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Morto il filosofo Dario Antiseri, suo il celebre manuale per le scuole. Fu allievo di Popper

Il filosofo Dario Antiseri (ansa)

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È scomparso nella notte nella sua casa di Terni dopo una lunga malattia. Aveva 86 anni. “I dubbi del viandante” il suo ultimo libro pubblicato per Rubbettino
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Il suo ultimo libro aveva un titolo che riassumeva a pieno il suo lungo percorso di ricerca: I dubbi del viandante. E quel “viandante” si è spento nella notte tra l’11 e il 12 febbraio, nella sua casa di Cesi di Terni, dopo una lunga malattia, a 86 anni. Dario Antiseri è stato allievo di Karl Popper, del quale aveva diffuso in Italia il pensiero anche attraverso una delle più note biografie dello studioso. Era inoltre autore, con Giovanni Reale, di uno dei più diffusi manuali di filosofia per i licei. A dare la notizia della scomparsa la sua casa editrice, Rubbettino.

Nato a Foligno il 9 gennaio 1940, dopo l’università a Perugia aveva perfezionato i suoi studi in vari atenei europei: Vienna, Münster e e Oxford, concentrandosi su temi legati alla logica matematica e alla filosofia del linguaggio. Di Popper aveva applicato il razionalismo scientifico a vari ambiti del sapere e dello spirito. Profondamente credente e pienamente dedito all’applicazione dei valori cristiani alla vita di tu…

Il suo ultimo libro aveva un titolo che riassumeva a pieno il suo lungo percorso di ricerca: I dubbi del viandante. E quel “viandante” si è spento nella notte tra l’11 e il 12 febbraio, nella sua casa di Cesi di Terni, dopo una lunga malattia, a 86 anni. Dario Antiseri è stato allievo di Karl Popper, del quale aveva diffuso in Italia il pensiero anche attraverso una delle più note biografie dello studioso. Era inoltre autore, con Giovanni Reale, di uno dei più diffusi manuali di filosofia per i licei. A dare la notizia della scomparsa la sua casa editrice, Rubbettino.

Nato a Foligno il 9 gennaio 1940, dopo l’università a Perugia aveva perfezionato i suoi studi in vari atenei europei: Vienna, Münster e e Oxford, concentrandosi su temi legati alla logica matematica e alla filosofia del linguaggio. Di Popper aveva applicato il razionalismo scientifico a vari ambiti del sapere e dello spirito. Profondamente credente e pienamente dedito all’applicazione dei valori cristiani alla vita di tutti i giorni e all’ambito professionale, era fortemente convinto del valore pedagogico della filosofia. Vastissima è la sua produzione saggistica. Molti dei suoi libri (editi principalmente da Rubbettino) sono stati tradotti in vari Paesi, comprese Cina e Russia.

L’ultimo lavoro, I dubbi del viandante, anche questo pubblicato da Rubbettino, si caratterizza per il rifiuto di ogni dogmatismo. Atteggiamento che gli aveva talvolta attirato le critiche di parte del mondo della Chiesa che lo aveva accusato di relativismo. Un relativismo che Antiseri rivendicava in realtà con forza: uno dei suoi libri di maggior successo, tra i molti editi da Rubbettino, si intitola proprio Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano.

La scomparsa di Dario Antiseri lascia un vuoto nel mondo del cultura: i suoi allievi, tra cui lo stesso editore Florindo Rubbettino, ricordano la passione, la dedizione e l’umanità con cui svolgeva il proprio ruolo di docente universitario presso la Luiss Guido Carli di Roma. «Forse i grandi maestri non muoiono mai davvero – ha dichiarato Florindo Rubbettino alla notizia della scomparsa – le loro idee continuano a vivere nel cuore e nella mente di chi le ha apprese dalla loro viva voce e a vibrare con vigore dalle parole incise nelle pagine dei libri che hanno scritto».

Ad Antiseri e al gruppo di studiosi che lavorava con lui intorno al Centro di Metodologia delle Scienze Sociali, si deve la felice intuizione della pubblicazione dei grandi classici del pensiero liberale austriaco, con le opere di Menger, von Mises, von Hayek. In un periodo in cui parlare di liberalismo sembrava quasi provocatorio, «Dario Antiseri ha avuto la forza di indicare una strada alternativa non solo a quella del socialismo di stampo sovietico che continuava ad affascinare molti intellettuali nostrani», sono ancora le parole di Rubbettino, «ma anche a tutte le forme di interventismo e statalismo».

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