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Quando la fragilità della vita sfida le leggi della chimica: il libro di Massimiliano Smeriglio

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Il romanzo “Il legame covalente” costruito sulla scia di Primo Levi: la ricerca di regole scientifiche che diano senso alla sofferenza
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Se a causa di qualche evento ci accade di essere travolti dall’angoscia - una “piena incontenibile” - cosa può soccorrerci, in un mondo abbandonato dagli dei? Il legame covalente di Massimiliano Smeriglio (Mondadori) suggerisce una risposta pienamente laica: la scienza. Non perché essa incarni un sapere infallibile ma perché offre una spiegazione razionale del mondo, che peraltro resta insensato. Ci educa a vedere una segreta “necessità” – né buona né cattiva - che governa tutte le cose, con la quale dovremmo pur venire a patti: «Un fulmine non colpisce l’uomo perché dotato di una volontà propria, ma perché obbedisce alle leggi della fisica», cerca il percorso più facile per scaricare la propria energia, e il corpo umano è un “conduttore” ideale.

L’io narrante insegna - gioiosamente - chimica in un liceo. Seguendo l’esempio di quel “libro prezioso” che è Il sistema periodico di Primo Levi ama descrivere «con il ferro l’amicizia, con l’oro la cattura e la prigionia, con l’arsenico l’e…

Se a causa di qualche evento ci accade di essere travolti dall’angoscia - una “piena incontenibile” - cosa può soccorrerci, in un mondo abbandonato dagli dei? Il legame covalente di Massimiliano Smeriglio (Mondadori) suggerisce una risposta pienamente laica: la scienza. Non perché essa incarni un sapere infallibile ma perché offre una spiegazione razionale del mondo, che peraltro resta insensato. Ci educa a vedere una segreta “necessità” – né buona né cattiva - che governa tutte le cose, con la quale dovremmo pur venire a patti: «Un fulmine non colpisce l’uomo perché dotato di una volontà propria, ma perché obbedisce alle leggi della fisica», cerca il percorso più facile per scaricare la propria energia, e il corpo umano è un “conduttore” ideale.

L’io narrante insegna - gioiosamente - chimica in un liceo. Seguendo l’esempio di quel “libro prezioso” che è Il sistema periodico di Primo Levi ama descrivere «con il ferro l’amicizia, con l’oro la cattura e la prigionia, con l’arsenico l’esistenza di un vecchio ciabattino, con il carbonio la vita di un atomo che si trasforma da un composto all’altro, con l’uranio l’inganno». La chimica non solo come scienza della struttura della materia ma come enciclopedia delle relazioni umane. Anche il rapporto con la moglie Marcella - «l’unica donna che ho amato» – si fissa in una formula scientifica: “legame covalente” è infatti quello tra due atomi che condividono almeno una coppia di elettroni, per cui l’uno non può completarsi senza l’altro.

Ma da quando a Marcella viene diagnosticata una leucemia aggressiva – e lui ha dovuto assisterne agonia e trapasso - la sua vita precipita in un abisso distruttivo: si fa licenziare dalla scuola, si trascina per strada come un barbone malandato e rancoroso, beve, gioca ossessivamente a gratta e vinci. Comunica soltanto, in una zona preverbale, con una enorme ragazza del condominio – Rossellona – con la quale si stordisce di canne: in lei trova una dimensione di autenticità, benché stravolta. Quando scopre che la moglie è stata uccisa da una eccessiva esposizione alla formaldeide sul posto di lavoro (era tecnica in un laboratorio) medita una vendetta per contrappasso…

Il romanzo di Smeriglio, assessore alla Cultura del Comune di Roma, è costruito con un impianto singolare: come nel libro di Levi i capitoli sono intitolati ad altrettanti elementi chimici: silicio, rame, ossigeno, zinco, magnesio, platino, quarzo... Si squaderna agli occhi del lettore un variegato atlante conoscitivo, una minuziosa chimica dei sentimenti, una sapiente nomenclatura capace di abbracciare l’intera realtà incrociando la vita interiore e il mondo degli atomi. In alcuni passaggi del testo, legittimamente ambizioso, si ha l’impressione di qualche didascalismo di troppo: la puntigliosa spiegazione di ogni elemento chimico, delle sue proprietà e implicazioni di significato (De André in una canzone ispirata all’Antologia di Spoon River nutriva qualche dubbio sull’uso metaforico della chimica). Ma certo l’autore aggiunge un ingegnoso – e ispirato - tassello al conflittuale dialogo tra cultura umanistica e cultura scientifica nel nostro Paese. Alla fine il protagonista riallaccia un rapporto con la figlia Beatrice - dopo un’esistenza fatta di odio da parte di lei verso l’idillio troppo esibito dei suoi genitori - mostrandole in modo disarmato tutta la propria fragilità. Dopo la scomparsa della moglie lui resta un atomo incompiuto, privo della metà che lo completava. Eppure dentro una natura lucreziana, in cui ogni cosa cambia incessantemente forma, è solo un’illusione pensare che «niente nelle nostre vite è perduto davvero»? Calvino, in ansia per l’universo abbandonato al caso e al disordine che gli proponeva la scienza, cercò rifugio nella teoria del chimico Prigogine: all’interno di quell’universo non ci sono solo entropia e dissipazione, ma anche delle zone limitatamente stabili, capaci di estrarre ordine dal disordine. Prima fra tutte quella cosa misteriosa e priva di equilibrio che è la vita stessa.

Non sarà improprio usare l’originale romanzo di Smeriglio per individuare le possibili zone di ordine - benché precario - dentro le nostre esistenze: un’amicizia, un lavoro ben fatto, l’educazione di un figlio, e anzitutto un “legame covalente” con qualcuno. La chimica è esattamente la scienza dei cambiamenti, come ci ricordava Walter White in una delle serie tv più belle di ogni tempo, Breaking Bad. Per concludere che in un cosmo ciclicamente fluido, cangiante e metamorfico l’energia che si disperde in una rottura cerca sempre nuovi assetti, e anche «sapendo perfettamente che nulla somiglierà a ciò che è stato prima».

Il libro

Il legame covalente di Massimiliano Smeriglio (Mondadori, pagg. 228, euro 19). Dal 13 gennaio in libreria

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