Il 14 gennaio 1976 era un mercoledì. Mezzo secolo dopo, sempre un mercoledì, Ezio Mauro racconta in un documentario la nostra storia. Da domani online, Repubblica50 corre lungo cinque decenni di rivoluzioni che hanno cambiato il modo di spiegare i fatti, l’Italia e il mondo. Un viaggio iniziato in piazza dell’Indipendenza, nel cuore di Roma. Un disegno di Franco Bevilacqua ricostruisce quella sera: «In tipografia per la chiusura del primo numero, Scalfari discuteva con redazione e grafici, ma c’erano anche telecamere, curiosi, mezza città che festeggiava con whisky, abbracci, saluti. E persino una signora col pendolino che prevedeva successi eclatanti».
Una nottata elettrica, si era pronti a salpare dopo tante prove, tanti numeri zero che per questo documentario escono d…
Il 14 gennaio 1976 era un mercoledì. Mezzo secolo dopo, sempre un mercoledì, Ezio Mauro racconta in un documentario la nostra storia. Da domani online, Repubblica50 corre lungo cinque decenni di rivoluzioni che hanno cambiato il modo di spiegare i fatti, l’Italia e il mondo. Un viaggio iniziato in piazza dell’Indipendenza, nel cuore di Roma. Un disegno di Franco Bevilacqua ricostruisce quella sera: «In tipografia per la chiusura del primo numero, Scalfari discuteva con redazione e grafici, ma c’erano anche telecamere, curiosi, mezza città che festeggiava con whisky, abbracci, saluti. E persino una signora col pendolino che prevedeva successi eclatanti».
Una nottata elettrica, si era pronti a salpare dopo tante prove, tanti numeri zero che per questo documentario escono dai nostri archivi. La scelta dichiarata dal fondatore, Eugenio Scalfari, di un quotidiano che «può avere influenza sull’opinione pubblica. Può contribuire alla formazione d’un modo di sentire, di comportarsi; può educare civilmente e culturalmente i suoi lettori, orientarne le scelte. Subirne a sua volta lo stimolo ed esprimerne la volontà», valeva allora come oggi.
Ce lo ribadisce Corrado Augias, tra passato e presente. Da quando a New York spiegava agli americani cos’era «questo nuovo giornale», fino alle battaglie politiche e per i diritti che hanno accompagnato e spesso anticipato il sentire del Paese. Vecchie registrazioni audio, immagini di repertorio delle riunioni di redazione, prime pagine storiche, le grandi inchieste che ripercorriamo con Massimo Giannini. La manifestazione per l’Europa, nata la scorsa primavera da un’idea di Michele Serra che ha portato migliaia di lettori a farsi ancora una volta comunità.
Tra le protagoniste di questa lunga storia, Natalia Aspesi ricorda la sua rubrica “Questioni di cuore” con cui si è scritta un’altra vera rivoluzione nel panorama della comunicazione: «Uomini e donne mi raccontavano fatti così intimi che a rileggerli adesso quasi non ci si crede». Emanuela Audisio e le grandi imprese dello sport «che rappresentano molto più di una vittoria. Portano dietro una rivendicazione della società, un urlo contro le ingiustizie della vita». «Tutti i grandi eventi della storia, dalle Torri Gemelle al Bataclan, sono stati osservati attraverso lo sguardo di intellettuali, scrittori, registi, capaci di andare alla radice culturale dei fenomeni», spiega Simonetta Fiori.
La nuova frontiera della comunicazione, il web, la sperimentazione di radio e tv dimostrano che Repubblica, come dice Laura Pertici «è stata ed è tante cose diverse». E poi il futuro tutto da scrivere che ci presenta il direttore Mario Orfeo, perché i giornali sono luoghi dove la luce non si spegne mai. Repubblica50, realizzato da Stand by me e Gedi, con la regia di Lorenzo De Alexandris, è il racconto del nostro mondo.