Luigi Filippo d’Orléans, “re dei Francesi” e non “di Francia”, simbolo di una monarchia più liberale e borghese. In questo modo nasce la Monarchia di Luglio, che segna il passaggio da un regime restauratore a uno costituzionale.

Accanto a Luigi Filippo d’Orléans, la figura di Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie, sua consorte, assume un ruolo di rilievo nella rappresentazione pubblica della monarchia.

Maria Amalia di Borbone, indossa tiara, collana e orecchini che saranno rubati nel 2025. Olio su tela di Louis Hersent, dipinto nel 1836. Collezione del Palazzo di Versailles. Fonte: http://collections.chateauversailles.fr/#399dd6b1-d90c-4ac3-83ff-817cde1fa911
Maria Amalia di Borbone, indossa tiara, collana e orecchini che saranno rubati nel 2025. Olio su tela di Louis Hersent, dipinto nel 1836. Collezione del Palazzo di Versailles. Fonte: http://collections.chateauversailles.fr/#399dd6b1-d90c-4ac3-83ff-817cde1fa911 
Maria Amalia porta in dote alla corte francese un bagaglio simbolico di legittimità borbonica e una rete di relazioni transnazionali. Contrariamente alla frivolezza attribuita a molte regine dell’ancien régime, Maria Amalia si presenta come una donna devota, sobria, madre esemplare. La sua immagine viene strumentalizzata per rafforzare l’ideale di una monarchia “morale” e familiare, adatta ai tempi della modernizzazione borghese. Tuttavia, queste virtù non bastano a salvare il regime: nel 1848, di fronte ai moti rivoluzionari, Luigi Filippo abdica e la famiglia reale si rifugia in Inghilterra. Maria Amalia, che ha visto crollare le monarchie in cui aveva creduto, rimane un simbolo della monarchia cristiana fino alla sua morte. La Seconda repubblica che si afferma dopo i moti del ’48 dura solo due anni, fino al 1851, ma per la prima volta istituisce il suffragio universale maschile. Per rimarcare l’influenza delle sorti francesi sugli altri Paesi, Metternich ebbe a dire: “quando la Francia starnutisce, l’Europa prende il raffreddore”. E così l’istituzione della seconda repubblica ispira altre rivoluzioni liberali nell’Impero austro-ungarico, negli Stati germanici e nella penisola italiana.

Ortensia di Beauharnais: tra rivoluzione, esilio e maternità imperiale

Un caso a sé è quello di Ortensia di Beauharnais, figlia di Giuseppina e quindi figliastra di Napoleone Bonaparte. Sposata con Luigi Bonaparte, re d’Olanda per volontà del fratello, Ortensia si ritrova in una posizione ambigua: regina senza potere, donna colta e sensibile, mal tollera il ruolo politico marginale che le è imposto.

Ortensia lascia un segno importante nella storia francese per una ragione fondamentale: è la madre di Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III. Dopo la caduta dell’Impero, vive in esilio, soprattutto in Svizzera, e si dedica alla scrittura e alla cultura.

Ortensia di Beauharnais in un ritratto di Anne-Loius Girodet de Roussy-Trioson, dipinto realizzato tra il 
1805 e il 1809, olio su tela. Collezione del Rijksmuseum. 
Fonte: http://hdl.handle.net/10934/RM0001.COLLECT.355957
Ortensia di Beauharnais in un ritratto di Anne-Loius Girodet de Roussy-Trioson, dipinto realizzato tra il 1805 e il 1809, olio su tela. Collezione del Rijksmuseum. Fonte: http://hdl.handle.net/10934/RM0001.COLLECT.355957 
Il ruolo di Ortensia è centrale nella formazione dell’identità bonapartista post-napoleonica: nel figlio, educato nel culto del padre e della gloria imperiale, si rafforzano gli ideali di riscatto. Ortensia rappresenta dunque il legame vivente tra il Primo e il Secondo Impero.

Il ritorno dell’Impero: Napoleone III e il consolidamento del regime (1852–1855)

Nel 1852, dopo un colpo di Stato e un plebiscito popolare, Luigi Napoleone Bonaparte si proclama imperatore con il nome di Napoleone III, dando inizio al Secondo Impero. Questo nuovo regime si presenta come una sintesi tra autoritarismo, modernizzazione e legittimazione democratica plebiscitaria.

Sebbene Ortensia sia già scomparsa (morta nel 1837), il suo ricordo viene coltivato nel quadro del mito fondatore.

Dal punto di vista interno, Napoleone III promuove una politica di ammodernamento economico, industriale e urbanistico, con il progetto di trasformazione di Parigi a opera del barone Haussmann. Sul piano internazionale, la partecipazione alla Guerra di Crimea (1853–1856) sancisce il ritorno della Francia quale grande potenza europea. Il 1855, in particolare, segna la consacrazione del regime anche attraverso l’Esposizione Universale a Parigi.

SEGNALAZIONI

Libri

Histoire du Louvre, a cura di G. Bresc-Bautier e G. Fonkenell, Edizioni Fayard, 2016

Opera monumentale di 2500 pagine in tre volumi, raccolti in un cofanetto. Un tempo residenza dei re di Francia, il Louvre è oggi il museo più prestigioso del mondo, con otto secoli di storia. Quest’opera ne ripercorre l’evoluzione architettonica e artistica, dalle origini al “Grand Louvre”. Attraverso documenti, immagini e testimonianze, si analizzano la nascita del museo nel 1793, la sua crescita nei vari regimi politici e le trasformazioni moderne, offrendo anche un dizionario tematico dei suoi elementi principali.

Les chefs-d'oeuvre du Musée du Louvre, a cura di L. Bachechi, E. Castellani, F. Curti, Traduttore E. Castellani, Edizioni Place des Victoires, 2017

Le collezioni del Louvre comprendono antichità orientali, egizie, greche, etrusche e romane, oltre a dipinti da Cimabue a Ingres. Con confronti con altre opere o altri artisti, ogni dipinto o scultura è studiato nel suo insieme, poi analizzato nei dettagli. Un viaggio affascinante nelle sale del museo più prestigioso del mondo.

Film

Napoleone. Nel nome dell’arte. Diretto da Giovanni Piscaglia, 2021.

Il film esplora il rapporto tra Napoleone Bonaparte e l’arte e la cultura, mostrando come le sue campagne militari e politiche abbiano promosso musei, scuole, biblioteche e la valorizzazione di antichi popoli. Con la guida dell’attore Jeremy Irons, si viaggia da Milano a Parigi fino all’Egitto, analizzando le spoliazioni, le riforme e l’eredità estetica del periodo napoleonico. Particolarmente importante il ruolo del Louvre nel docu-film.

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