Se la Gallia è divisa in tre parti, due sono le notizie riguardanti Lee Child, scrittore britannico e autore della fortunata serie di Jack Reacher – in Italia pubblicata da Longanesi – che ha venduto, nel mondo, più di cento milioni di copie. La prima è che dopo aver vissuto per anni negli Stati Uniti d’America è tornato in Inghilterra successivamente all’ascesa di Trump, la seconda – è più fresca, era sul Guardian – propone di introdurre la lettura dei thriller nei programmi scolastici inglesi perché ha capito, in seguito a una serie di lezioni che sta tenendo nelle carceri di Doncaster, che i classici per i bambini sono troppo, respingono, allontanano, non favoriscono la lettura.
Lee Child comprende benissimo che chi ha studiato letteratura inglese all’università e insegna letteratura inglese, non voglia altro che introdurre…
Se la Gallia è divisa in tre parti, due sono le notizie riguardanti Lee Child, scrittore britannico e autore della fortunata serie di Jack Reacher – in Italia pubblicata da Longanesi – che ha venduto, nel mondo, più di cento milioni di copie. La prima è che dopo aver vissuto per anni negli Stati Uniti d’America è tornato in Inghilterra successivamente all’ascesa di Trump, la seconda – è più fresca, era sul Guardian – propone di introdurre la lettura dei thriller nei programmi scolastici inglesi perché ha capito, in seguito a una serie di lezioni che sta tenendo nelle carceri di Doncaster, che i classici per i bambini sono troppo, respingono, allontanano, non favoriscono la lettura.
Lee Child comprende benissimo che chi ha studiato letteratura inglese all’università e insegna letteratura inglese, non voglia altro che introdurre i bambini ai grandi capolavori. Ma è troppo. I bambini non ce la possono fare. Per questo sono possibili almeno due vie. La prima è che consigliare i thriller a scuola – che poi significa non solo invitare alla lettura, ma verificare che la lettura sia stata fatta – allontani anche dalla lettura dei thriller. La seconda è che anteporre la lettura dei thriller alla lettura dei classici avvicini anche alla lettura dei classici. Non conosco sufficientemente il sistema scolastico e le scuole inglesi per dire in queste righe se sono d’accordo o non sono d’accordo con Lee Child – i cui libri mi piacciono molto perché Jack Reacher ha raccontato a me e a milioni di persone la storia recente degli Stati Uniti, le ingiustizie. Perché Jack Reacher è a metà tra Batman e Tex Willer, è cioè essenzialmente un eroe solitario con qualche accenno di giustiziere: sembra non avere alcuna meta nelle sue peregrinazioni ma invece ce l’ha, solo che la meta non è un luogo, ma uno stato dell’essere, e cioè l’umano. Dicevo, non conosco sufficientemente il sistema scolastico inglese per concordare o meno con i suggerimenti didattici di Lee Child, ma se passo in rassegna i grandi capolavori della letteratura inglese che mi vengono in mente, credo che molti possono essere rivisti come thriller. Si pensi solo alla suspense, all’eccitazione, alla trama di Beowulf, l’eroe che prima massacra Grendel (che massacra tutti) e poi deve combattere con la madre di Grendel, e chi avrà forgiato la spada magica con cui combatte Beowulf? e perché Grendel e sua madre si accaniscono su Beowulf e soprattutto perché dove c’è Beowulf arrivano nemici sanguinari?
Si pensi a Oliver Twist, o anche a Grandi speranze (ma forse a tutti i romanzi di Dickens): non sono anche thriller, narrazioni dai ritmi mozzafiato, incalzanti, nei quali morti, tranelli, amori e tradimenti si susseguono e incatenano alla pagina chi legge? Vogliamo poi davvero parlare di Shakespeare? direi il re del thriller. L’eccezione ovviamente è semplice, la faccio da sola, nel grande capolavoro c’è tutto. Non è la Divina commedia anche un poema fantasy vasto e largo abbastanza da poter stare sullo scaffale con Il signore degli anelli o La bussola d’oro, Le nebbie di Avalon o Dune? Certamente sì, ma è anche altro. Non sono I promessi sposi il romanzo perfetto per affiancare la saga de Il padrino? Racconta, senza dubbio, di un matrimonio impedito per una minaccia mafiosa e tutto ciò che ne consegue, un sistema di favori, inganni e restituzioni.
Senza considerare il lato fantasy: un romanzo intitolato I promessi sposi– la prospettiva lieta di una fusione carnale e spirituale di due persone che si amano – nel quale, una dei due protagonisti, Lucia Mondella, promette la propria verginità alla Madonna perché il suo promesso sposo Renzo Tramaglino abbia salva la vita. La promessa di matrimonio che coesiste con la promessa di verginità, molto più fantasy degli unicorni, no?
La dichiarazione di Lee Child mi pare sottolinei, d’abbrivo, che presentare i grandi capolavori (da leggere tra virgolette e tutto in maiuscolo, ovviamente) come qualcosa di necessario per vita/salvezza/bellezza/purezza/intelligenza tolga ai grandi capolavori la possibilità di ripresentarsi da soli come grandi capolavori e, nel contempo, la possibilità a chi li prende in mano di decidere cos’è? Davvero pensiamo che i grandi capolavori della letteratura mondiale abbiano bisogno di un’introduzione per sedurre? Di sensali?
D’altro canto, Lee Child sottolinea pure che se viviamo immersi in definizioni merceologiche come thriller/noir/romance/young-adult/et alia – definizioni merceologiche che hanno anticipato altre categorizzazioni per sesso, genere, modo di alimentarsi, et alia) - allora conviene utilizzarle come coordinate cartesiane per raccontare i romanzi e le poesie che hanno costruito e costruiscono la lingua italiana. O, nel caso di Child, la lingua inglese in cui sono scritti quelli che lui stesso sul Guardian chiama i grandi capolavori.
Le etichette servono nella misura in cui accettiamo – e non siamo nella fase storica in cui questo è più evidente – che i libri sono di chi li legge assai più che di chi li scrive. E i grandi capolavori, essendo stati letti – o che si preparano a esser letti – da generazioni e generazioni di umani, sono molte cose insieme. Il thriller come propone Lee Child, genere di cui è maestro, è certamente un buon punto di partenza per i capolavori.