Aramburu, quando la letteratura fa la mappa del mondo
di Bruno ArpaiaFernando Aramburu è un autore ormai notissimo per romanzi articolati e pieni di sottigliezze tecniche come I rondoni e Anni lenti, e soprattutto per un libro come Patria, che ha segnato un prima e un dopo nel modo in cui si guarda ai Paesi Baschi degli ultimi cinquant’anni. A ragione, Patria è diventato un enorme successo internazionale e ha trasformato l’autore basco in un romanziere davvero «europeo»: per la complessa architettura che sostiene l’intera impalcatura del racconto, facendo però in modo che il lettore non percepisca mai lo sforzo, l’ansimare dello scrittore; per la lingua, capace di spaziare su moltissimi registri e di adattarsi come un vestito ai diversi protagonisti; perché, grazie al fatto che il romanziere è arrivato dove né il giornalismo né la storia potevano arrivare, il libro non parla soltanto ai baschi o agli spagnoli, ma illumina spazi intimi di ciascuno di noi quando la Storia lo trasforma in una vittima, in un carnefice, o in un semplice spettatore partecipe…
Fernando Aramburu è un autore ormai notissimo per romanzi articolati e pieni di sottigliezze tecniche come I rondoni e Anni lenti, e soprattutto per un libro come Patria, che ha segnato un prima e un dopo nel modo in cui si guarda ai Paesi Baschi degli ultimi cinquant’anni. A ragione, Patria è diventato un enorme successo internazionale e ha trasformato l’autore basco in un romanziere davvero «europeo»: per la complessa architettura che sostiene l’intera impalcatura del racconto, facendo però in modo che il lettore non percepisca mai lo sforzo, l’ansimare dello scrittore; per la lingua, capace di spaziare su moltissimi registri e di adattarsi come un vestito ai diversi protagonisti; perché, grazie al fatto che il romanziere è arrivato dove né il giornalismo né la storia potevano arrivare, il libro non parla soltanto ai baschi o agli spagnoli, ma illumina spazi intimi di ciascuno di noi quando la Storia lo trasforma in una vittima, in un carnefice, o in un semplice spettatore partecipe di un’atmosfera di violenza.
Aramburu, però, non è nuovo neanche al genere dei racconti: prima di questo Ultima notte da poveri appena uscito per Guanda, infatti, aveva già pubblicato raccolte come Dopo le fiamme o Il trombettiere dell’utopia. Il racconto, si sa, è un genere complesso e difficile, in cui bisogna agganciare il lettore in maniera quasi immediata, mantenere la tensione e l’interesse in poche pagine, non usare nemmeno una virgola in più o in meno del necessario e chiudere con un finale d’impatto. Un genere che, come diceva Cortázar, è costretto a vincere per Ko e non ai punti, come invece può fare il romanzo.
Per nulla spaventato da queste difficoltà, e, anzi, perfettamente a proprio agio nelle sfide letterarie, l’autore basco ha scritto una serie di racconti intensi e sorprendenti, spiazzanti e desolanti, sebbene diversi tra loro, giacché spaziano dall’emozione al terrore, dall’assurdo all’ironia, dall’angoscia alla normalità inquietante.
Aramburu scava nelle meschinità quotidiane, nei meandri della vita di coppia, nelle invidie, nei sentimenti più inconfessabili, nelle pieghe dell’assurdo in cui ci imbattiamo ogni giorno, con la sua cifra stilistica di una scrittura precisa e variegata nei registri.
C’è, per esempio, la storia di un uomo che, guidando, deve decidere in pochi istanti se travolgere un bambino o un anziano; quella di una donna che compra per la nipotina un giocattolo di seconda mano, ma poi si pente di averlo strappato a un altro bambino; quella di una coppia che ha difficoltà a rapportarsi a un vicino, un amico, che si è ammalato di cancro; o quella, finale, di un uomo anziano caduto a terra per strada che, per motivi «superiori» e incomprensibili, nessuno può aiutare a rialzarsi.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di personaggi e di storie comuni, non troppo lontani dalle nostre vite. In questo modo l’autore ci costringe a guardarci dentro fino in fondo, facendoci ritrovare spesso meschini, egoisti, avidi, apatici, vigliacchi o privi di empatia. Sembra, cioè, che nella forma racconto Aramburu sia più propenso a far sgocciolare qualche dose di veleno nella sua scrittura, compensandola comunque con una robusta iniezione di un’ironia sottile e malinconica. Insomma, da grande osservatore e ritrattista del genere umano qual è, Aramburu ci cartografa in una mappa emozionale che funziona come uno specchio in cui non sempre vediamo la migliore versione di noi stessi, bensì il Male che custodiamo dentro, spesso senza neanche saperlo. Ma non è soprattutto questa la funzione della migliore letteratura? Guardare il Male negli occhi, dovunque si trovi, e non distogliere lo sguardo.
Gli appuntamenti
Venerdì 14 novembre 2025 (ore 19) presso il Circolo dei lettori, via Bogino 9, Torino, per il Festival Radici, Fernando Aramburu incontra Bruno Arpaia
Sabato 15 novembre 2025 (ore 16.30) presso Centro incontri Provincia, sala blu, Cuneo, per Scrittorincittà, Fernando Aramburu dialoga con Giorgio Scianna