La nascita del giornale. Il 14 gennaio 1976 esce il primo numero e fa il tutto esaurito

Vittorio Ripa di Meana, Carlo Caracciolo, Eugenio Scalfari e Mario Pirani con il primo numero
Vittorio Ripa di Meana, Carlo Caracciolo, Eugenio Scalfari e Mario Pirani con il primo numero 

Il formato tabloid, le pagine culturali al centro, una redazione di trentenni: l’innovazione nel dna di Repubblica sin dagli esordi

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Il primo numero di Repubblica esce in edicola il 14 gennaio 1976. Scalfari ha 52 anni, viene dalla direzione dell’Espresso. Già il formato è una novità: tabloid, molto più piccolo di quello usuale degli altri quotidiani, più maneggevole. Nessuna cronaca locale e poca cronaca nazionale. Niente sport, non è pubblicato il lunedì.

La prima vendita in strada del quotidiano, alla presenza di Mario Formenton, vice presidente della Arnoldo Mondadori Editore
La prima vendita in strada del quotidiano, alla presenza di Mario Formenton, vice presidente della Arnoldo Mondadori Editore 

Una riunione a piazza Indipendenza nel 1976
Una riunione a piazza Indipendenza nel 1976 

Altra rivoluzione: la cultura esce dalla terza pagina trovando collocazione al centro esatto dello sfoglio. L’idea è quella di settimanalizzare il quotidiano. Le linee guida del progetto culturale sono: la modernizzazione del Paese, i giovani e le donne, le battaglie per i diritti civili, la laicità, l’uguaglianza.

Anziché ostentare un’illusoria neutralità, questo giornale dichiara di avere operato una scelta di campo (Eugenio Scalfari)

La redazione iniziale è composta da una sessantina di persone, età media trent’anni, quasi tutti alle prime armi. A fianco giornalisti come Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Corrado Augias, Fausto De Luca, Gianni Rocca, Enzo Forcella, Franco Magagnini, Mauro Bene, Natalia Aspesi, Orazio Gavioli, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Rosellina Balbi e poco dopo Bernardo Valli.

Tre grandi editorialisti: Giorgio Bocca, Sandro Viola e Bernardo Valli
Tre grandi editorialisti: Giorgio Bocca, Sandro Viola e Bernardo Valli 

Miriam Mafai e Corrado Augias, firme di Repubblica sin dagli esordi
Miriam Mafai e Corrado Augias, firme di Repubblica sin dagli esordi 

Rosellina Balbi (al centro) con Enzo Golino, Beniamino Placido e Lucio Villari
Rosellina Balbi (al centro) con Enzo Golino, Beniamino Placido e Lucio Villari 

Il lavoro quotidiano di Forattini
Il lavoro quotidiano di Forattini 

Il primo numero vende 300mila copie, tutte quelle stampate. Un giornale indipendente ma non neutrale s’intitola l’editoriale con cui Repubblica si presenta ai lettori: «Questo giornale è un poco diverso dagli altri. Anziché ostentare un’illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente d’avere operato una scelta di campo».

Un ordine di servizio e una lettera firmati da Eugenio Scalfari. Nelle note del direttore si respira il clima degli esordi
Un ordine di servizio e una lettera firmati da Eugenio Scalfari. Nelle note del direttore si respira il clima degli esordi 

Per due anni il quotidiano naviga sulle 70mila copie. La svolta arriva nel ’78: dopo il rapimento Moro le copie salgono a 150mila. A quel punto, come ha notato Scalfari, l’identità del giornale è chiara: «Avevo finalmente individuato il mio pubblico: un pubblico riformista e repubblicano, sostenitore dei diritti civili ma anche dei doveri che ne derivano».

La prima redazione in un palazzo di piazza Indipendenza a Roma
La prima redazione in un palazzo di piazza Indipendenza a Roma 

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