La giustizia e la vendetta. Il desiderio e la morte. Il decadimento e la rinascita. Ci sono luoghi che più di altri sembrano riassumere al massimo grado i concetti che muovono la vita; luoghi che nella loro devastante parabola verso la mostruosità sono specchio e calamita, pozzo senza fondo, riflesso di anime perse e di figure che camminano lungo la linea del fuoco prima di bruciarsi del tutto. Scampia, le Vele, celle di una prigione che lambisce la città corpo, Napoli, e quelle che dovevano essere le avanguardie abitative diventano in poco tempo un incubo, escrescenze di una collettività sfrangiata, smarrita, erosa. Le Vele ora sono quasi tutte giù, ammasso di cemento abortito, la fine misera di una utopia: una soltanto resterà in piedi, la Celeste, perché non si dimentichi ciò che poteva essere e non è stato. Scampia è diventato anche un set, terra di narrazione di un orrore che, nella sostanza tremenda di una guerra di camorra che ha travolto colpevoli e innocenti, è stato metaboli…
La giustizia e la vendetta. Il desiderio e la morte. Il decadimento e la rinascita. Ci sono luoghi che più di altri sembrano riassumere al massimo grado i concetti che muovono la vita; luoghi che nella loro devastante parabola verso la mostruosità sono specchio e calamita, pozzo senza fondo, riflesso di anime perse e di figure che camminano lungo la linea del fuoco prima di bruciarsi del tutto. Scampia, le Vele, celle di una prigione che lambisce la città corpo, Napoli, e quelle che dovevano essere le avanguardie abitative diventano in poco tempo un incubo, escrescenze di una collettività sfrangiata, smarrita, erosa. Le Vele ora sono quasi tutte giù, ammasso di cemento abortito, la fine misera di una utopia: una soltanto resterà in piedi, la Celeste, perché non si dimentichi ciò che poteva essere e non è stato. Scampia è diventato anche un set, terra di narrazione di un orrore che, nella sostanza tremenda di una guerra di camorra che ha travolto colpevoli e innocenti, è stato metabolizzato dalla finzione. Ma resta l’ostinazione dell’umano, con i suoi slanci improvvisi, e le facce nuove che in quel contesto guardano al futuro senza necessariamente passare per i traffici di droga, la gestione del crimine organizzato, la macchina di un antistato che si governa da sé.
Ecco perché Bumerang (La nave di Teseo), il secondo romanzo di Daniele Sanzone dedicato al commissario Del Gaudio, non può annoverarsi semplicemente nel filone della narrativa noir, peraltro assai corposa e con alterni risultati narrativi. Quello di Sanzone – scrittore e voce della rock band ’A67 – è un atto d’amore verso un luogo, appunto, che si rivela nella sfera cruda dell’abominio e che pure, alla fine, nelle distorsioni e nelle manipolazioni, ci restituisce qualcosa che altrove, nella plastificazione dei sentimenti, non troviamo.
Più degli altri personaggi – maggiori o minori, si muovono tutti nel libro come in un dolente coro antico – rappresenta questa oscillazione quotidiana tra il bene e il male il commissario Mirco Del Gaudio, alle prese con il ritorno alla vita dopo un terribile incidente. Un cane ucciso da un proiettile esploso a distanza da un fucile di precisione innesca la vicenda e l’indagine, dove tra boss e gregari ammazzati, case occupate illecitamente, impeti vendicativi, irrimediabili furori, video virali sui social, amicizie non solo formali per giusta causa, i protagonisti si incrociano nello scenario presepiale di un Natale di cuori più incerti che ardenti.
La narrazione è talmente dentro la realtà di Scampia e dell’hinterland tra Napoli e Caserta che lo schema della fiction non può fare a meno di riprendere figure di riferimento come padre Domenico Pizzuti, gesuita illuminato con la potenza di una parola diafana, oppure la palestra dell’Excelsior Boxe di Marcianise, la fabbrica dei campioni creata da un maestro come Mimmo Brillantino che ha saputo allevare uomini prima che talenti attraverso il rigore e la disciplina del pugilato.
Del Gaudio è quello che noi siamo prima ancora di quello che vorremmo essere, mette il suo fisico a rigenerarsi nello sport mentre lo spirito combatte, e non sempre vince, facendosi largo tra le macerie accumulate in famiglia e districandosi nei labirinti di una inchiesta tormentata. Al lavoro porta in dote la sua indole, e una singolare capacità di saper leggere oltre la distinta che i fatti ci propongono per deviarci su strade diverse da quelle che invece conducono a battiti e a percorsi regolari. Scrittura serrata, incalzante, ben addomesticata, Sanzone con Bumerang scorta noi, attraverso i suoi antieroi, nei territori di una resilienza angosciante, e per questo l’enorme spiazzo delle Vele diventa il ring delle nostre esistenze spesso senza giusta causa.
Dove non si materializzano storie limpide, e dove il sentimento può tendere al drammatico perché nel rivelarsi travolge ogni ambito, trainando con sé la giustizia, fuggiasca e impalpabile, e lasciando disseminate ai margini del vivere tracce di verità che si fa fatica a scorgere.
Il libro
Bumerang di Daniele Sanzone (La nave di Teseo, pagg. 256, euro 19)