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Addio Mauro Piccoli, grande capocronista e gentiluomo del giornalismo

Mauro Piccoli (a destra) con Ezio Mauro 
A 76 anni ci lascia un pilastro di Repubblica e della sua storia. Una carriera in prima linea, tra politica, attualità e l’inserto culturale della domenica
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La sua porta era sempre aperta quando nei giornali ancora non c’erano gli open space. Da quella plancia di comando, senza mai perdere la calma e il sense of humour Mauro Piccoli “governava”, con rara gentilezza, le agitatissime acque dei settori di corsa di Repubblica. Eccezionale capocronista, malato da tempo, Mauro ci ha salutati, ieri, a 76 anni, lasciando un grande vuoto insieme, però, a un’infinità di ricordi allegri. A “Piazza Indipendenza” (la nostra storica sede, dove il 14 gennaio del 1976 Repubblica nasceva) Mauro Piccoli era arrivato negli anni Novanta, il direttore era Eugenio Scalfari, dopo aver lavorato a Paese Sera e al Messaggero. Diventando, in breve, caporedattore in più settori, dalla Cronaca di Roma al Politico, alla Cronaca Nazionale per molti anni, lasciando sempre in chi ha lavorato con lui una profonda traccia professionale e umana. «Per me è stato un fratello, fin da Paese Sera — ricorda Massimo Lugli, oggi scrittore, a lungo grande firma della cronaca di Roma — lo chiamavo “il Fantasma” e per lui ero “il Lercio”, quante battute e quante risate tra uno scoop e l’altro. Ma su rigore e deontologia non faceva sconti».

Cresciuto a Trento, scalatore infaticabile, figlio di Flaminio Piccoli, leader della Dc dorotea, con il quale — pur da sinistra — aveva sempre mantenuto un grande dialogo, due figlie adorate, Arianna ed Elisa, due sorelle, Flavia e Annalisa, Mauro Piccoli è stato maestro di una generazione di cronisti e croniste. Assoluto fiuto per la notizia, pur nei momenti più convulsi Mauro dedicava minuti preziosi a spiegare quale fosse il “cuore” del pezzo, quale il dettaglio fondamentale, nel più rigoroso controllo però di dati e fonti. E se il giorno dopo il settore prendeva “un buco”, cioè sbagliava la notizia, se ne assumeva — sempre — la responsabilità. Il commento, sottolineato da un sorriso ironico e mite era: «Pazienza, ogni giorno ha la sua croce. Avete buoni pezzi per domani?».

E la sua porta era aperta anche per i problemi personali: Mauro ascoltava, agiva, metteva pace, proteggeva. In Cronaca Nazionale, insieme a Riccardo Luna, aveva applicato la riforma, voluta da Ezio Mauro, delle famose ultime pagine, poi diventate scuola in tutti i quotidiani: partire dai grandi fatti del giorno, accompagnati — sempre — da un approfondimento che rendesse duratura quella storia, per chiudere con un tema di società o di costume. Ma uno dei suoi maggiori pregi lo si percepiva durante i servizi da inviati: poteva essere una strage di mafia o il delitto di Cogne, Mauro Piccoli era una formidabile ancora di sicurezza contro sbandamenti, pezzi che non arrivavano, titoli sbagliati. Ogni tanto, per spiegare un articolo, capitava che facesse una citazione colta — Max Weber ad esempio era un suo caposaldo — costringendoti a riaprire i libri per capire il perché di quel riferimento.

Nel 2004 era andato a dirigere La Domenica, il raffinato inserto culturale che nel fine settimana arricchiva il giornale di racconti, reportage, riflessioni, analisi, per poi passare all’organizzazione del festival di Repubblica delle Idee. Disegnava le pagine a mano, con una grande matita grigia, fogli su fogli che consegnava ai grafici con la scansione delle notizie perfettamente tracciata.

Ma fuori dal giornale c’era nella vita di Mauro Piccoli molto altro. Più amori, le due figlie sempre al centro di tutto, la grande famiglia Piccoli che si riuniva a Trento, in una casa chiamata “Campagnetta”. La montagna dove camminare ascoltando il proprio passo, rigorosamente con vecchi jeans e vecchi zaini, con aristocratico disprezzo per ogni attrezzatura più moderna. O le estati a Salina, nella casa del Postino di Neruda a Pollara. E poi capitava che la sera, magari era già mezzanotte, invitasse colleghe e colleghi per una spaghettata a casa sua, dopo aver annunciato: «Stamattina ho fatto la spesa al mercato Trionfale, pesce fresco». Così smessi i panni di caporedattore e indossati quelli da cuoco, iniziavano serate che tra chiacchierate e grandi risate finivano a ore piccolissime. E il giorno dopo si ricominciava, perché i giornali sono anche questo, vita e lavoro che si intrecciano. Ciao Mauro, ci mancherai.

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I funerali si tengono sabato 10 gennaio alle ore 15 presso la Parrocchia di San Fulgenzio, via della Balduina 296, Roma

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