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Nelle note gli umori del duce chiuso nel suo labirinto

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L’incontro tra i due dittatori precede di poche settimane l’offensiva alleata che dalla Normandia arriverà in Germania
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La notizia del recupero degli appunti di Mussolini da parte delle forze dell’ordine è un buon segno. Carte sottratte alle procedure d’asta per approdare all’Archivio centrale dello Stato come patrimonio da proteggere, conservare, valorizzare per favorire la ricerca storica. Al di là persino del contenuto che sembra delineare note di lavoro, indicazioni operative per l’incontro con Hitler il 22 aprile 1944 presso il castello di Klessheim (Salisburgo).

La vendita di documenti storici spesso attrae nostalgici o profittatori in cerca di affari, mentre l’Archivio rappresenta la collocazione migliore per dare contesto e significato alla documentazione rinvenuta. Nel caso di Mussolini aleggiano gli interrogativi sulla veridicità dei testi, sulla riconoscibilità della scrittura viste le tappe di un passato pieno di bufale e finte scoperte. Non potrebbe essere altrimenti dopo che presunti diari e lettere mai scritte venivano spacciate e vendute come autentiche e preziose. Del resto, la ricer…

La notizia del recupero degli appunti di Mussolini da parte delle forze dell’ordine è un buon segno. Carte sottratte alle procedure d’asta per approdare all’Archivio centrale dello Stato come patrimonio da proteggere, conservare, valorizzare per favorire la ricerca storica. Al di là persino del contenuto che sembra delineare note di lavoro, indicazioni operative per l’incontro con Hitler il 22 aprile 1944 presso il castello di Klessheim (Salisburgo).

La vendita di documenti storici spesso attrae nostalgici o profittatori in cerca di affari, mentre l’Archivio rappresenta la collocazione migliore per dare contesto e significato alla documentazione rinvenuta. Nel caso di Mussolini aleggiano gli interrogativi sulla veridicità dei testi, sulla riconoscibilità della scrittura viste le tappe di un passato pieno di bufale e finte scoperte. Non potrebbe essere altrimenti dopo che presunti diari e lettere mai scritte venivano spacciate e vendute come autentiche e preziose. Del resto, la ricerca delle tracce, l’attendibilità verificabile della firma “M” ha attraversato diverse generazioni di ricercatori e più spesso di collezionisti spregiudicati in cerca di fama e fortuna. Non sappiamo molto del merito dei fogli né avrebbe senso rincorrere le voci di un’attenzione per il documento consegnato al suo naturale luogo che difficilmente potrà modificare la storia di quei giorni.

Siamo nella primavera del 1944, a un anno dalla Liberazione dell’aprile successivo. L’incontro tra i due avviene in un contesto definito di relazioni e rapporti di forza. Mussolini cerca di confermare lo spazio di un’alleanza diseguale e incerta. La Repubblica di Salò si muove in continuità con le premesse del fascismo senza conquistare spazi di credibilità. L’ipotesi della guerra parallela è tramontata da più di tre anni, le sconfitte del fascismo accompagnano il racconto del regime in guerra e la disfatta delle forze armate.

Restano le compatibilità di una presenza subalterna alle scelte e alle capacità militari della Germania nazista. Nella primavera 1944 gli alleati risalgono faticosamente la penisola, sta per essere lanciata l’offensiva che porterà alla liberazione di Roma, il Nord piegato dall’occupazione si muove tra forme di Resistenza, repressione e violenza, continuità repubblichina con l’ultima fase del fascismo post 1943.

Si tratta di un incontro che precede di poche settimane l’offensiva finale e vincente che dalle spiagge della Normandia porterà le divisioni alleate alle porte di Berlino. Un epilogo che non è ancora scritto quando Mussolini passa in rassegna gli ufficiali italiani e tedeschi, in quel sabato mattina, a margine dell’incontro nel castello, mentre l’aviazione alleata colpisce diverse vie di comunicazione nel Nord della penisola. Una foto del Luce ritrae Mussolini con Hitler alle spalle e l’indice della mano destra rivolto verso i soldati. Dell’incontro si sa poco, è citato fugacemente tra le tappe di una frequentazione prolungata anche quando l’esito del conflitto sembra indirizzato a una sconfitta senza appello.

Ne scrive con enfasi partecipe il conte Serafino Mazzolini nel suo Diario: «Alle 10 arriviamo alla stazione di Salisburgo. Il viaggio è stato buono. Il Duce, Graziani ed io ci raccogliamo nella saletta della vettura del Führer per discendere da quella scaletta. Il Führer attende, circondato da Ribbentrop, dal Maresciallo Keitel e dal suo Stato maggiore. L’incontro tra i due condottieri è dei più calorosi. Avvenute le presentazioni ci avviamo verso la grande villa ove il Duce, Graziani ed io prendiamo alloggio ed ove avranno luogo i colloqui. Ottimi gli alloggiamenti. A mezzogiorno ha luogo il primo colloquio che si protrae fino alle 14. Vi assistono Ribbentrop, Keitel, Rahn, Wolff, Toussaint da parte tedesca, Graziani io ed Anfuso da parte italiana. Il Duce prima e Graziani poi fanno una lunga dettagliata esposizione della situazione politica e militare dell’Italia. Il Führer ascolta con vivo interesse. Il Duce si esprime in tedesco. Alle 15,10 siamo a colazione invitati da Keitel. Alle 17 i colloqui riprendono. Il Führer parla lungamente sulla situazione attuale e sugli ulteriori preveduti sviluppi di quella militare guardata dai tedeschi con tranquillità. L’esposizione è improntata a senso di acuto realismo. Alle 22 pranzo intimo offerto da Ribbentrop».

Chissà se potremo aggiungere dettagli e informazioni quando saranno consultabili i fogli sotto sequestro e se sarà possibile approfondire quel senso di «realismo acuto» che prevale immotivato nel commento della delegazione italiana.

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