Le rivoluzioni di Repubblica: i talk per i 50 anni del nostro giornale
Angelo Rinaldi (al centro) tra Franco Bevilacqua (a sinistra) e Francesco Franchi
(agf)Si apre con le donne protagoniste della grande rivoluzione che è stata Repubblica la giornata di talk che si sono susseguiti sabato 28 febbraio al Mattatoio di Roma, dove fino al 15 marzo è allestita la mostra per i 50 anni del nostro giornale La Repubblica. Una storia di futuro. «Donne capaci di rompere gli argini entro cui erano state a lungo confinate – la cronaca bianca, il costume, la moda, le famiglie reali, l’alta società – per cominciare a lavorare in settori fino a quel momento occupati dagli uomini: la politica, gli esteri, l’economia, lo sport», ha raccontato Simonetta Fiori in dialogo con Clotilde Veltri dinanzi a una platea affollata.
Tra il pubblico presenti anche alcune delle pioniere che hanno fatto un pezzo della storia di Repubblica: Daniela Pasti, Laura Delli Colli, Elena Polidori. «Dall’articolo di Miriam Mafai sull’aborto uscito sul primo numero del giornale, Scalfari si affidò a loro per raccontare un Paese in movimento e ancora oggi un pomeriggio a casa di Natalia Aspesi ti può aprire un mondo di possibilità, tra disincanto e irresistibile ironia».
Simonetta Fiori e Clotilde Veltri durante il talk dedicato alle donne di Repubblica al Mattatoio di Roma
Nel pomeriggio Angelo Rinaldi con Francesco Franchi e Franco Bevilacqua, tra i fondatori del nostro giornale, ha ripercorso la carica innovativa della grafica di Repubblica che, dice Rinaldi, «non è un maquillage per rendere belli i giornali ma un segno che rende chiaro un altro segno, cioè il contenuto. E lavora per dare un’identità e un riconoscimento. Mi piace pensare che quando scelse il formato tabloid Scalfari lo ha fatto per un pensiero grafico, più che per una scelta economica. A quel tempo i giornali erano dei lenzuoli, poi improvvisamente una mattina è arrivata Repubblica ed è stata una rivoluzione».
Infine, nel giorno in cui Israele e Usa hanno attaccato l’Iran Alberto D’Argenio e Giorgio Cuscito di Limes si sono confrontati sul nuovo disordine mondiale.