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È morto Dario Antiseri, filosofo della libertà spiegata ai ragazzi

Dario Antiseri

 

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Lo studioso era stato allievo di Karl Popper. Aveva 86 anni. Firmò con Giovanni Reale il popolare manuale per gli studenti e rifiutò la proposta di entrare in politica con Silvio Berlusconi
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Destò non poca meraviglia quando, nel febbraio del 2002, in un aula gremita di autorità accademiche, professori, studenti dell’Università di Mosca, fu solennemente conferita la laurea honoris causa a Dario Antiseri, insieme a Giovanni Reale. Meraviglia non per il rilievo culturale, da tempo riconosciuto, dei due autori – tra i maggiori storici italiani della filosofia, come dimostra il loro manuale che ha formato generazioni di studenti. Ma perché, in quello che era stato il tempio del dogmatismo marxista, veniva premiato, in Antiseri, un intellettuale che per tutta la vita si è battuto contro i dogmi e a favore della libertà del pensiero. Adesso che è mancato, a 86 anni, la cultura italiana ha l’occasione, e anche il dovere, di ripercorrere il profilo di questo filosofo libero e irregolare, difficilmente ascrivibile a una scuola di pensiero o a un fronte ideologico, ma profondo conoscitore della filosofia contemporanea. Nato nel 1940 a Foligno e laureato nel 1963 a Perugia, Antiseri …

Destò non poca meraviglia quando, nel febbraio del 2002, in un aula gremita di autorità accademiche, professori, studenti dell’Università di Mosca, fu solennemente conferita la laurea honoris causa a Dario Antiseri, insieme a Giovanni Reale. Meraviglia non per il rilievo culturale, da tempo riconosciuto, dei due autori – tra i maggiori storici italiani della filosofia, come dimostra il loro manuale che ha formato generazioni di studenti. Ma perché, in quello che era stato il tempio del dogmatismo marxista, veniva premiato, in Antiseri, un intellettuale che per tutta la vita si è battuto contro i dogmi e a favore della libertà del pensiero. Adesso che è mancato, a 86 anni, la cultura italiana ha l’occasione, e anche il dovere, di ripercorrere il profilo di questo filosofo libero e irregolare, difficilmente ascrivibile a una scuola di pensiero o a un fronte ideologico, ma profondo conoscitore della filosofia contemporanea. Nato nel 1940 a Foligno e laureato nel 1963 a Perugia, Antiseri ha studiato presso varie università europee, tra cui Vienna, Münster e Oxford, acquisendo quella cifra internazionale che lo distingue da altri.

Dopo aver insegnato a Roma, Siena, Padova, è stato per lunghi anni professore di Metodologia delle scienze sociali alla Luiss, dove ha ricoperto l’incarico di preside di facoltà, diventando un punto di riferimento per gli studenti e non solo per loro. Anche la politica se ne è accorta, soprattutto quando, alla nascita della cosiddetta Seconda Repubblica, il berlusconismo vincente ha cercato di attrarre nella propria orbita una serie di intellettuali come Colletti, Vertone, Mathieu, Urbani, Rebuffa, Melograni, poi entrati in Forza Italia spesso anche come parlamentari. Colpisce – positivamente – che Antiseri, pur interno alla cultura politica liberale, non sia tra essi. Colpisce perché attesta la sua coerenza intellettuale, che lo ha sempre portato a non schierarsi a favore di partiti presi e ideologie bloccate. Da questa scelta non bisogna immaginare una distanza di principio nei confronti della politica e della società, alle quali, anzi, Antiseri ha prestato continua attenzione. Ma conservando una sorta di riserva mentale a favore delle ragioni degli altri. Un atteggiamento che gli proveniva, oltre che da una naturale tendenza alla tolleranza, dai suoi studi, orientati a un relativismo scientifico che potremmo definire forte, nel senso che non ha nulla in comune con l’indifferenza o il disimpegno nella difesa dei valori – a partire da quello della libertà.

Libertà, personale e scientifica, che ha sempre difeso con la massima intransigenza, pur sapendo di poterne pagare un prezzo. Come infatti è accaduto, prima da parte della cultura cattolica – benché Antiseri fosse convintamente credente – e poi anche dalla parte più settaria della cultura marxista. Da qui una serie di porte chiuse delle quali Antiseri ha sofferto, ma senza mai rinunciare a spiegare le proprie ragioni. Allievo di Karl Popper, ha favorito la diffusione del suo pensiero in Italia, non solo promuovendo presso l’editore Armando, la pubblicazione della sua principale opera, La società aperta e i suoi nemici, ma scrivendo egli stesso apprezzate monografie sull’epistemologo austriaco. Da lui ha appreso la lezione di libertà intellettuale che ha fatto propria, applicandone i principi metodologici a tutta una serie di ambiti scientifici, etici, politici. Alla sua base vi è un’epistemologia aperta – come la società cui guardava il suo maestro – che esclude ogni presupposto inverificato. Il sapere procede non lungo una linea già tracciata dalla fede o dall’ideologia, bensì per congetture e confutazioni, che non escludono l’errore, anzi vedono in esso un passaggio necessario attraverso cui pervenire a risultati più maturi, ma sempre modificabili. Ciò non esclude la ricerca della verità, che però passa per una procedura complessa e a volte contraddittoria, in cui le posizioni anche più diverse vanno discusse e verificate.

Benché in genere il pensiero di Antiseri venga ascritto alla filosofia analitica, in realtà il suo metodo non si distanzia troppo dall’ermeneutica continentale, come quella di Gadamer: per entrambi la comprensione è il frutto di una ricerca, senza fondamenti assoluti, destinata a trasformarsi nel corso del suo sviluppo. Naturalmente il relativismo di Antiseri non ha nulla a che vedere con una qualsiasi forma di irrazionalismo: al contrario sono proprio i razionalisti, come lui è stato, a diffidare di una ragione assoluta, incapace di rendere conto di se stessa.

La ragione, per essere pienamente umana, deve essere non solo fallibile, ma sempre pronta a mettersi alla prova. Questo è l’insegnamento che possiamo trarre dal suo ultimo libro, intitolato sintomaticamente I dubbi del viandante, edito da Rubbettino – l’editore al quale Antiseri ha affidato le proprie opere maggiori. Oggi, quando si riaffacciano nuovi dogmatismi e intolleranze politiche, religiose, culturali, il suo pensiero ha certamente qualcosa da dirci.

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