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A Bologna, nell’ateneo più antico d’Europa, c’è un museo delle meraviglie

La Torretta del museo della Specola, a Bologna 

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Note per la loro importanza storica e scientifica, le collezioni universitarie riaprono in un nuovo allestimento. Un’occasione per scoprire o riscoprire il Teatro della Natura di Ulisse Aldrovandi, la sala degli Scorticati di Ercole Lelli o l’osservatorio della Specola, dove fu progettato l’antenato dei telescopi che oggi scrutano lo spazio
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Un’intera sala si compone di terrecotte iperrealistiche raffiguranti feti di bambini nell’utero materno, mostrando pure le diversi complicazioni che la gravidanza può avere: il cordone intorno al collo del feto o i gemelli nel grembo materno. Poco più in là c’è la sedia da parto (a vederla non proprio comodissima).

Servivano ai futuri medici, mentre le ostetriche, che quei bambini dovevano farli nascere, potevano studiare la collezione solo di nascosto. Ci sono le stanze dedicate ad Ulisse Aldrovandi, il primo al mondo a ideare un museo naturalista: 14mila pezzi in totale. E poi i laboratori di fisica ispirati dagli studi di Laura Bassi, prima donna ammessa all’insegnamento universitario, e di Luigi Galvani che con i suoi esperimenti sulle rane e l’energia animale ha rivoluzionato la scienza moderna.

La Sala Aldrovandi al Museo Poggi 

Sono alcune delle meraviglie dei musei universitari dell’…

Un’intera sala si compone di terrecotte iperrealistiche raffiguranti feti di bambini nell’utero materno, mostrando pure le diversi complicazioni che la gravidanza può avere: il cordone intorno al collo del feto o i gemelli nel grembo materno. Poco più in là c’è la sedia da parto (a vederla non proprio comodissima).

Servivano ai futuri medici, mentre le ostetriche, che quei bambini dovevano farli nascere, potevano studiare la collezione solo di nascosto. Ci sono le stanze dedicate ad Ulisse Aldrovandi, il primo al mondo a ideare un museo naturalista: 14mila pezzi in totale. E poi i laboratori di fisica ispirati dagli studi di Laura Bassi, prima donna ammessa all’insegnamento universitario, e di Luigi Galvani che con i suoi esperimenti sulle rane e l’energia animale ha rivoluzionato la scienza moderna.

La Sala Aldrovandi al Museo Poggi 

Sono alcune delle meraviglie dei musei universitari dell’Università di Bologna che riaprono al pubblico in un nuovo allestimento capace di restituire le pagine scritte nel tempo da studiosi e scienziati dell’ateneo più antico del mondo. Lo racconta un video all’ingresso di Palazzo Poggi, sede del rettorato, in via Zamboni 33 a Bologna, da dove inizia il percorso museale che include per la prima volta anche la Biblioteca storica con i suoi preziosi manoscritti e a cui si può estendere la visita alla Specola, il primo osservatorio astronomico italiano.

Sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio e il prossimo weekend, il 3 e il 4, si possono riscoprire con ingresso gratuito. Ad ospitare le raccolte il palazzo settecentesco dove trovò sede l'Istituto delle Scienze e delle Arti, un luogo dove la ricerca scientifica incontrava le lettere. Il giro comincia con il Teatro della Natura di Aldrovandi, i pezzi della sua collezione di naturalia; ben diversa dalle Wunderkammer di moda in quegli anni. Si parla di 14.000 esemplari, tra cui piante, animali, minerali, pietre, semi, frutti, fossili affiancati dai suoi acquarelli, raccolti in 17 volumi, e 5000 matrici xilografiche per la stampa realizzate con estrema accuratezza.

Una sala della Biblioteca storica dell'ateneo bolognese 

Si prosegue con le cere di Anna Morandi e Giovanni Manzolini, coppia di ceroplasti bolognesi che hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo della scienza medica, in particolare alla conoscenza dell’apparato riproduttivo umano. Poco più in là c’è la celebre sala degli Scorticati di Ercole Lelli, sculture a grandezza naturale a metà strada tra anatomia e monito spirituale: l’ultima è di un grande scheletro con la falce in mano.

La novità del nuovo allestimento è anche nella luce che consente di ammirare i soffitti affrescati e a cassettoni realizzati da artisti come Pellegrino Tibaldi e Prospero Fontana. Nuova anche la sezione dedicata agli esperimenti di Fisica, con il laboratorio ottico di Giuseppe Campani per la costruzione di microscopi e telescopi. Del giro entra a far parte finalmente la Bub, la Biblioteca universitaria con le sue sei sale dove Ermanno Olmi girò alcune scene de I cento chiodi e dove sono conservati volumi e documenti preziosi come il più antico rotolo completo della Torah, datato tra la fine del XII secolo-inizio XIII secolo, o la sorprendente Tabula Chorographica Armenica, una mappa dei luoghi religiosi realizzata a Costantinopoli nel 1691.

È però un unicum il Museo della Specola, che si snoda in altezza lungo la torre e 277 gradini che sbucano nella grande terrazza con vista a 360 gradi su Bologna. La torre, dopo una ristrutturazione durata vent’anni, dalla scorsa estate è tornata a illuminare lo skyline cittadino, mentre gli interni ritornano disponibili alle visite ora.

Fu il primo Osservatorio astronomico italiano e tra i primi in Europa, il luogo dove l’astronomo triestino Guido Horn, costretto dalle leggi razziali a sospendere per un lungo periodo la propria attività di ricerca, ideò il primo telescopio con specchio a tasselli della storia, uno dei pezzi principali in mostra, ancora oggi lo standard, insuperato, per i più ambiziosi progetti internazionali di esplorazione dello spazio. Come il celebre Webb Space Telescope che scruta le origini del cosmo grazie a quegli stessi specchi segmentati immaginati in via Zamboni. Horn riuscì anche a trasformare l’architettura stessa della torre in uno strumento scientifico, utilizzandone la struttura verticale come fosse il “tubo”. Gli altri suoi telescopi sono in mostra insieme a strumenti anche molto più antichi – come un astrolabio medievale – inventati dall’uomo nei secoli per “vedere le stelle” da vicino.

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