Nan Goldin e le altre: guardare (e fotografare) il mondo dalla parte delle donne
di Alessia GlavianoC’è una differenza sostanziale tra reagire e affermare. Dieci anni fa, quando il PhotoVogue Festival nasceva a Milano, parlare di female gaze significava reagire. Stavamo assistendo a un proliferare di sguardi femminili, soprattutto grazie ai social media, ma il modo in cui li interpretavamo era ancora legato a un confronto: lo sguardo delle donne come controcampo necessario a una lunga storia della rappresentazione scritta in prevalenza al maschile.
Oggi, alla sua decima edizione, il festival sceglie un titolo che segna un passaggio: Women by Women. Non più uno sguardo definito per opposizione, ma una autorialità che si afferma senza bisogno di confronto. Non una categoria estetica, ma una condizione di partenza. Le donne non sono soltanto oggetto di rappresentazione, ma soggetto, autrici che costruiscono immagini secondo coordinate culturali, politiche ed emotive autonome.
La risposta all’open call globale è stata imp…
C’è una differenza sostanziale tra reagire e affermare. Dieci anni fa, quando il PhotoVogue Festival nasceva a Milano, parlare di female gaze significava reagire. Stavamo assistendo a un proliferare di sguardi femminili, soprattutto grazie ai social media, ma il modo in cui li interpretavamo era ancora legato a un confronto: lo sguardo delle donne come controcampo necessario a una lunga storia della rappresentazione scritta in prevalenza al maschile.
Oggi, alla sua decima edizione, il festival sceglie un titolo che segna un passaggio: Women by Women. Non più uno sguardo definito per opposizione, ma una autorialità che si afferma senza bisogno di confronto. Non una categoria estetica, ma una condizione di partenza. Le donne non sono soltanto oggetto di rappresentazione, ma soggetto, autrici che costruiscono immagini secondo coordinate culturali, politiche ed emotive autonome.
La risposta all’open call globale è stata imponente: quasi 100.000 immagini inviate da oltre 9.500 artiste provenienti da 149 Paesi. Una costellazione che restituisce la complessità del presente. Non esiste un’unica idea di femminilità né un’estetica riconoscibile come “femminile”. Ci sono lavori intimi e diaristici, progetti documentari radicati nei conflitti contemporanei, riflessioni sul corpo, sulla maternità, sull’identità, ma anche esplorazioni concettuali che interrogano tecnologia e intelligenza artificiale. Più che un movimento, emerge una pluralità.
Il cuore della mostra riunisce 45 artiste, pensate come i capitoli di un grande libro collettivo. Non è una metafora ornamentale. L’allestimento nella Biblioteca Nazionale Braidense rende tangibile questa idea. Le opere si dispongono come volumi aperti e il visitatore attraversa lo spazio come se stesse sfogliando pagine. Entrare in una biblioteca, e non una galleria o una venue legata alla moda, è un gesto concettuale. La biblioteca è il luogo in cui il sapere viene custodito e trasmesso, dove ciò che conta nel mondo entra nell’archivio della storia. Inserire qui una pluralità di visioni femminili significa affermare che le immagini non appartengono soltanto all’attualità, ma alla memoria culturale.
In un’epoca in cui la fotografia scorre con una velocità vertiginosa e rischia di dissolversi nel flusso digitale, la biblioteca introduce un’altra temporalità. Invita alla lentezza, alla lettura, all’attenzione. È anche una scelta simbolica: i luoghi che hanno costruito il canone culturale occidentale sono stati storicamente segnati da una predominanza maschile. Women by Women in questo contesto non è un gesto polemico, ma una revisione silenziosa. Significa affermare che queste opere sono centrali.
Accanto alla mostra di Women by Women, il festival ospita East and Southeast Asian Panorama, frutto di un’open call regionale nel sud est asiatico che mette in luce la vitalità delle pratiche visive in quell’area geografica, e Futurespective, realizzata in collaborazione con Vogue Ukraine, che presenta la nuova generazione di artiste ucraine tra moda e racconto.
Il programma del Festival si amplia con una serie di progetti riuniti sotto il titolo Women by Women in Dialogue: film, slideshow e contributi visivi che esplorano rappresentazione e visibilità come strumenti di impatto sociale. Dal progetto Compañerx di Camila Fálquez, a sostegno dei diritti trans in Colombia, al cortometraggio You Don’t Think It Will Happen to You, che racconta l’amicizia tra la fotografa Anastasia Taylor-Lind e la scrittrice Alisa Sopova sul fronte ucraino, fino ai lavori del PhMuseum Women Photographers Grant e di collettivi come Femxphotographers e Girls in Film.
Uno spazio centrale è dedicato anche a Pleasure & Disobedience, capitolo curatoriale che riunisce opere in movimento di registe donne e queer. Qui l’intimità diventa gesto politico e l’autoritratto si trasforma in dispositivo critico, come nei lavori di Nan Goldin, Vivienne Dick o May Ziadé.
Il festival non è solo esposizione, ma conversazione. Ogni giorno, dalle 14 alle 20, un fitto programma di talk mette in dialogo artiste, curatori e teorici su rappresentazione, etica dell’immagine e responsabilità culturale. A completare il percorso, A Library Within the Library, una selezione di libri e riviste che approfondisce le radici storiche e teoriche delle questioni sollevate dalle mostre.
In un momento storico in cui diritti che sembravano acquisiti vengono rimessi in discussione e in cui la visibilità non coincide sempre con il riconoscimento, Women by Women non è una celebrazione identitaria. È un gesto strutturale. È l’affermazione che lo sguardo delle donne non è una parentesi né una tendenza, ma parte integrante dell’archivio culturale contemporaneo.
Più che una risposta, è un capitolo che entra a pieno titolo nel libro della nostra storia visiva.
La Rassegna
La decima edizione di Photovogue Festival è ospitata per la prima volta negli spazi della Biblioteca Nazionale Braidense,una delle biblioteche storiche più importanti d'Italia. Con un palinsesto di 4 mostre di immagini e contributi visivi, 8 video documentari, 1 stand-up comedy, 5 conversazioni e 20 tavole rotonde.
Fino al 4 marzo 2026, Biblioteca Nazionale Braidense, Via Brera 28, Milano, ingresso libero