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Francis Fukuyama: “Tutti i leader siano duri con Trump o ne diventeranno vittime”

Il politologo Francis Fukuyama

 

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Il politologo americano che aveva teorizzato la fine della storia analizza le conseguenze dell’intervento statunitense in Venezuela. “Paesi Nato e Ue devono smettere di compiacere il presidente”
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NEW YORK

Altro che fine della storia, Francis Fukuyama è terrorizzato da cosa potrebbe accaderci domani: «L’attacco in Venezuela ha chiarito che la dottrina Trump è puro imperialismo, un ritorno alla legge della giungla motivato solo dalla brama di arricchirsi». Perciò lo studioso della Stanford University lancia un appello agli alleati europei: «Dovete smettere l’appeasement e fare il possibile per frenarlo, perché la prossima vittima potreste essere voi, con una guerra interna alla Nato».

Maduro non era un santo, ma dopo il suo arresto cosa sta succedendo?

«Trump ha chiarito senza ombra di dubbio che il suo unico obiettivo è il petrolio venezuelano. Non è interessato a María Corina Machado o alla democrazia, ma vuole lavorare con la vice di Maduro Delcy Rodríguez e quanto re…

NEW YORK

Altro che fine della storia, Francis Fukuyama è terrorizzato da cosa potrebbe accaderci domani: «L’attacco in Venezuela ha chiarito che la dottrina Trump è puro imperialismo, un ritorno alla legge della giungla motivato solo dalla brama di arricchirsi». Perciò lo studioso della Stanford University lancia un appello agli alleati europei: «Dovete smettere l’appeasement e fare il possibile per frenarlo, perché la prossima vittima potreste essere voi, con una guerra interna alla Nato».

Maduro non era un santo, ma dopo il suo arresto cosa sta succedendo?

«Trump ha chiarito senza ombra di dubbio che il suo unico obiettivo è il petrolio venezuelano. Non è interessato a María Corina Machado o alla democrazia, ma vuole lavorare con la vice di Maduro Delcy Rodríguez e quanto resta del regime, per avere accesso alle risorse del Paese. Pensavo avrebbe cercato di riportare al potere il presidente legittimamente eletto, Edmundo González Urrutia, ma non è così. Ora la vera domanda diventa solo se Rodríguez avrà la forza di sottomettere alla volontà di Trump le forze armate e le gang criminali che governano il Venezuela».

Quindi il presidente punta a un accordo col regime, affinché lavori per lui?

«Esatto, vuole affidarsi a un governo completamente illegittimo. È un grande errore di valutazione politica perché il problema col Venezuela era il regime, non Maduro. Non è che Nicolás fosse il genio del male e, una volta rimosso lui, tutto si aggiusterà miracolosamente. Il problema di fondo era e resta il regime. Trump pensa di poterlo manipolare, minacciando ancora l’uso della forza, per ottenere qualche contratto in più per la Chevron o altre compagnie petrolifere americane, però così collabora con dei criminali. È terribile, questo è puro imperialismo di epoche disastrose sepolte nel passato».

La gente del Venezuela sarà costretta a accettarlo?

«Dipende dalla coesione delle forze di sicurezza. C’erano molte prove di insoddisfazione nell’establishment. La maggior parte dei soldati aveva votato Machado l’anno scorso, mentre gli ufficiali hanno un interesse personale a mantenere lo status quo. Poi sicuramente nel regime molti si chiedono perché mettere a capo dello Stato Rodríguez, invece che loro. Ci sono quindi parecchie possibilità che questa coalizione si disgreghi e tutto potrebbe accadere. La maggior parte della popolazione, però, non sarà contenta e i rifugiati non torneranno indietro, per ritrovarsi nella stessa situazione di prima».

L’arresto di Maduro è stato legittimo?

«Certamente ha violato la Carta dell’Onu, ma gli Stati Uniti lo avevano già fatto molte volte. La cosa peggiore saranno le conseguenze per le norme che governano relazioni internazionali, perché gli Usa hanno annunciato apertamente che il loro unico interesse è l’auto arricchimento. Vogliamo solo il petrolio, cosa per cui tutti ci attaccavano durante gli interventi in Medio Oriente. Non ci interessano la democrazia, la stabilità, lo sviluppo delle persone, ma solo il denaro. Questo dà il permesso a qualsiasi altro Paese di fare lo stesso, visto che lo fanno gli Usa. È terribile, Trump sanziona il ritorno alla legge della giungla».

Quindi Putin si sentirà autorizzato ad attaccare l’Europa e Xi a riprendersi Taiwan?

«Assolutamente. Russia e Cina almeno cercano di giustificare le loro pretese sul piano storico o politico, mentre gli Usa si prendono un Paese straniero senza alcuna parvenza di legittimità. Da ora in poi tutti potranno fare tutto».

Perché il presidente eletto con lo slogan “America First” abbraccia ora il cambio di regime?

«No, è molto peggio di così. Che piacesse o meno, il cambio di regime dei neocon si basava su valori come la diffusione di libertà e democrazia. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca la politica estera americana non ha più alcun principio, conta solo la sua psicologia personale. Si è ritrovato nelle mani questo potente strumento per ottenere tutto ciò che vuole, le forze armate americane, e lo usa. Ora punta l’Iran, Cuba, la Groenlandia. In campagna elettorale aveva promesso l’isolazionismo, ma con lui gli Usa stanno diventando la forza più destabilizzante al mondo. Sono davvero preoccupato per cosa succederà adesso».

Ma non è un tradimento del suo movimento Maga, che rischia di pagare?

«Dipende da come andranno le cose. Se Gaza, Venezuela e Iran resteranno instabili, risucchiando gli Usa nei loro conflitti, ci sarà una grande rivolta non solo nel mondo Maga, ma anche da parte di persone come me. Se invece sarà fortunato e le cose si calmeranno, la sua base lo accetterà, anche se è contraria all’interventismo».

Il giudizio saranno le elezioni midterm di novembre?

«Sì, assolutamente».

Cosa si aspetta come prossimo passo?

«Sta parlando molto della Groenlandia».

Ma così attaccherebbe un Paese Nato.

«Sì, e questa è una domanda interessante: come si applicherebbe la difesa comune prevista dall’Articolo 5? Presumo che, se attaccasse, il resto dell’Alleanza si opporrebbe e cercherebbe di mediare. Ma non riuscirebbero a fermarlo e quindi avremmo la guerra tra due membri della Nato».

Non sarebbe la ricetta per la Terza guerra mondiale, incoraggiando magari Russia e Cina ad attaccare?

«Non lo so, non siamo mai stati prima in un territorio del genere. Tutto però potrebbe accadere».

L’amministrazione detesta gli europei e lo ha scritto anche nella strategia nazionale, ma c’è qualcosa che tutti gli alleati potrebbero fare per evitare il peggio?

«In termini di resistenza materiale, non credo che possano fare molto, però i paesi Nato e Ue devono smettere di cercare di compiacere Trump. Finora la loro strategia è stata l’appeasement. Qualche lingotto d’oro da una parte, un premio come grande pacificatore dall’altra, nella speranza che faccia un passo indietro da alcune delle sue minacce peggiori. Penso che a un certo punto debba finire, cioè ora. Dobbiamo avere il coraggio di riaffermare i nostri principi, dire che quanto sta facendo è sbagliato, non lo sosteniamo e ci opporremo in ogni modo possibile. Tutte le persone, ma in particolare quelle in posizione di leadership, devono essere più dure e non cercare di adattarsi a questa situazione. Altrimenti saranno loro le prossime vittime».

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