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Il talento di Mister Suter investigatore e gentiluomo

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Lo scrittore svizzero, maestro del cosy crime e ispiratore di film di successo, nell’ultimo libro fa incontrare i suoi personaggi iconici: lo spiantato di classe Allmen e il ricco annoiato Weynfeldt
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Il cosy crime più ironico, delicato e nello stesso tempo graffiante in circolazione, viene dalla Svizzera. Il suo autore si chiama Martin Suter, ha 77 anni, e prima di consacrarsi totalmente alla scrittura è stato pubblicitario e columnist di costume in autorevoli pubblicazioni. Vive fra Ibiza e il Guatemala, da sue opere sono stati tratti film, e in rete circolano video della sua collaborazione con il cantautore (molto amato in patria) Stephan Eicher. In questo suo ultimo romanzo, Allmen e il signor Weynfeldt, Suter si è divertito a fondere in un’unica narrazione i protagonisti delle sue due serie poliziesche: Allmen e il signor Weynfeldt, appunto.

Allmen - che usa il von nobiliare con effetto quasi goliardico: sarebbe come dire De Chiunque - …

Il cosy crime più ironico, delicato e nello stesso tempo graffiante in circolazione, viene dalla Svizzera. Il suo autore si chiama Martin Suter, ha 77 anni, e prima di consacrarsi totalmente alla scrittura è stato pubblicitario e columnist di costume in autorevoli pubblicazioni. Vive fra Ibiza e il Guatemala, da sue opere sono stati tratti film, e in rete circolano video della sua collaborazione con il cantautore (molto amato in patria) Stephan Eicher. In questo suo ultimo romanzo, Allmen e il signor Weynfeldt, Suter si è divertito a fondere in un’unica narrazione i protagonisti delle sue due serie poliziesche: Allmen e il signor Weynfeldt, appunto.

Allmen - che usa il von nobiliare con effetto quasi goliardico: sarebbe come dire De Chiunque - è un ex-ricco oggi spiantato che può vantarsi di aver dissipato in breve tempo la cospicua ricchezza di famiglia. Ricchezza di origine contadina per derivazione paterna, e questa origine Allmen tende da sempre a rimuovere, ostentando modi e conoscenze da gran signore d’altri tempi con l’estrema naturalezza di chi non sarà mai smascherato, né teme di esserlo. Un impostore di classe, insomma, ma impostore solo a metà.

Quanto a Weynfeldt, i lombi nobili ce li ha per davvero, e la ricchezza ha saputo conservarsela. Ma non gli ha dato gran felicità, se è vero che il suo cruccio è nella consapevolezza di non potersi fidare di nessuno. Tanto meno degli eccentrici che pascolano alla sua tavola, non è ben chiaro se grati della sua generosità o rosi dall’invidia e dal risentimento per uno che avvertono come troppo superiore. A provocare l’incontro che li trasformerà in amici - e forse, chissà, in futura coppia investigativa - è Allmen, una sera in cui, come sempre a corto di quattrini, abbandona la sua zona di conforto - «dove camerieri, maître, baristi e compagnia bella lo conoscevano e gli facevano segnare il dovuto. Oppure, come era solito dire lui, si accontentavano di un più tardi» - e si avventura in un locale elegante dove è un perfetto sconosciuto. Chi pagherà per lui? Ed ecco comparire questo elegante gentiluomo solitario dall’aria triste che ordina Martini cocktail ma si limita a piluccare l’immancabile oliva. Sguardi, sorrisi, dialoghi brillanti da commedia sofisticata, et voilà, il gioco è fatto. Allmen diventa ospite di Weynfeldt. E in un baleno, Weynfeldt diventa cliente di Allmen.

Si dà il caso che Weynfeldt sia un collezionista di opere d’arte al quale risulta sottratto un Picasso. Meglio non rivolgersi alla polizia, poiché non v’è prova che il Picasso in questione sia autentico. Ma si dà pure il caso che Allmen abbia impiantato un’agenzia investigativa specializzata (peraltro non solo) nel recupero di opere d’arte. Suoi collaboratori: il tuttofare guatemalteco (e forse clandestino) Carlos e la sua avvenente consorte Maria. I quali fungono, ufficialmente, da domestici dell’ex-ricco, che abita una magnifica tenuta nobiliare disponendo, però, di una sola, piccola dépendance della quale gli è stato generosamente concesso l’usufrutto.

Comincia così una delle “classiche” cavalcate alla Suter: uno slalom all’interno dei segreti della buona società della Svizzera tedesca, fra passeggiate sul lungolago, amene chiacchiere da salotto, serate dall’elevato tasso alcolico, ingovernabili riflessi di classe, cinismo, opportunismo, tradimenti, ma anche disperazione, miserie esistenziali, amori non corrisposti e, quando meno te l’aspetti, romantici cuori infranti e dolorose agnizioni modello “anche i ricchi piangono”.

Alla fine, il caso del Picasso scomparso - vero o falso, vedremo, e capiremo perché, in quell’ovattato mondo, non ha importanza - troverà la sua soluzione, decisamente apprezzabile e sorprendente sotto il profilo del meccanismo di detection.

Ma ciò che più cattura sono l’ambientazione, i sottintesi, il ritratto a tutto tondo che emerge della Svizzera upper class. Suter - anche nei suoi romanzi più complessi, come Melody o Creature luminose - non è mai sanguigno come Glauser, acre come Frisch, sulfureo e moralista come Dürrenmatt. È soltanto, elegantemente, Suter, con la sua malinconia e il suo raccontare e rimodellare quel bon ton dietro il quale potrebbero alternarsi l’indifferente freddezza del denaro, il sorriso rassegnato di una mai dimenticata saggezza contadina, o più semplicemente la stupidità eletta a regola di vita da coloro che si illudono di essere onnipotenti. O, forse, tutte e tre queste cose insieme.

Il libro

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