✕

Tahar Ben Jelloun: sciiti e sunniti, una frattura antica dietro la guerra

Tahar Ben Jelloun (©Maurice ROUGEMONT/Opale.photo) 

Ascolta l'audio

I contrasti tra le due confessioni dell’Islam spiegano la geopolitica dei paesi del Golfo nell’analisi dello scrittore franco-marocchino
3 minuti di lettura

Nell’Islam lo sciismo è la corrente opposta a quella del sunnismo, a cui appartiene la maggior parte dei musulmani. La sunna è la tradizione, l’ortodossia naturale, così come definita dal profeta Maometto.

La comunità sciita più importante vive in Iran e rappresenta il 90 per cento della popolazione del paese. La corrente esiste anche in altri paesi, come l’Iraq, il Pakistan, il Libano e lo Yemen. Per loro, alla morte del Profeta nel 632, avrebbe dovuto succedergli il genero Ali, che fu assassinato nel 661. Per i suoi sostenitori, tuttavia, Ali rimase l’imam che avrebbe dovuto proseguire la missione del profeta Maometto. Anche se, nel Corano, Maometto è designato come l’ultimo profeta rivelatore della terza religione monoteista. Gli sciiti sono i sostenitori di Ali. Dopo la morte del Profeta vengono definiti «i partigiani di Ali» e credono nella sua guida. Attendono e preparano la venuta del Mahdi, una nuova incarnazione di Ali, che «riempirà la terra di giustizia ed equità». Questa a…

Nell’Islam lo sciismo è la corrente opposta a quella del sunnismo, a cui appartiene la maggior parte dei musulmani. La sunna è la tradizione, l’ortodossia naturale, così come definita dal profeta Maometto.

La comunità sciita più importante vive in Iran e rappresenta il 90 per cento della popolazione del paese. La corrente esiste anche in altri paesi, come l’Iraq, il Pakistan, il Libano e lo Yemen. Per loro, alla morte del Profeta nel 632, avrebbe dovuto succedergli il genero Ali, che fu assassinato nel 661. Per i suoi sostenitori, tuttavia, Ali rimase l’imam che avrebbe dovuto proseguire la missione del profeta Maometto. Anche se, nel Corano, Maometto è designato come l’ultimo profeta rivelatore della terza religione monoteista. Gli sciiti sono i sostenitori di Ali. Dopo la morte del Profeta vengono definiti «i partigiani di Ali» e credono nella sua guida. Attendono e preparano la venuta del Mahdi, una nuova incarnazione di Ali, che «riempirà la terra di giustizia ed equità». Questa attesa è scandita dall’anniversario della sua morte, celebrato con pratiche che perpetuano un lutto inestinguibile. Come direbbe un umorista parlando dei protestanti: «Gli sciiti sono dei musulmani che si sono messi in proprio!».

La loro pratica dell’islam si distanzia dall’ortodossia principale, quella sunnita. Essi considerano lo sciismo come un “istinto di sopravvivenza”.

Si oppongono ai paesi musulmani sunniti come, per esempio, l’Arabia Saudita.

Queste due concezioni dell’islam sono contrapposte da secoli. Se non si considera l’opposizione fra sunniti e sciiti non si può comprendere la geopolitica dei paesi del Golfo.

I principali paesi del Golfo – Arabia Saudita e Qatar – avevano chiesto a Donald Trump di non bombardare l’Iran, perché sapevano che ci sarebbero state rappresaglie da parte del paese dei mullah. Esattamente quello che si è verificato all’indomani dell’intervento di Stati Uniti e Israele contro l’Iran: alcune basi americane in Arabia Saudita e in Qatar sono state bombardate dall’esercito iraniano, che ha colpito altri siti americani in Bahrein, ad Abu Dhabi e a Dubai.

Questa guerra è stata voluta principalmente da Netanyahu che, ossessionato dalla minaccia iraniana, sogna da decenni di farla finita con un paese di 90 milioni di abitanti, governato da un regime religioso, ben strutturato, ben insediato e abbastanza solido. Ne sia prova il fatto che, dopo l’assassinio della guida suprema Ali Khamenei e del suo governo, il regime è stato decapitato ma la resistenza dello Stato iraniano appare evidente: il regime non è caduto.

Israele ha trascinato Trump in questo conflitto. Il regime iraniano è indebolito ma resiste, attaccando, oltre al territorio israeliano, basi e ambasciate americane. La situazione è caotica e non si vede come questa guerra possa ragionevolmente terminare. Alla fine sarà il popolo a decidere, ma prima bisogna che il regime rinunci alla repressione sistematica e ad uccidere ogni oppositore.

Di tutti i paesi musulmani, l’unico che ha espresso la propria solidarietà all’Iran è il Pakistan. Certo, in Iraq lo sciismo è fiorente e il paese, distrutto dall’America nel 2003, oggi sopravvive grazie agli aiuti, politici e religiosi, dell’Iran. Lo stesso vale per lo Yemen, che sostiene l’Iran. Quanto a Hezbollah, in Libano, Israele lo bombarda quotidianamente, distruggendo anche edifici residenziali nel centro di Beirut.

Ma tutto ciò ha poca importanza di fronte a una situazione come quella attuale, in cui i bombardamenti israeliani si fanno sempre più violenti e determinati a distruggere l’Iran. Particolarmente preso di mira è il programma nucleare iraniano a fini bellici. Il regime iraniano, che aveva previsto questo tipo di attacchi, ha trasferito tutto il lavoro sul nucleare in bunker sotterranei che le bombe non possono raggiungere. Questo è quanto hanno dichiarato di recente gli esperti.

Oggi più che mai i regimi sunniti di tutto il mondo hanno condannato gli attacchi iraniani verso stati sovrani come Qatar, Bahrein, Arabia Saudita e Kuwait.

Il Marocco, che ha sottoscritto gli accordi di Abramo nel dicembre del 2020, si tiene alla larga dal conflitto, anche perché ha rotto ogni relazione con il regime iraniano da più di dieci anni. Il paese ha manifestato il proprio sostegno agli stati del Golfo attaccati dall’Iran. Il re Muhammad VI, in qualità di Comandante dei fedeli, è un sunnita di rito malechita, il rito equilibrato e moderato dell’islam pacifico: non può certo aderire all’ideologia sciita, che perpetua il lutto per la morte di Ali in quanto profeta successore di Maometto. Ogni relazione con l’Iran si è dimostrata impossibile, a causa della pervasività dello sciismo.

Lo sciismo nel Maghreb non esiste, è persino combattuto, ovvero proibito.

Ora, dopo la morte della Guida suprema, il regime si riconsolida. Ahmad Jannati, un membro di spicco del clero iraniano, ha dichiarato: «I movimenti filoamericani prenderanno il potere, dovremo dire addio a tutto». L’attuale combattimento è motivato da questa paura: veder scomparire non soltanto gli esiti della rivoluzione del 1979 ma anche la rilevanza dello sciismo nel mondo. Ora come ora non sappiamo fin dove si spingerà il loro istinto di sopravvivenza.

Traduzione di Alessandra Neve

Leggi i commenti