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“Ecco la basilica di Vitruvio”, confermata la scoperta a Fano

Gli scavi in piazza Andrea Costa a Fano, dai quali sono emerse delle colonne di grandi dimensioni, resti della Basilica di Vitruvio

 

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L’annuncio del ministero della Cultura sugli scavi: “Ne parleranno i libri di storia”
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Sì, è davvero la Basilica di Vitruvio, l’unico edificio di cui il celebre architetto e autore romano del I secolo a. C. si fregiava d’aver curato la costruzione («conlocavi curavique») nel famoso De Architectura, il manuale che ha segnato la storia dell’Occidente. Questa volta davvero non ci sono dubbi e si tratta di un ritrovamento epocale. La scoperta avvenuta a Fano, di cui ieri ha dato conferma, con una conferenza stampa, il ministero della Cultura, ha dell’eccezionale.

La certezza è arrivata quando, durante gli scavi per la riqualificazione di piazza Andrea Costa nei mesi scorsi, sono emersi reperti che costituiscono la prova regina. Si tratta di alcuni resti delle quattro colonne, «alte quindici metri, con un diametro di circa un metro e cinquanta e pilastri addossati piuttosto importanti, di cui parla Vitruvio nel suo Trattato». Lo afferma l’archeologa Ilaria Rossetti della Soprintendenza di Ancona e Pesaro-Urbino, che ha diretto i lavori di scavo. «Per avere la prova abbiamo …

Sì, è davvero la Basilica di Vitruvio, l’unico edificio di cui il celebre architetto e autore romano del I secolo a. C. si fregiava d’aver curato la costruzione («conlocavi curavique») nel famoso De Architectura, il manuale che ha segnato la storia dell’Occidente. Questa volta davvero non ci sono dubbi e si tratta di un ritrovamento epocale. La scoperta avvenuta a Fano, di cui ieri ha dato conferma, con una conferenza stampa, il ministero della Cultura, ha dell’eccezionale.

La certezza è arrivata quando, durante gli scavi per la riqualificazione di piazza Andrea Costa nei mesi scorsi, sono emersi reperti che costituiscono la prova regina. Si tratta di alcuni resti delle quattro colonne, «alte quindici metri, con un diametro di circa un metro e cinquanta e pilastri addossati piuttosto importanti, di cui parla Vitruvio nel suo Trattato». Lo afferma l’archeologa Ilaria Rossetti della Soprintendenza di Ancona e Pesaro-Urbino, che ha diretto i lavori di scavo. «Per avere la prova abbiamo improvvisato un altro scavo nella piazza adiacente, dove doveva cadere la colonna angolare della basilica, e a quel punto non c’è stato più alcun dubbio».

La descrizione analitica della Basilica di Fano occupa ben cinque paragrafi del De Architectura, ed è quindi logico che il testo vitruviano sia stato «il nostro punto di riferimento», assicura l’archeologa.

Malgrado secoli di ipotesi e centinaia di disegni che ne ricostruivano l’aspetto originale, nessuno finora era riuscito a individuare con precisione i resti del sobrio e maestoso edificio, destinato all’amministrazione della giustizia e agli affari, al quale Vitruvio — nato proprio nell’antica Fanum Fortunae, l’odierna Fano — attribuisce grande dignità e bellezza («summam dignitatem et venustatem»). Già nel 2023 si ritenne di averne individuato le tracce nei cinque ambienti con eleganti pavimentazioni rinvenuti durante una ristrutturazione sotto un’abitazione in via Vitruvio. Mancava sempre, però, quel colonnato di un «ordine gigante», come si leggeva nel trattato che avrebbe coperto i due piani della basilica. Ora finalmente la riscoperta dei resti di quelle colonne in pietra arenaria, disposte secondo un allineamento preciso, le cui distanze e proporzioni risultano coerenti con le prescrizioni tecniche indicate da Vitruvio, cambia tutto.

«Una scoperta eccezionale, di cui parleranno i libri di storia», ha commentato il ministro della Cultura Alessandro Giuli in videocollegamento durante la conferenza stampa con il sindaco di Fano Luca Serfilippi, il presidente della Regione Francesco Acquaroli e il soprintendente delle Marche Andrea Pessina. «Da oggi la storia viene divisa tra un prima della scoperta della Basilica di Vitruvio e un dopo», ha continuato, paragonando la scoperta al ritrovamento della tomba di Tutankhamon. Ma cosa cambia davvero con questo rinvenimento? «Prima di tutto, alla luce di ciò, dobbiamo tornare a reinterpretare le scoperte precedenti avvenute nell’area che corrisponde a quello che ai tempi di Vitruvio era il foro», spiega ancora Rossetti, annunciando la ricerca di finanziamenti per continuare a indagare. Le sorprese potrebbero non essere ancora finite.

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