Repubblica 50, una mostra tutta da sfogliare
di Sara ScarafiaRepubblica festeggia i suoi primi cinquant’anni e immagina il futuro. Il 2026 si apre con un grande anniversario: il 14 gennaio del 1976 il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, con Carlo Caracciolo, arriva per la prima volta in edicola. Una rivoluzione: nel formato, nei contenuti, nello stile. Ventiquattro pagine che cambiarono per sempre il giornalismo italiano: abolita la terza pagina con la cultura che occupa il centro dello sfoglio, niente sport e una leva di giornalisti appena trentenni destinati a fare la storia della carta stampata, da Miriam Mafai a Giorgio Bocca. La grafica è innovativa, lo stile accattivante: quel giornale «un poco diverso dagli altri», così lo definisce il fondatore nell’editoriale di presentazione ai lettori, non lo sa ancora, o forse sì, ma ha cambiato il canone.
E ha continuato a farlo in questo mezzo secolo: dalle edizioni locali ai supplementi, dal sito all’esplosione del digitale. Repubblica è anche la storia dell’Italia. Anzi: è una storia d’Italia raccontata da chi, scriveva ancora Scalfari quel 14 gennaio, «dichiara esplicitamente di avere operato una scelta di campo». Attorno alla quale è nata ed è cresciuta la comunità dei lettori e delle lettrici. Ed è soprattutto per loro che Repubblica ha deciso di festeggiare il suo compleanno con una mostra che, ancora una volta, è qualcosa di completamente nuovo: un giornale da attraversare fisicamente, uno spazio da vivere, un’esperienza nella quale immergersi, dove gli oggetti fisici – vignette d’autore, pagine, stampe – incontrano le più raffinate tecniche multimediali. L’appuntamento è dal 15 gennaio al Mattatoio di Roma (piazza Orazio Giustiniani 4, nel quartiere di Testaccio): per due mesi l’esposizione sarà visitabile gratuitamente (basta registrarsi sul nostro sito). Si chiama La Repubblica una storia di futuro ed è organizzata dal giornale insieme con Electa e con Studio Azzurro. Un percorso immersivo che è diventato anche un catalogo curato da Repubblica con Electa.
Lo spazio che fino al 15 marzo festeggerà mezzo secolo di informazione, scommesse e innovazione (la mostra sarà aperta da martedì a domenica dalle 11 alle 20) diventerà anche un luogo fisico di incontri attraverso talk, lezioni, dibattiti che renderanno vivo l’anniversario per e con i lettori. Al Mattatoio la grande avventura di Repubblica si trasforma in un giornale da attraversare: 100 metri lineari, che raccontano la storia in ordine cronologico, ma con molte sorprese. L’allestimento innovativo accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’unicità che Repubblica ha rappresentato nel panorama editoriale e che ancora rappresenta. Tra passato e futuro. Un esempio? Se le vignette di Giorgio Forattini – trenta quelle esposte – ricorderanno il cambiamento senza precedenti che rappresentò Satyricon, attraverso una parete interattiva sarà possibile scorrere la storia del Paese a partire da una serie di parole chiave. Si viaggerà tra i supplementi – da il Venerdì a Robinson ad Affari e finanza – anche seguendo le evoluzioni della grafica che hanno caratterizzato il quotidiano.
Ma soprattutto si approfondiranno i temi in un modo tutto nuovo: com’è la realtà vista con gli occhi di Repubblica? A introdurre le sezioni che saranno il cuore di un’altra parte del percorso – politica, mondo, economia, cronaca, spettacoli, sport, cultura e società – ci saranno i testi delle nostre grandi firme: Corrado Augias, Natalia Aspesi, Emanuela Audisio, Filippo Ceccarelli, Concita De Gregorio, Paolo Garimberti, Massimo Giannini, Francesco Merlo. Ci saranno interviste video realizzate per i cinquant’anni e filmati del passato che continuano a raccontare il nostro presente.
Repubblica e il rapimento Moro, Repubblica e le stragi, Repubblica e i suoi record: la cultura, gli spettacoli, lo sport che quando torna lo fa alla grande. I reportage, le inchieste ma anche i libri, la tv, la musica. La sfida vinta del digitale.
Nel catalogo sarà ripubblicato un dialogo tra Ezio Mauro e Eugenio Scalfari in occasione dei quarant’anni del giornale. Dieci anni dopo, un nuovo anniversario e ancora una certa idea di mondo come spiega il direttore Mario Orfeo nel testo che apre la mostra e il catalogo. Citando i valori che hanno ispirato la nascita del giornale – etica pubblica, modernizzazione del Paese, sostegno ai ceti emergenti, rivendicazione dei diritti, «scritti nel 1976 come fosse il 2026», dice che Repubblica continuerà «a informare liberamente e a sperimentare come da tradizione» per raccontare «tra cinquant’anni un’altra storia di futuro». Insieme alla sua comunità.