✕

Frida Kahlo e lo strano affare della Casa Rossa

Una stanza del nuovo Museo Casa Kahlo a Città del Messico (afp)

Ascolta l'audio

A qualche mese dall’apertura, la nuova dimora museo dedicata alla pittrice a Città del Messico, gestita da alcune parenti, è al centro di una polemica che coinvolge anche giornali reputati come Le Monde. Si tratta dell’ultimo capitolo del grande business che da almeno un ventennio cresce intorno all’immagine di un’artista diventata icona pop
2 minuti di lettura

Povera Frida Kahlo. Se, come si è sussurrato per anni – diceria riportata persino da alcune riviste d’arte – lo spettro della pittrice si aggira nelle stanze della sua casa di Coyoacán, a Città del Messico, di certo in questi mesi ha nuovi motivi per essere inquieto. La fama planetaria dell’artista diventata icona del femminismo, feticcio delle star (è di questi giorni la foto postata da Madonna su Instagram, scattata nel salotto del suo appartamento, con sullo sfondo il celebre Autoritratto con scimmia, dipinto da Kahlo nel 1940) ha portato a un’esplosione di marketing intorno alla sua figura, con tentativi più o meno legali, legittimi e di buon gusto di sfruttarne l’immagine.

Comunista, anticonformista, malata e sofferente, eppure geniale costruttrice del proprio mito, n…

Povera Frida Kahlo. Se, come si è sussurrato per anni – diceria riportata persino da alcune riviste d’arte – lo spettro della pittrice si aggira nelle stanze della sua casa di Coyoacán, a Città del Messico, di certo in questi mesi ha nuovi motivi per essere inquieto. La fama planetaria dell’artista diventata icona del femminismo, feticcio delle star (è di questi giorni la foto postata da Madonna su Instagram, scattata nel salotto del suo appartamento, con sullo sfondo il celebre Autoritratto con scimmia, dipinto da Kahlo nel 1940) ha portato a un’esplosione di marketing intorno alla sua figura, con tentativi più o meno legali, legittimi e di buon gusto di sfruttarne l’immagine.

Comunista, anticonformista, malata e sofferente, eppure geniale costruttrice del proprio mito, nemmeno l’artista di Coyoacán, scomparsa nel 1954, avrebbe potuto immaginare di finire, al pari della Gioconda, su oggetti di ogni tipo, dalle t-shirt ai cuscini, dalle scarpe agli abiti ai cosmetici, spesso con riproduzioni delle sue opere, in particolare proprio gli autoritratti, di qualità scarsissima o palesemente ritoccate. E chissà cosa direbbe adesso sapendo che nella sua città natale si discute di dove, come e quando ha effettivamente vissuto.

Una nuova polemica è nata intorno alla nuova casa museo, inaugurata lo scorso settembre a Città del Messico, che in concorrenza con la celebre Casa Azul custodirebbe le sue memorie familiari. Situato nello stesso quartiere di Città del Messico e a poche case di distanza, il nuovo Museo Casa Kahlo, chiamato da tutti Casa Roja (“casa rossa”), si trova infatti a due isolati dalla Casa Azul, che è aperta al pubblico con il nome di Museo Frida Kahlo.

La Casa Rossa appartiene a due parenti di Frida, la pronipote Mara Romeo, 72 anni, e sua figlia Mara de Anda, 46 anni, che fanno da guida nella visita. Un pannello all’ingresso invita a visitare l’abitazione “dimora della famiglia Kahlo per quattro generazioni”. Ma secondo quanto ricostruito da Anne Vigna, corrispondente del quotidiano francese Le Monde si tratterebbe di un’operazione filologicamente dubbia, con molti punti oscuri.

Nell’abitazione visse effettivamente Cristina Kahlo, l'unica sorella di Frida ad aver avuto figli (tra cui Isolda, la madre di Mara Romeo) ma contrariamente a quanto sostenuto dalle “due Mara” come vengono chiamate le proprietarie nel loro quartiere, i genitori di Frida non vi avrebbero mai abitato. E la stessa Frida, che pure sicuramente conosceva bene la casa, a causa delle sue precarie condizioni di salute l’avrebbe visitata meno spesso di ciò che si vuole fare credere, probabilmente risiedendovi soltanto per qualche settimana.

Pare che in Messico gli specialisti dell’artista non abbiano voluto criticare apertamente l’apertura del Museo Casa Kahlo per non inimicarsi le proprietarie, ma abbiano abbandonato i propri freni quando un affresco decorativo all’interno dell’abitazione, ritrovato soltanto di recente poiché coperto da vari strati di vernice, è stato attribuito all’artista. Sia la storica dell’arte tedesca Helga Prignitz-Poda che il biografo Luis-Martín Lozano, specialisti dell’opera di Frida, hanno negato con Le Monde che possa trattarsi di un affresco di sua mano. Ci sarebbero altre inesattezze, tra cui il fatto che una cantina sia stata indicata come “rifugio” di Frida, che invece aveva ovviamente, a causa della sua malattia, enormi difficoltà a scendere le scale, e alcune citazioni inventate. Chissà che il fantasma di Frida non decida di fare a piedi i pochi metri che separano la Casa Azzurra da quella Rossa per far capire, con qualche ben studiata apparizione notturna, qual è la verità.

Leggi i commenti