Cultura

Percival Everett: “La letteratura è tutto ciò che resta dell’America migliore”

Percival Everett: “La letteratura è tutto ciò che resta dell’America migliore”

Il premio Pulitzer è uno dei sei grandi scrittori a stelle e strisce che Repubblica vi regala in edicola a partire dal 9 marzo. Qui spiega perché la creatività e le buone letture ci salvano

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«L’arte e la politica sono indissolubilmente legate. E l’arte è sempre una forma di resistenza». Percival Everett nel 2025 ha vinto il premio Pulitzer con James, una riscrittura di Huckleberry Finn dal punto di vista dello schiavo Jim. Da Los Angeles dove vive, e da dove guarda «pieno di vergogna» alle nuove guerre che sconvolgono il mondo, parla di letteratura come cura. Professore di inglese e scrittura creativa all’University of Southern California, l’autore afroamericano pubblicato in Italia da La nave di Teseo, parte dalla sua America, quella di Faulkner e di Toni Morrison. Morrison, una delle sei autrici che insieme a Everett, Repubblica regalerà ai suoi lettori a partire dal 9 marzo.

Everett, la letteratura americana ha una sua peculiarità?

«La sua cifra è l’autoriflessione: in larghissima parte è un commento spesso brutalmente onesto sulla cultura e la società. Purtroppo però gli americani non leggono molto. La letteratura influenza la cultura lentamente. Forse entrerà in qualche modo nella coscienza pubblica, ma come scrittore spesso mi rattrista il fatto che sia difficile credere che il nostro lavoro faccia bene al mondo».

Esiste un canone americano?

«Mi oppongo al concetto di canone: è intrinsecamente sessista e razzista».

Le faccio alcuni nomi di grandi americani: Herman Melville, William Faulkner.

«Innanzitutto dobbiamo riconoscere che nella letteratura americana, proprio come nell’esperienza americana, tutto deriva dalla razza. Quando un’opera non fa riferimento alla razza, questa assenza è già un modo di parlarne. Citava Faulkner: per me rappresenta il tentativo del Sud di confrontarsi con la sua identità, con le questioni di razza e di classe».

Toni Morrison, Harper Lee e Alice Walker?

«Morrison è una scrittrice fantastica, con una straordinaria profondità di esperienza. Anche Alice Walker ha fatto un ottimo lavoro. Harper Lee è interessante perché rappresenta il tentativo liberale dei bianchi del Sud di affrontare la questione razziale. Ma devo dire che il romanzo per cui è più conosciuta, Il buio oltre la siepe, non è, a mio parere, artisticamente molto forte».

Nel suo racconto “Un po’ di fede” (che regaliamo ai lettori, ndr) la piccola e indifesa Penny si ritrova circondata da decine di serpenti velenosi. Cosa rappresenta?

«Mi piace molto quel piccolo personaggio, ma non dico mai cosa significano le mie opere, perché i lettori lo sanno meglio di me».

Il racconto affronta il tema delle minoranze: cosa possono fare i libri per i diritti delle persone?

«Non lo so. So che sarei felice di sapere che le mie storie fanno riflettere qualcuno in questo Paese».

La letteratura è politica?

«Sì e non è possibile separarle. E se si cerca di farlo, allora si tratta di una dichiarazione politica. E non è affatto una buona dichiarazione».

Negli Stati Uniti è tornata la censura di libri da scuole e biblioteche pubbliche. Perché fanno così paura?

«I libri spaventano i fascisti. Fanno paura perché contengono non solo conoscenza, ma anche possibilità. Rappresentano il desiderio di costruire qualcosa di meglio. È questo il ruolo dell’arte: ci ricorda che possiamo cambiare le cose. Ed è questo che temono coloro che vietano i libri: che le persone pensino».

Gli scrittori sono diventati bersaglio in molte parti del mondo. Ha mai avuto paura di dire quello che pensa?

«No. Se mai avessi paura, sarebbe proprio allora che saprei che è il momento di scrivere».

Ha senso per uno scrittore prendere posizione oggi?

«Se un artista non è onesto con se stesso, nessuno si interesserà al suo lavoro».

Se potesse leggere un solo libro quest’anno, quale sarebbe?

«Due. Perché non sono cristiano di Bertrand Russell. E La fattoria degli animali di George Orwell. Guardi cosa sta succedendo nel mondo. Orwell è sempre attuale. E ammiro il ragionamento di Russell».

Quali libri l’hanno plasmata come lettore?

«Tutto mi plasma. Adoro La via di tutta la carne di Samuel Butler. Tristram Shandy di Laurence Sterne è un grande romanzo. Ammiro Chester Himes: E se grida, lascialo andare. E adoro Italo Calvino».

Lei insegna scrittura creativa. Cosa pensano

i suoi studenti della letteratura?

«I miei studenti sono autoselezionati. La popolazione universitaria in generale forse legge meno, ma i miei alunni sono desiderosi di imparare e sono brillanti. Tuttavia, molti non leggevano tanto al liceo».

Cosa pensa delle recenti azioni militari degli Stati Uniti?

«Sono imbarazzato dal mio Paese».

La poesia, la letteratura possono salvarci?

«Sono tutto ciò che ci resta. Quello che possiamo fare è continuare a parlare e a creare».

La collana

La collana Voci d’America, in edicola con il quotidiano il 9, 10 e 11 marzo e il 16, 17 e 18 marzo, regala ai lettori sei racconti di sei grandi della letteratura: Raymond Carver, Don DeLillo, Percival Everett, Toni Morrison, Joyce Carol Oates, David Foster Wallace

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