Immaginate che il diritto di nascondersi sia a tutti garantito, accanto agli altri diritti civili (il recente "diritto all'oblio" in Rete ne è solo una possibile, limitata declinazione). Ora, chi non ha mai avuto il desiderio di sparire, di ritirarsi da tutto, di sottrarsi alla vita mondana e ai suoi obblighi, di smetterla con la stressante finzione dei nostri ruoli sociali? Epicuro raccomandava di vivere nascosti, mentre Alceste, il "misantropo" di Molière, nemico dell'ipocrisia e incapace di mentire, diffidava della vita di corte e delle sue convenzioni.
Sulla scia di questi antecedenti Carmen Gallo, traduttrice e poetessa, docente di letteratura inglese, in Tecniche di nascondimento per adulti (Biblioteca Italo Svevo) si impegna a suggerire a lettori maturi alcune possibilità di nascondersi. Aggiungendo che a noi interessano solo i nascondimenti senza effetti speciali o mezzi eccezionali: "quelli compatibili con la vita ordinaria". Un libriccino lieve e insieme puntuto, scritto co…
Immaginate che il diritto di nascondersi sia a tutti garantito, accanto agli altri diritti civili (il recente "diritto all'oblio" in Rete ne è solo una possibile, limitata declinazione). Ora, chi non ha mai avuto il desiderio di sparire, di ritirarsi da tutto, di sottrarsi alla vita mondana e ai suoi obblighi, di smetterla con la stressante finzione dei nostri ruoli sociali? Epicuro raccomandava di vivere nascosti, mentre Alceste, il "misantropo" di Molière, nemico dell'ipocrisia e incapace di mentire, diffidava della vita di corte e delle sue convenzioni.
Sulla scia di questi antecedenti Carmen Gallo, traduttrice e poetessa, docente di letteratura inglese, in Tecniche di nascondimento per adulti (Biblioteca Italo Svevo) si impegna a suggerire a lettori maturi alcune possibilità di nascondersi. Aggiungendo che a noi interessano solo i nascondimenti senza effetti speciali o mezzi eccezionali: "quelli compatibili con la vita ordinaria". Un libriccino lieve e insieme puntuto, scritto con grazia e con un orecchio alla musica della prosa, corredato di foto volutamente scialbe in bianco e nero. Come definirlo? Poemetto in prosa? Esercizio spirituale di tipo stoico-epicureo? Diario di una misantropa felice? Manuale di resistenza urbana?
Se la tecnica più sicura per nascondersi è diventare qualcos'altro, più che qualcun altro, e dunque mimetizzarsi con le cose, con i luoghi, con le idee, ecco che ci viene offerto un catalogo ragionato di "essere altro": diventare un soffitto, una doccia, un corpo, nascondersi nel disordine di una stanza o in un treno (posto vicino al finestrino) o nelle proprie fobie o perfino in una promessa, rintanarsi negli androni, rinchiudersi nel lavoro (il nascondimento più diffuso: ritmi precisi e regolari nella rimozione totale di pensieri, pulsioni, relazioni), essere una storia o anche "una di due" (sconsigliati gli ospedali e le poesie, delle quali si dice che sono "inospitali": vero, ci comunicano una estraneità, ma sono anche una stretta di mano al lettore, come sapeva Paul Celan).
C'è un capitolo, "Legge di natura", che enuncia con nitidezza una massima morale aurea, l'esatto contrario dell'ideologia dominante (ve l'ho detto che è un libello apparentemente frivolo ma eversivo!): "abbiamo permesso ai più forti di convincerci che se scappi sei un fallito, se fuggi hai perso, se non ti lasci sbranare sei un debole". Proprio così, se Henry David Thoreau, grande scrittore e teorico della disobbedienza civile, oggi andasse a nascondersi nella sua capanna di Concord, presso il lago Walden, verrebbe considerato un perdente, poco meno che uno "sfigato"(parola-feticcio del nostro tempo) o quanto meno un povero mattoide. Avrei un'unica obiezione. Chi si nasconde, anche se "per poter essere vivi o liberi o felici", fugge da un nemico.
Ritiene di poter "uscire dal radar del nemico" almeno per un po', e proteggere così un proprio nucleo autentico (del tutto irrelato, astratto). Ma è un'illusione: l'unica autenticità di cui disponiamo si gioca interamente sul palcoscenico della commedia umana, non in qualche anfratto riparato. La misantropia stessa è solo un'altra maschera, e soprattutto il nemico – ben tangibile – abita dentro di noi. Più ne siamo ossessionati e più ci insegue. È la nostra ombra. Nessun camuffamento o ingegnoso mimetismo riuscirebbe a sfuggirgli. Anche perciò quando tentiamo di nasconderci, sia pure temporaneamente, siamo sempre soli. Non sarà allora meglio guardarlo in faccia - il nemico - , senza più scappare, accettarlo e magari scoprire che è meno temibile di quello che credevamo.