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Allarme pirateria: nel mondo del libro vale 722 milioni di euro

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In fumo 4.500 posti di lavoro nel mondo del libro: i dati nella ricerca commissionata dall’Associazione italiana editori a Ipsos Doxa
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Il danno al mondo del libro della pirateria è stimato intorno ai 722 milioni di euro, pari al 30% del mercato complessivo (escludendo il settore scolastico e l’export), quasi un terzo del totale. E’ un valore molto importante: sul fatturato la perdita è di quasi 2 miliardi (1,95 miliardi per la precisione) di fatturato, per il fisco 313 milioni. Valori che si traducono in una mancata occupazione 11.500 di cui 4.500 nel mondo del libro.

La stima delle dimensioni della pirateria nel mondo del libro nel 2025 (la rilevazione è di ottobre 2025 e riguarda i 12 mesi precedenti) è contenuta nella quarta ricerca sul tema commissionata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Ipsos Doxa e presentata a Roma durante un convegno organizzato da Gli Editori, l’accordo di consultazione e azione comune di AIE e della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG).

Il 12% della popolazione, il 58% degli universitari e il 22% dei professionisti utilizza rielaborazioni di libri prodotte con l’IA, in molt…

Il danno al mondo del libro della pirateria è stimato intorno ai 722 milioni di euro, pari al 30% del mercato complessivo (escludendo il settore scolastico e l’export), quasi un terzo del totale. E’ un valore molto importante: sul fatturato la perdita è di quasi 2 miliardi (1,95 miliardi per la precisione) di fatturato, per il fisco 313 milioni. Valori che si traducono in una mancata occupazione 11.500 di cui 4.500 nel mondo del libro.

La stima delle dimensioni della pirateria nel mondo del libro nel 2025 (la rilevazione è di ottobre 2025 e riguarda i 12 mesi precedenti) è contenuta nella quarta ricerca sul tema commissionata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Ipsos Doxa e presentata a Roma durante un convegno organizzato da Gli Editori, l’accordo di consultazione e azione comune di AIE e della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG).

Il 12% della popolazione, il 58% degli universitari e il 22% dei professionisti utilizza rielaborazioni di libri prodotte con l’IA, in molti casi caricando contenuti coperti da copyright.

L’unico elemento di piccola speranza è che il 63% delle persone si rendono conto che la pirateria è un atto illecito. E’ il tasso più alto da quando sono state avviate le rilevazioni. Il 40% del campione ritiene inoltre probabile essere scoperti e sanzionati, contro il 30% del 2023.

Il presidente dell’Associazione italiana editori Innocenzo Cipolletta ha indicato una possibile via da integrare alle misure esistenti: “Penso ad esempio alla possibilità di intervenire sulle piattaforme di messaggistica e al rafforzamento delle misure di oscuramento dei siti pirata, abbinando al blocco, già in uso, del DNS, ovvero il nome del sito che digitiamo nella barra del browser, anche il blocco del relativo IP, cioè il codice numerico univoco che identifica ogni sito e dispositivo connesso alla Rete”. Il tema dell’IA, ha ricordato Cipolletta “apre interrogativi non solo economici e giuridici, ma anche culturali”. E naturalmente a fronte dei vari interventi bisogna puntare su una “campagna di educazione alla lettura e alla legalità che possa riaffermare il valore del libro e del lavoro intellettuale”.

Il danno economico è in crescita rispetto a due anni fa, al di là di una leggera flessione nell’editoria scolastica, e impatta sul lavoro in modo pesante. Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa, ha commentato: “E’ molto importante che aumenti la consapevolezza rispetto a comportamenti illeciti”.

Tra gli interventi, quello di Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, che ha annunciato un nuovo intervento del governo: “Stiamo valutando un nuovo approccio che coinvolga proprio quei giovani influencer, spesso nemici inconsapevoli del copyright, portando alla loro attenzione le ripercussioni di un libro o un brano o un articolo scaricati gratuitamente da ogni ragazzo e rendendoli protagonisti a loro volta di campagne virtuose”.

Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura ha aggiunto: “La legge sulla pirateria ha avuto molti successi ma continueremo a fare manutenzione legislativa. Quella del ’93 è una legge che siamo pronti ad aggiornare con l’evolversi delle tecniche di pirateria. La situazione è migliorata nel settore universitario grazie alla legge e all’opera contestuale di sensibilizzazione. L’approccio del parlamento resterà comunque lontano da ogni forma di luddismo digitale, sapendo che l’IA può rappresentare una grande innovazione che non intendiamo frenare ma semplicemente regolamentare. L’IA non può però diventare un metodo di saccheggio della creatività individuale. Siamo solidali con la comunità degli autori per la tutela dell’ingegno umano. Sarebbe auspicabile una campagna di sensibilizzazione negli atenei. Difendere un libro o un giornale significa difendere la libertà di pensiero”.

Andrea Riffeser Monti, presidente di FIEG , fa giustamente della pirateria un problema di tenuta democratica: “Senza una chiara percezione sociale della pirateria come reato, ogni intervento normativo rischia di essere inefficace. Per questo l’informazione deve essere utilizzata come strumento di prevenzione, attraverso campagne di comunicazione mirate che spieghino ai cittadini che l’uso illecito dei contenuti comporta sanzioni e che la certezza della pena è condizione essenziale per tutelare l’informazione professionale. Il danno prodotto dalla pirateria non è, infatti, solo economico. È un danno democratico". Il rischio è che l’intelligenza artificiale amplifichi la pirateria: “Per questo, il contrasto alla pirateria deve essere parte integrante delle politiche pubbliche per la tutela della libertà di stampa, la valorizzazione dei contenuti editoriali, la regolazione delle piattaforme digitali e la promozione di una cittadinanza digitale consapevole”.

Felicia Kingsley che si definisce “scrittrice di romanzi d’amore” parla di pirateria dal suo punto di vista, partendo con una domanda: “Siamo attrezzati a combattere un fenomeno architettato da esperti del digitale?”. Ecco le proposte: “I libri rappresentano milioni di euro e innumerevoli posti di lavoro. Noi abbiamo i mezzi oggi per creare uno storytelling che racconti il valore del libro. Si può eliminare la pirateria? Forse no ma la criminalità si combatte con la cultura. Possiamo raccontare come nascono i libri. I social sono strumenti senza barriere di ingresso, gratuiti, trasversali. Mancano all’interno delle case editrici dei social media manager formati. Bisogna creare contenuti di valore che coinvolgano i lettori, facendoli partecipare al percorso editoriale. Il 65% degli impieghi editoriali è coperto da donne, dunque la pirateria diventa un danno diretto all’emancipazione femminile... A me l’intelligenza artificiale non fa paura. Forse l’editoria può usare l’IA per demeccanizzare il lavoro nelle redazioni, come strumento di supporto tecnico o anche per scovare siti di pirateria”.

Le dimensioni del fenomeno: crescono le copie/licenze perse

Rispetto a due anni fa, il danno economico è in crescita nell’editoria trade (libri di narrativa e saggistica venduti nelle librerie fisiche e online e nei supermercati, a stampa e digitali) e in quella professionale e lievemente in calo nell’editoria universitaria, ma questo sempre senza tenere conto dell’impatto, per adesso non quantificabile, dell’utilizzo di strumenti di IA. Sono 38 milioni le copie perse nell’editoria trade in un anno (erano 35 milioni nel 23), 4,4 milioni nell’editoria universitaria (5 milioni nel 23), 2,2 milioni le copie/licenze perse nell’editoria professionale (2,4 milioni nel 23). Questo si traduce in mancate vendite per l’editoria trade di 439 milioni di euro (405 milioni nel 23), 165 milioni di euro per l’editoria universitaria (188 milioni nel 23) e 118 milioni di euro per l’editoria professionale (94 milioni nel 23).

A livello di canali di vendita, i 722 milioni di euro di vendite perse si dividono in 361 milioni di euro negli store online, 293 nelle librerie fisiche, 68 milioni in abbonamenti. Se guardiamo invece ai formati, i 722 milioni di euro di vendite perse si dividono in 501 milioni di euro di libri a stampa e 221 milioni di euro in formati digitali.

Chi sono i pirati

Più di un italiano su tre (il 36% della popolazione sopra i 15 anni) ha compiuto almeno un atto di pirateria editoriale nell’ultimo anno. Nello specifico, il 25% ha scaricato gratuitamente almeno una volta un ebook o audiolibro da siti o fonti illegali su Internet, il 18% ha ricevuto da amici/familiari almeno un ebook, il 14% ha ricevuto o comprato almeno un libro fotocopiato, il 9% ha ricevuto da amici un abbonamento o codici di accesso per usufruire di ebook e audiolibri.

Maggiore incidenza di pirati tra studenti universitari e professionisti

Se guardiamo ai settori specifici dell’editoria universitaria e degli utenti dell’editoria professionale, la situazione è più allarmante. Ha compiuto nell’anno almeno un atto di pirateria il 76% degli studenti universitari. I comportamenti più diffusi sono ricevere gratuitamente da compagni e amici ebook e altri materiali digitali (31%), scaricare ebook da siti illegali (27%), ricevere da amici o conoscenti un libro fotocopiato (26%), acquistare riassunti o compendi in copisteria o da altri studenti (24%), acquistare libri fotocopiati (23%), acquistare riassunti o compendi da siti Internet (23%). Se prendiamo invece in considerazione l’universo dei liberi professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti e altri), il 48% ha compiuto almeno un atto di pirateria nell’ultimo anno. Scaricare materiali da siti illegali (33%), stampare materiali da formati digitali (23%), scaricare o ricevere gratuitamente banche dati professionali (24%) sono i comportamenti più diffusi.

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